domenica 5 novembre 2017

IL MALE PEGGIORE - romanzo di Giuseppe Iannozzi - Un breve estratto

IL MALE PEGGIORE - Romanzo

Un breve estratto dal nuovo romanzo


Iannozzi Giuseppe


Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

[...] Finito che ebbe di leggere, Hermann lasciò cadere la stilografica sui fogli appena vergati. Di certo non era il suo racconto migliore, però ogni parola gli pareva rilucesse d’una spiritualità che nel mondo si era persa da tempo. Si alzò dallo scrittoio, accusando subito una forte stanchezza. Intuiva che presto il suo spirito sarebbe volato alto. Non glielo avevano detto che era vicina la fine, però lui lo sapeva lo stesso. Trasfusioni di sangue e iniezioni gli avevano forse allungato un po’ l’esistenza, e, a conti fatti, non era stata brutta la sua vita. Sospirò. «Diventare un uomo è un’arte», ricordò a sé stesso con un filo di voce, facendo sua, ancora una volta, la lezione di Novalis. Da giovane aveva scritto al padre che se non poteva amarlo che almeno gli prestasse i soldi per acquistare una pistola. Aveva pensato di suicidarsi e l’aveva pensato sul serio, e forse si sarebbe dato la morte se… Eugenie, la ragazza di cui si era innamorato scrivendole poesie su poesie, l’aveva rifiutato, e lui, troppo sensibile, aveva subito pensato che per lui la vita non avesse più alcun valore. Senza giri di parole, la bella Eugenie gli aveva spiegato che il suo era un amore folle e impossibile. Una vertigine colse all’improvviso il vecchio lupo della steppa e quasi rischiò di farlo rovinare a terra. [...]

[...] «È per questo che hai smesso di scrivere.» «Me l’hai già chiesto. Troppi Salinger, Pynchon, Fiztgerald… Troppi incidenti. Ero stanco di loro e di me. Questo lo puoi capire.» «Sì, però è che non mi piace…» «Io ti piaccio? Se sì, allora tutto il resto ha poca importanza.» Lei annuì con la testa e si rifugiò fra il petto di lui, solido come marmo, nonostante Ernest si dicesse vecchio. «Quella cosa dell’elettroshock…» «Sono stato ricoverato in una clinica del Minnesota. Disturbi nervosi che i medici tentarono di curare con l’elettroshock. Poi una perdita di memoria…» Arrestò la voce in una pausa d’effetto, studiata, e continuò: «All’alba del 2 luglio 1961, di domenica, di buon’ora, mi alzo e imbraccio il fucile a canna doppia, vado nell’anticamera sul davanti di quella che era la mia casa, e appoggio la doppia canna alla fronte. E sparo». Un’altra pausa d’effetto, poi riprese a parlare, allucinato: «Ma prima, quell’incidente, quando io e mia moglie eravamo in viaggio per Entebbe… A Nairobi, all’ospedale… perdita della vista all’occhio sinistro, perdita dell’udito all’orecchio sinistro, ustioni di primo grado alla faccia e alla testa, distorsione del braccio destro, della spalla e della gamba sinistra, una vertebra schiacciata, danni a fegato, milza e reni. E chissà quant’altro ancora. Ero a pezzi. E dopo non sapevo più scrivere, colpa dei disturbi nervosi. È ancora tutto molto confuso in me. Colpa di quella dannata perdita, la memoria. Sono poi venuti fuori i finti Salinger e Fitzgerald, tutte quelle checche pronte a piangersi addosso. Non ne potevo più né di loro né di me». Mary rimase in silenzio ad ascoltare l’uomo, tenendo il volto piangente sul suo petto. «Mia moglie si chiamava come te.» Mary continuò a rimanere in silenzio. Poi, con voce pigolante, solo disse: «Sì, lo so, Ernest». [...]

[...] Da tempo, da troppo tempo il buio lo aveva investito e vestito. In lui non c’era più una sola minima crepa attraverso la quale potesse filtrare una lama di luce. Ricordava alla perfezione la lezione del Maestro: «C’è una crepa in ogni cosa che può mettere insieme oggetti fisici, oggetti materiali, costruzioni di qualsiasi tipo. Ma è proprio lì che la luce entra e permette la resurrezione, è lì che nasce il confronto con le cose che si rompono e il pentimento» (26). Giacobbe, semplicemente, non poteva pentirsi perché non aveva nulla di cui pentirsi, aveva solo rimpianti per una vita che non aveva speso e che lo aveva portato a vivere cinquantacinque anni di negra solitudine. «Non ho nulla di cui pentirmi, proprio nulla. Sono forse io l’artefice della mia solitudine? Se lo sono, lo sono solo in parte, perché di più, molto di più hanno fatto gli altri per allontanarmi da…» Non completò la frase, convinto che tanto non sarebbe servito a niente. Non c’era nessuno, davvero nessuno che lo ascoltasse. A dirla tutta, si era venuto a noia da solo. I libri non gli facevano più gola: ne aveva letti tanti, si era consumato la vista e l’anima per scoprire che nessun scrittore dice la verità che non esiste nessuna verità da scoprire. Neanche scrivere gli dava più soddisfazione: scriveva sol più articoli banali e schifosi per racimolare un po’ di quattrini che gli permettessero di non crepare di fame. [...]

26. Leonard Cohen spiega il significato di alcuni suoi versi contenuti nel testo Anthem: «Ring the bells that still can ring/ Forget your perfect offering/ There is a crack in everything/ That’s how the light gets in».

