venerdì 26 agosto 2016

I libri de Il Foglio Letterario per la NOTTE BIANCA a FOLLONICA. OGGI 26 AGOSTO, ORE 16 - 24

NOTTE BIANCA A FOLLONICA CON I LIBRI DE IL FOGLIO LETTERARIO






OGGI 26 AGOSTO, ORE 16 - 24 (e anche dopo) tutti i libri de Il Foglio Letterario (Gordiano Lupi) per la NOTTE BIANCA a FOLLONICA

Stand con tutti i libri del FOGLIO LETTERARIO.

E' questa un'ottima occasione per scoprire, acquistare e leggere tanti tantissimi libri di ottima qualità e sostanza. Tutto i libri in catalogo (http://www.ilfoglioletterario.