IL MALE PEGGIORE – Storie di scrittori e di donne - Giuseppe Iannozzi - EDIZIONI IL FOGLIO - Collana: Narrativa - Prima edizione: novembre 2017 - Prezzo: 16,00 € - Pagine 330 -  ISBN 9788876067167

Incipit de IL MALE PEGGIORE di Iannozzi Giuseppe

IL MALE PEGGIORE

Il nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe


Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio 
Incipit


Con delicatezza lasciò cadere la penna sulla scrivania. Erano già le due di notte e il sonno faticava a manifestarsi: il suo animo non era disposto a cercare un seppur minimo riposo, nonostante il giorno trascorso a scrivere senza requie. Neanche sotto la Luna piena l’afa agostana accennava a smorzarsi. Giacobbe si sporse sul balcone, che dava su un’anonima strada di pochi numeri, e subito si accese una sigaretta. Dopo due boccate tossì. Faceva così caldo che era una pena persino dedicarsi per pochi minuti all’ozio del fumo. Finito che ebbe di fumare, Giacobbe esplose in una risata sommessa. Ricordava bene tutto, ogni particolare, come se il tempo non fosse mai stato seppellito; e difatti, per Giacobbe il passato era quanto di più reale potesse esserci. La Luna pareva gli facesse l’occhiolino nascondendosi, per pochi secondi, dietro a una cortina di nuvolette bianche.
Con ali di tristezza le note di Leonard Cohen volavano. Vibravano. Ammanettavano l’anima e il cuore.
Il primo schiaffo non gli fece poi così male. Era la prima volta che una mano si stampava sulla sua guancia. Gli bruciava la pelle, una sensazione che non aveva mai provato fino ad allora. Doveva piangere? L’istinto gli suggeriva di sì. Il secondo schiaffo lo stordì e suo malgrado sentì gli occhi gonfiarsi di lacrime. Il terzo lo fece ruzzolare a terra. Senza successo cercò di rialzarsi, d’istinto mosse dunque verso l’unico angolo libero della stanza. Era gigante l’uomo che gli stava davanti ed era suo padre. Non lo sapeva perché era stato punito. Non aveva fatto niente di male. Non era il dolore a fargli male sul serio, era invece il non riuscire a capire perché suo padre gli aveva fatto bruciare così tanto la pelle. L’apparecchio tv in bianco e nero, a valvole, era sintonizzato sul primo canale: mandavano il Carosello, ma l’audio non c’era. [....]

IL MALE PEGGIORE. Storie di donne e scrittori – In questo romanzo si raccontano le storie di tanti celebri scrittori e delle donne che, bene o male, li hanno accompagnati per un pezzo, più o meno lungo, della loro vita: Cesare Pavese e Doris Dowling, J.D. Salinger e Oona O’Neill, Ernest Hemingway e Mary Welsh, H.P. Lovecraft e Sonia Greene, Henry Miller e Anaïs Nin, Hermann Hesse e Ninon, F.W. Nietzsche e Lou von Salomé, Emilio Salgari e Ida Peruzzi…

IL MALE PEGGIORE – Storie di scrittori e di donne - Giuseppe Iannozzi - EDIZIONI IL FOGLIO - Collana: Narrativa - Prima edizione: novembre 2017 - Prezzo: 16,00 € - Pagine 330 -  ISBN 9788876067167

IL MALE PEGGIORE – Il nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe – scarica il comunicato stampa

IL MALE PEGGIORE

Storie di scrittori e di donne

Il nuovo romanzo di Giuseppe Iannozzi


IL MALE PEGGIORE - GIUSEPPE IANNOZZI - EDIZIONI IL FOGLIO

IL MALE PEGGIORE - GIUSEPPE IANNOZZI


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IL MALE PEGGIORE. Storie di donne e scrittori - In questo romanzo si raccontano le storie di tanti celebri scrittori e delle donne che, bene o male, li hanno accompagnati per un pezzo, più o meno lungo, della loro vita: Cesare Pavese e Doris Dowling, J.D. Salinger e Oona O'Neill, Ernest Hemingway e Mary Welsh, H.P. Lovecraft e Sonia Greene, Henry Miller e Anaïs Nin, Hermann Hesse e Ninon, F.W. Nietzsche e Lou von Salomé, Emilio Salgari e Ida Peruzzi…

Chaplin aveva strappato Oona O’Neill dalle braccia di Salinger; e lui, Giacobbe, non era né l’uno né l’altro, ma Liliana si era portata via da lui […] In fondo Salgàri si era tolto di mezzo perché, per tutta la vita, era stato pure lui un mollaccione, uno che scriveva, uno che non guadagnava mai abbastanza nonostante sgobbasse da mane a sera; e che importava se aveva avuto dei figli da Ida Peruzzi, se questa era finita presto in manicomio. […] Ricordava con una certa nettezza quando, per l’ultima volta, l’aveva incontrato al Caffè Platti di Torino, in quel caffè che non c’è più e che in altri tempi aveva visto fra la sua clientela Luigi Einaudi, Cesare Pavese, Mario Soldati, i coniugi Natalia e Leone Ginzburg, Norberto Bobbio e molti altri nomi celebri. […] Friedrich Willem Nietzsche aveva corteggiato Lou von Salomé e lei si era presa gioco del suo cuore e della sua genialità. E Nietzsche, con tutto il suo carico di dolore, nonostante l’intelligenza e l’acume spropositato, pian piano avevo ceduto alla pazzia per finire in un cazzo di manicomio a mangiare i suoi stessi escrementi.

IL MALE PEGGIORE - Storie di scrittori e di donne - Giuseppe Iannozzi - EDIZIONI IL FOGLIO - Collana: Narrativa - Prima edizione: novembre 2017 - Prezzo: 16,00 € - Pagine 330 - ISBN 9788876067167

IL MALE PEGGIORE - In libreria il nuovo romanzo di Giuseppe Iannozzi

IL MALE PEGGIORE

In libreria il nuovo romanzo


di Giuseppe Iannozzi


Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

IL MALE PEGGIORE. Storie di donne e scrittori - In questo romanzo si raccontano le storie di tanti celebri scrittori e delle donne che, bene o male, li hanno accompagnati per un pezzo, più o meno lungo, della loro vita: Cesare Pavese e Doris Dowling, J.D. Salinger e Oona O'Neill, Ernest Hemingway e Mary Welsh, H.P. Lovecraft e Sonia Greene, Henry Miller e Anaïs Nin, Hermann Hesse e Ninon, F.W. Nietzsche e Lou von Salomé, Emilio Salgari e Ida Peruzzi…

Chaplin aveva strappato Oona O’Neill dalle braccia di Salinger; e lui, Giacobbe, non era né l’uno né l’altro, ma Liliana si era portata via da lui […] In fondo Salgàri si era tolto di mezzo perché, per tutta la vita, era stato pure lui un mollaccione, uno che scriveva, uno che non guadagnava mai abbastanza nonostante sgobbasse da mane a sera; e che importava se aveva avuto dei figli da Ida Peruzzi, se questa era finita presto in manicomio. […] Ricordava con una certa nettezza quando, per l’ultima volta, l’aveva incontrato al Caffè Platti di Torino, in quel caffè che non c’è più e che in altri tempi aveva visto fra la sua clientela Luigi Einaudi, Cesare Pavese, Mario Soldati, i coniugi Natalia e Leone Ginzburg, Norberto Bobbio e molti altri nomi celebri. […] Friedrich Willem Nietzsche aveva corteggiato Lou von Salomé e lei si era presa gioco del suo cuore e della sua genialità. E Nietzsche, con tutto il suo carico di dolore, nonostante l’intelligenza e l’acume spropositato, pian piano avevo ceduto alla pazzia per finire in un cazzo di manicomio a mangiare i suoi stessi escrementi.

Incipit

Con delicatezza lasciò cadere la penna sulla scrivania. Erano già le due di notte e il sonno faticava a manifestarsi: il suo animo non era disposto a cercare un seppur minimo riposo, nonostante il giorno trascorso a scrivere senza requie. Neanche sotto la Luna piena l’afa agostana accennava a smorzarsi. Giacobbe si sporse sul balcone, che dava su un’anonima strada di pochi numeri, e subito si accese una sigaretta. Dopo due boccate tossì. Faceva così caldo che era una pena persino dedicarsi per pochi minuti all’ozio del fumo. Finito che ebbe di fumare, Giacobbe esplose in una risata sommessa. Ricordava bene tutto, ogni particolare, come se il tempo non fosse mai stato seppellito; e difatti, per Giacobbe il passato era quanto di più reale potesse esserci. La Luna pareva gli facesse l’occhiolino nascondendosi, per pochi secondi, dietro a una cortina di nuvolette bianche.
Con ali di tristezza le note di Leonard Cohen volavano. Vibravano. Ammanettavano l’anima e il cuore.
Il primo schiaffo non gli fece poi così male. Era la prima volta che una mano si stampava sulla sua guancia. Gli bruciava la pelle, una sensazione che non aveva mai provato fino ad allora. Doveva piangere? L’istinto gli suggeriva di sì. Il secondo schiaffo lo stordì e suo malgrado sentì gli occhi gonfiarsi di lacrime. Il terzo lo fece ruzzolare a terra. Senza successo cercò di rialzarsi, d’istinto mosse dunque verso l’unico angolo libero della stanza. Era gigante l’uomo che gli stava davanti ed era suo padre. Non lo sapeva perché era stato punito. Non aveva fatto niente di male. Non era il dolore a fargli male sul serio, era invece il non riuscire a capire perché suo padre gli aveva fatto bruciare così tanto la pelle. L’apparecchio tv in bianco e nero, a valvole, era sintonizzato sul primo canale: mandavano il Carosello, ma l’audio non c’era. [....]

IL MALE PEGGIORE - Storie di scrittori e di donne - Giuseppe Iannozzi - EDIZIONI IL FOGLIO - Collana: Narrativa - Prima edizione: novembre 2017 - Prezzo: 16,00 € - Pagine 330 - ISBN 9788876067167

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

RINGRAZIAMENTI

Grazie a Nadia Fagiolo, che mi ha incoraggiato a scrivere questo romanzo, quando credevo d’aver detto tutto e di non aver più voglia di scrivere; grazie a Isabella Difronzo che mi legge da una vita, forse di più, in pratica dai miei oramai lontanissimi esordi; grazie a Cinzia Paltenghi, che mi legge praticamente da sempre; grazie a tanti e tanti nuovi lettori, che, nel corso degli anni, con i loro incoraggiamenti mi hanno spinto a scrivere, a migliorarmi, fornendomi non pochi utili consigli; grazie a quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo libro affinché fosse il più possibile vicino alla perfezione; grazie a chi ieri mi leggeva e oggi non più, manco fossi io un criminale; grazie a tanti e tanti nuovi amici che mi leggono, a volte in silenzio, altre no; grazie a Dario Arkel, che con la sua presenza mi ha stimolato a scrivere determinate storie; grazie a Valeria Chatterly Rosenkreuz, che con le sue opere, in più di una occasione, mi ha regalato un po’ di “fuoco sacro”; grazie a Sacha Naspinii, che, da quando pubblico con le EDIZIONI IL FOGLIO, si preoccupa dell’impaginazione e della grafica di copertina; e, ovviamente, grazie a Gordiano Lupi, attento editore e più che mai valido scrittore, che ha creduto in questo mio ennesimo lavoro che parla di scrittori, di grandi scrittori che hanno fatto la Storia della Letteratura e che dalla vita hanno ottenuto poco o nulla. Grazie a quanti sino a oggi hanno creduto in me.
Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe: (Torino, 1972) è scrittore, giornalista, critico letterario e blogger. È autore dei romanzi Angeli caduti (Cicorivolta edizioni, 2012), L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni, 2013), La cattiva strada (Cicorivolta edizioni, 2014), La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2013). Nel 2016 ha curato e tradotto gli apocrifi bukowskiani Bukowski, racconta! (Edizioni Il Foglio, 2016); nel 2017 ha pubblicato la sua prima antologia poetica, Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen (Edizioni Il Foglio). Ha inoltre scritto introduzioni e critiche per diversi autori: Celeste Bruno, Kyara, Francesco De Nigris, Felice Muolo, Dario Arkel, etc. etc. Attualmente collabora con diverse testate online e non. Da un anno a questa parte cura l’Ufficio Stampa delle Edizioni Il Foglio, Il Foglio editoriale.

Il male peggiore - Giuseppe Iannozzi - Edizioni Il Foglio

IL MALE PEGGIORE – Storie di scrittori e di donne - Giuseppe Iannozzi - EDIZIONI IL FOGLIO - Collana: Narrativa - Prima edizione: novembre 2017 - Prezzo: 16,00 € - Pagine 330 - ISBN 9788876067167

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lunedì 13 marzo 2017

Il trailer de IL CIELO SOPRA PIOMBINO

Il trailer de IL CIELO SOPRA PIOMBINO



Regia:
Stefano Simone
Soggetto e Sceneggiatura: Gordiano Lupi
Musiche: Federico Botti
Parole e Canzoni: Pino Bertelli (Alba a Marina), Claudio Jonta (Entra piano, Il quartiere), Federico Botti
Fotografie: Riccardo Marchionni
Voce Narrante: Federico Guerri
Interprete (Virgilio al femminile): Dargys Ciberio
Bambina comparsa: Laura Lupi

Un documentario letterario tra immagini, parole e musica. Un film lirico, qualcosa di mai pensato per Piombino e per la provincia. Presto in DVD e Prima Visione gratuita al Centro Giovani.

Dargys Ciberio
è l’unica attrice del film, rigorosamente non professionista, calata in un ruolo di muto Virgilio al femminile per accompagnare lo spettatore nel percorso poetico. La vera protagonista del film è Piombino. Un documentario insolito, che si pone come punto di riferimento Pier Paolo Pasolini e i documentari poetici su Roma, Ostia, la periferia decadente, la spiaggia proletaria, i ragazzi di vita, l’alternarsi (in perfetto equilibrio) di bellezza e decadenza. Il cielo sopra Piombino - il titolo è un chiaro omaggio a Wim Wenders - prende per mano lo spettatore e lo porta a conoscere splendore e degrado, calette rocciose nascoste in anfratti di mare, ferrovie abbandonate, porto industriale e tombe etrusche, porticciolo mediceo, un vecchio stadio dove un tempo fu sconfitta la Roma, golfo di Baratti e altiforni spenti. Regista e sceneggiatore fanno pulsare l’anima di una cittadina industriale e marinara, riescono a far affiorare tra le pieghe delle immagini il tempo perduto di proustiana memoria. Un documentario non turistico, come molti ne sono stati fatti per illustrare la bellezza di una città di mare, ma letterario, scritto e girato per mostrare il vero volto di Piombino, cartina di tornasole di una provincia vitale, mai doma e abbandonata a se stessa. Un volto poetico e disperato, sognante e realista, ambizioso e decadente, languido e intrepido, memore del passato ma proteso verso il futuro. Gli autori sono convinti che dal contrasto nascano arte e letteratura, ma anche che la vita pulsi ogni giorni per strade di contraddizioni insolubili. La musica suggestiva e melodica di Federico Botti contribuisce a creare un clima di ricordi e sogni, un sottofondo di parole poetiche che introducono e chiudono una passeggiata nei luoghi più significativi di una provincia che non deve essere dimenticata. Il cielo sopra Piombino inaugura la sezione Fogliocinema, che proseguirà con il nuovo film di Roger Fratter e con una collana dedicata alla ristampa anastatica di tutte le opere del regista indipendente bresciano.

domenica 18 dicembre 2016

DONNE E PAROLE (Sulle orme di Leonard Cohen) di Iannozzi Giuseppe - A Natale regalati un libro

Per Natale regalatevi


DONNE E PAROLE


(Sulle orme di Leonard Cohen)


di Iannozzi Giuseppe, Il Foglio letterario


Tutte le "poesie bonus" per DONNE E PAROLE (Sulle orme di Leonard Cohen) di Iannozzi Giuseppe, Il Foglio letterario (direttore editoriale Gordiano Lupi) qui:

https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/category/donne-e-parole-sulle-orme-di-leonard-cohen/

Qui la scheda editoriale per acquistare il libro dall'editore:

http://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Poesia_Donne_e_parole.htm


Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterarioDonne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario
Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario
Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterarioIannozzi Giuseppe

Su Facebook la pagina ufficiale del libro Donne e parole:

Perché leggere DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen


Al di là del fatto che questo volume, DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen, accoglie poesie mie, penso sia davvero un gran bel regalo da fare e da farsi, soprattutto oggi che la nostra società è sempre più avvezza al cinismo e alla cattiveria. C'è tutto in DONNE E PAROLE: amore platonico, amore pensato, amore fatto con il corpo ma sempre con l'anima in gola, amore cavalleresco, amore sofferto, amore idealizzato, amore disperato, amore perduto, amore pianto e sofferto, amore come religione, piccole delusioni affettive, sogni d'amore, etc. etc.
Le poesie, scelte fra le migliaia che ho scritto nel corso degli anni (15 o giù di lì), sono state tutte riviste e corrette nel corso di un anno. La cifra poetica non la so, non spetta a me dire: posso però dire qual è stato il mio intento... quello di portare, a lettrici e lettori, della poesia di sostanza, di emozioni non riciclate.

DONNE E PAROLE
è dedicato alle donne, a Tutte le donne che, nel corso degli anni, mi hanno seguito leggendomi ed emozionandosi. Ed è dedicato al Sommo Maestro, Leonard Cohen, cui tutto devo. 

Inutile negare che da sempre sono stato influenzato dalla poetica di Leonard Cohen, Francesco Guccini, Pasquale Panella, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, Claudio Lolli, Cesare Pavese, Dino Campana, Gabriele D'Annunzio, Guido Gozzano, Federico Garcia Lorca, Hermann Hesse, William Blake, George Gordon Byron, John Keats, Edgar Allan Poe, William B. Yeats, Walt Whtiman, Jacques Prévert, Pablo Neruda, etc. etc. Chiunque avrà modo di leggere DONNE E PAROLE, credo non potrà non rendersene conto. Al di là delle influenze poetiche masticate e digerite, in DONNE E PAROLE è evidente uno stile particolare, uno stile pienamente mio e originale che fa di me un autore lontano da un po' tutti gli stilemi attualmente in voga.
Giuseppe Iannozzi


Quarta di copertina - DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen 
nasce dall’esigenza dell’autore, Giuseppe Iannozzi, di portare, per la prima volta, a quanti amano la poesia, una antologia della sua migliore produzione poetica. L’autore ha quasi sempre rifiutato il titolo di “poeta”, nonostante sia stato detto tale in più di una occasione. DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen si prefigge lo scopo di accontentare lettori e lettrici che, nel corso degli anni, gli hanno chiesto di pubblicare un libro di poesie. In questa antologia, che raccoglie testi scritti nel corso di quindici anni, senza mai dirsi poeta a tutto tondo, l’autore parla della grandezza, della bellezza e della stupidità che sono nell’amore. Perché mai parlare e scrivere d’amore? Forse perché, oggi più di ieri, l’amore non esiste se non nel cuore di pochi ingenui ribelli, che non si sono rassegnati all’idea che i sentimenti siano stati sostituiti, in via definitiva, da stravaganti surrogati ad ore, o da velenose inflazioni che dir si voglia.

Giuseppe Iannozzi
 (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.
Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e La lebbra (Il Foglio letterario), mentre nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (http://goo.gl/7fiaLo). Nel 2016 ha tradotto e curato Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario). Ha inoltre curato l’editing di parecchi libri di narrativa e di saggistica per svariate case editrici. Attualmente si occupa dell’Ufficio Stampa de Il Foglio letterario (facebook.com/ilfoglioletterario/) e scrive per diverse testate online e la free press.


DONNE E PAROLE. SULLE ORME DI LEONARD COHEN
- Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - Collana: Autori Poesia Contemporanea - Edizione a tiratura limitata: novembre 2016 - Pagine: 604 - ISBN 9788876066450 - prezzo: 18 Euro

Iannozzi Giuseppe come Babbo Natale?

venerdì 4 novembre 2016

Luca Gamberini - Mi sgridi i piedi - Youcanprint - recensione di Iannozzi Giuseppe

Mi sgridi i piedi - Luca Gamberini


La semplice voce di un uomo libero


Iannozzi Giuseppe


Mi sgridi i piedi - Luca Gamberin

Mi sgridi i piedi è l'ultima silloge di Luca Gamberini per Youcanprint. Luca Gamberini non guarda a Virgilio, Catullo, Omero, Ovidio, Orazio, Saffo: i suoi riferimenti sono altri, molto più immediati e popolari ma non per questo meno validi. Mi sgridi i piedi canta la libertà libera da regole e costrizioni, canta il vivere quotidiano con i suoi drammi, piccoli o grandi che siano. La poesia di Gamberini, in versi liberi, non s'aggroviglia, non si mangia la coda né si perde dietro all'Ouroboros. Per il poeta è più importante e fondamentale essere vagabondo, secondo quella declinazione che dettarono negli anni Settanta Alberto Salerno e Damiano Dattoli attraverso una canzone, "Io vagabondo", canzone portata al successo dalla band dei Nomadi e che ancor oggi è inno mai passato di moda. Gamberini poeta riconosce i suoi propri limiti, non pretende di essere un novello Walt Whitman pur ricalcandone - in maniera consapevole o no - i passi.

In Mi sgridi i piedi il poeta canta l'amore, il vivere quotidiano e non da ultimo un Ego molto umile - mai inflazionato o enfiato a favore della stupidità borghese -, senza nascondere né a sé né ai suoi lettori che è il poeta prigioniero di un sogno, di una realtà che non poche volte sfocia e si ritrova immersa nel mare magnum di un idealismo arcadico.

Per voce di Prospero, il Sommo Bardo ci rassicurava o quasi: «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita». E' fuor di dubbio che Luca Gamberini conferisce anima e corpo ai suoi sogni, e poco davvero importa che siano questi (soltanto) su carta. Gamberini ama e ama forte, non si nasconde dunque dietro a delle false ombre e nemmeno si rifugia nella bieca intimità di certe maschere di comodo: sa di essere un sognatore e che mai niente cambierà la sua natura, anche se per questo non gli saranno risparmiate ambasce e delusioni.

"Il vento non poteva sapere dell'inganno nelle tue parole,/ non le avrebbe mai fatte respirare a me. [...] Il fuoco, forse, poteva sapere dell'inganno nelle tue parole,/ lui ha bruciato tutto il tempo passato ad aspettare te.": in questi semplici versi il cantore esplica appieno quella che è la sua naturale condizione di uomo prigioniero di uno spietato solipsismo, filosofia di vita che il poeta suggella in ogni sua lirica, perché la personalissima realtà di Gamberini può risolversi e compiersi soltanto nel pensiero poetico.

Luca Gamberini è un irriducibile sognatore, ma, a ben vedere, la poesia la crea chi sa sognare e non rinuncia al sogno né a quel sognare che fa dei poeti una sorta di bambini, cresciuti sì ma a modo loro.
Perché leggere Mi sgridi i piedi? Perché, in un panorama poetico perlopiù assente, Luca Gamberini è una voce genuina, sposata alla semplice eppur significativa bellezza di Paolo Conte, Sergio Endrigo, Fred Buscaglione.

Acquista Mi sgridi i piedi di Luca Gamberini



Disponibile in formato cartaceo:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/mi-sgridi-i-piedi.html

E come ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/narrativa/mi-sgridi-i-piedi-ebook.html

Mi sgridi i piedi - Luca Gamberini - Youcanprint - prima edizione: 2016 - pagine: 66 - ISBN: 9788892607033 - Prezzo: 10 Euro

Luca Gamberini su Facebook:


Piazza Fontana. Caffè sangue Vol. 1 – Patrice Avella – Il Foglio letterario - recensione di Iannozzi Giuseppe

Piazza Fontana

PATRICE AVELLA

Un romanzo di possibili verità storiche


Iannozzi Giuseppe


Piazza Fontana - Patrice Avella 

Su e intorno alla strage di Piazza di Fontana si è detto molto, sempre con i piedi di piombo però ché è ancora tabù parlare di quel maledetto 12 dicembre del Sessantanove: Marco Tullio Giordana esce nel 2012 con un film, “Romanzo di una strage”, un libero adattamento del libro di Paolo Cucchiarelli “Il segreto di piazza Fontana”; e sempre nel 2012, per i tipi Newton & Compton, Vito Bruschini esce con “La Strage. Il Romanzo di Piazza Fontana”.

Piazza Fontana. Caffè sangue Vol. 1 di Patrice Avella, scrittore francese, esce in Italia per Il Foglio letterario. Nel 2012, a Parigi, il lavoro di Patrice Avella ha ricevuto «le Prix du Livre Européen et Méditerranéen» dalla Fondation Jean Monnet, nella categoria “Roman et cinéma”. E’ la prima volta che un autore straniero scrive della strage di Piazza Fontana i cui strascichi sono oggi più che mai attuali, in tutta Italia, da Aosta a Palermo. E’ un romanzo magmatico quello di Patrice Avella, magmatico perché, forse per la prima volta nella storia della Letteratura italiana e non, l’autore mette a nudo tanti e tanti sepolcri imbiancati partendo da Roma, dalla città eterna che di eterno, nel corso dei secoli, ha solo saputo mantenere vivo il malaffare e i segreti di Stato. Piazza Fontana. Caffè sangue, per certi versi, potrebbe anche essere un romanzo scomodo, ed è questo uno dei motivi precipui per cui val davvero la pena di leggerlo con somma attenzione. Impossibile ridurre la trama e i tanti particolari, tutti vagliati alla luce della ragione e della Storia, in un riassunto nemmeno buono per un Bignami, ciò non renderebbe difatti giustizia all’enorme e puntiglioso lavoro che l’autore ha svolto per concretizzare un romanzo che ambisce a essere ritratto di una Italia che dalla strage di Piazza Fontana in poi non si è mai più risollevata; e difatti, ancor oggi, politica e malaffare vanno a braccetto, e non solo a Roma.

La strage di Piazza Fontana, capitolo oscuro della storia italiana che, probabilmente, non verrà mai del tutto chiarito: il 12 dicembre del 1969 alle ore 16:37, nella Milano degli anni di piombo, furono fatti esplodere 7 chili di tritolo. L’attacco terroristico provocò la morte di 17 persone e il ferimento grave di altre 88. In un primo momento si addossò la colpa agli anarchici e alla sinistra. Indro Montanelli fu tra i primi a esprimere profondi dubbi sul fatto che fossero stati gli anarchici: “Io ho escluso immediatamente la responsabilità degli anarchici per varie ragioni: prima di tutto, forse, per una specie di istinto, di intuizione, ma poi perché conosco gli anarchici. Gli anarchici non sono alieni dalla violenza, ma la usano in un altro modo: non sparano mai nel mucchio, non sparano mai nascondendo la mano. L’anarchico spara al bersaglio, in genere al bersaglio simbolico del potere, e di fronte. Assume sempre la responsabilità del suo gesto. Quindi, quell’infame attentato, evidentemente, non era di marca anarchica o anche se era di marca anarchica veniva da qualcuno che usurpava la qualifica di anarchico, ma non apparteneva certamente alla vera categoria, che io ho conosciuto ben diversa e che credo sia ancora ben diversa...” (da “La notte della Repubblica” di Sergio Zavoli, Roma, Nuova Eri, 1992).

Marc Augé: l’Occidente sta anticipando una religione – Il calcio come fenomeno religioso – recensione di Iannozzi Giuseppe

Marc Augé: l'Occidente sta anticipando una religione


Football. Il calcio come fenomeno religioso


Iannozzi Giuseppe


Marc Augé - Football

Il calcio, un gioco, uno sport, e anche e soprattutto un fenomeno religioso. Il calcio ha origini antiche, più di quanto si possa pensare; già nel II e III secolo a.C. esisteva qualcosa di simile al calcio, il cinese tsu' chu o cuju (蹴鞠, cùjú, letteralmente "palla spinta con il piede"). Una palla, riempita con piume e capelli, doveva passare attraverso una porta di canne di bambù. Circa cinquecento/seicento anni dopo, in Giappone, nacque il kemari, gioco tutt'ora praticato. Nell'antica Grecia, nel IV secolo a.C., si giocava l'episciro, mentre gli antichi romani, già nel II secolo a.C. praticavano l'harpastum, una variante dell'episciro, che i romani ebbero modo di conoscere nel corso di alcune campagne di guerra. Il calcio moderno si diffuse però nei college britannici, intorno al 1835. Inizialmente il calcio fu uno sport d'élite, per pochi bennàti.

Marc Augé, etnologo e antropologo francese di indubbia fama e grandezza, fa il punto sul calcio intenso come fenomeno religioso nel suo saggio Football. Il calcio come fenomeno religioso (EDB Dehoniane, collana "lampi"). Il calcio, oggi come oggi, non è più soltanto un gioco o uno sport, è un fenomeno che ha in sé molte connotazioni oppiacee che ne fanno un vero e proprio fenomeno religioso. Nel suo breve ma puntiglioso saggio, Marc Augé, prendendo spunto da quanto scrive Émile Durkheim ("Per quanto riguarda i fatti sociali, noi abbiamo ancora una mentalità da primitivi."), spiega: "Quale che sia il rispetto che portiamo ai sacerdoti, ai giornalisti sportivi o agli arbitri di calcio, bisogna ammettere che fanno parte dell'oggetto di studio e non dovrebbero essere, in quanto tali, osservatori privilegiati". E infatti oggi, chi più chi meno, tutti parlano di calcio e più o meno tutti si dicono degli esperti in materia. Perché? Se ieri il calcio era uno sport elitario, oggi non più: il calcio è difatti un fenomeno che ha contagiato milioni di persone appartenenti a un po' tutte le classi sociali, anche se, a onor del vero, il popolo è il suo maggiore fruitore. Per una partita, capace di aggregare milioni di persone in diversi punti del globo terrestre, c'è anche chi è disposto a uccidere: le risse fra le tifoserie, ahi noi, sono un piaga che non accenna a smorzarsi. Sottolinea Marc Augé: "Il calcio, come pratica e come spettacolo, è «un nuovo oppio dei popoli» o è l'occasione di una presa di coscienza «di classe»? Lo sport e, in particolare, gli sport di squadra hanno un valore formativo in un periodo, la vigilia del 1914, che i politici concordano nel descrivere come minaccioso, oppure essi tendono a indebolire in anticipo la combattività dei cittadini? La guerra, lei, no che non è un gioco." E ancora: "... un'implicazione sociologica o politica non è evidente e, forse, molto saggiamente, Tony Mason su questo punto si limita a considerazioni prudenti; egli non esclude che la partecipazione o l'assistere alle partite abbia contribuito al rafforzamento di una coscienza di classe ... Oppio o stimolante? Entrambi forse, nello stesso modo in cui si può osservare che i movimenti religiosi possono contribuire nel corso della storia, simultaneamente o in successione, all'oppressione o alla liberazione di coloro che vi aderiscono." Per quanto, mirabilmente passato al setaccio da Marc Augé nel suo breve saggio, l'Occidente si trova forse di fronte all'anticipazione di una religione, pur non avendone ancora piena coscienza.

Football. Il calcio come fenomeno religioso di Marc Augé, suddiviso in cinque capitoli fondamentali (I. Un fenomeno sociale e antropologico. II. Virtù individuali e spettacolo.III. Professionisti e dilettanti. IV. Sport popolare ed elitario. V. Un rituale espiatorio. VI. Una nuova religione?), è un saggio fondamentale per comprendere l'attualità, i motivi per cui il calcio è, e probabilmente resterà nei secoli dei secoli, una religione forse ben più forte e aggregante rispetto a qualsiasi altra.

Marc Augé, etnologo e antropologo francese, è stato directeur d’études all’École des hautes études en sciences sociales di Parigi ed è tra i più significativi pensatori contemporanei. Noto per le sue ricerche in Africa occidentale, si è in seguito occupato dei mondi contemporanei e della dimensione cosmopolita che accomuna i popoli coloniali e l’Occidente. Tra le sue pubblicazioni più note : Un etnologo nel metrò (Elèuthera 2005) e Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità (Elèuthera 1996). Da Raffaello Cortina Editore sono apparsi di recente L‘antropologo e il mondo globale (2013),Il tempo senza età: la vecchiaia non esiste (2014) e Un etnologo al Bistrot (2015).

Marc AugéFootball. Il calcio come fenomeno religiosoEDB Dehoniane – Collana: «Lampi» - EAN: 9788810567296 – Pagine 48 – Prezzo € 6,00

Claudia Conte - Soffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battere - recensione di Iannozzi Giuseppe

Soffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battere


Claudia Conte


L'altra metà del cielo profuma di libertà


Iannozzi Giuseppe

Soffi vitali - Claudia Conte 


Qualora ce ne fosse bisogno, si sottolinea qui che è l’amore il motore che fa andare avanti l’universo. Possiamo dire che non è vero, che è invece l’istinto di sopravvivenza a regolare la vita; e anche questo è un punto di vista rispettabile (o darwiniano che dir si voglia).

Leggendo Soffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battere (Intermedia Edizioni) di Claudia Conte, incontrando i protagonisti maggiori del romanzo, Marco e Valentina, non è possibile non far riferimento alla poetica di Fabrizio De André, a quella esplicata nel celeberrimo brano “Bocca di rosa”. Chi era Bocca di rosa? Non lo sappiamo, non con certezza: forse Marylin, un transessuale, forse una certa Liliana Tasso, una prostituta amica di Faber, anche se non mancano ipotesi diverse.
Marco e Valentina vivono le loro vite, apparentemente piene e tranquille: ma di fatto felici, nell’intimo dell’anima, non lo sono. Marco ha quaranta anni, ha una moglie e un figlio, ma al mattino, quando si sveglia, sempre si scopre triste e solo. Valentina, anche lei è sposata ed ha un figlio. Marco e Valentina si incontrano, o meglio Marco incontra gli occhi di Valentina e subito ne rimane stregato. I due protagonisti principali si impelagano in una relazione credendoci davvero che il loro incontro sia stato programmato dall’Amore, da un dio; e credendoci, prima con un po’ di ritrosia, poi con sempre maggior ardore, consumano le loro anime lasciando che si compenetrino l’una dentro l’altra.

Claudia Conte racconta la storia dell’amore intercorso fra il suo amico Marco e Valentina. Chi è Valentina? Valentina è la femme fatale, è l’amante ed è anche colei che porta l’amore, che lo vive per il tempo che l’amore è per lei tale, per poi lasciarlo andare libero o quasi. E Marco, chi è? Marco è un romantico, una sorta di moderno Werther che scrive lettere d’amore; ed è anche un uomo che, nel mezzo del cammin di sua vita, non ha ancora rinunciato a sognare, a credere che debba per forza di cose esistere l’anima gemella, l’altra metà del cielo. Quello che Marco non sa, che non può sospettare è che la donna da lui amata è un po’ come “Bocca di rosa”, non una prostituta però o una ninfomane tout court: Valentina soltanto è quel che è, uno spirito semplice quanto libero e, allo stesso tempo, non poco complicato.
L’autrice adotta uno stile semplice, a tratti confessionale, senza però mai portare dei giudizi morali, lascia dunque che siano i lettori a decidere che cosa sia giusto e cosa invece no. Soffi vitali è un romanzo rosa, al femminile: Claudia Conte non nasconde che così è. Nel corso dei secoli gli scrittori hanno sprecato non poco del loro prezioso tempo per scrivere della passione che lega un uomo a una donna e viceversa: alcuni esempi eccellenti, Le relazioni pericolose di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, I dolori del giovani Werther di Johann Wolfgang Goethe, Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo, Ragione e sentimento di Jane Austen, Via col vento di Margaret Mitchell.

Si sono sprecati fiumi e fiumi di inchiostro nel tentativo di descrivere in maniera univoca il sentimento più forte che alberga nel cuore di uomini e donne; tutti hanno portato la loro versione dell’amore e di cosa esso è o dovrebbe essere. E anche Claudia Conte, con Soffi vitali (Intermedia edizioni) dice la sua sull’amore e sulle dinamiche che lo fanno esplodere. In Soffi vitali l’autrice intervalla capitoli di pura narrazione ad altri che sono delle vere e proprie lettere, rinnovando così, almeno in parte, la bellezza, l’intima magia propria del romanzo epistolare.

Soffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battere sostanzialmente è un romanzo rosa che abbonda di freschezza, di vita, di una incrollabile fede che sarà l’amore alla fine a trionfare su ogni disgrazia umana e no; e se pecca di un po’ di ingenuità, non ne ha colpa la giovane autrice, Claudia Conte, ma solo l’Amore, questo sentimento così alto e divino che nessuno mai potrà imprigionare nella bontà di parole nobili o no.

Claudia Conte - Nel Giugno 2014 pubblica il suo primo romanzo “Soffi Vitali. Quando il cuore ricomincia a battere”, che sta presentando in tutta Italia e con personaggi della cultura e dello spettacolo. Premiata a Villa Sarsina con Antonio Lubrano e Filippo Laporta. È l’autrice più giovane ad aver presentato un’opera al Salone Internazionale del libro di Torino. Lo scorso dicembre ha ricevuto il prestigioso Premio in Campidoglio “Oscar dei Giovani 2015” per il suo poliedrico impegno in campo culturale.

Sito ufficiale di Claudia Conte: http://www.claudiaconte.com/

Claudia Conte - Soffi vitali. Quando il cuore ricomincia a battere - Intermedia Edizioni (Orvieto) - Isbn: 978-8867860944 - prezzo: 10 Euro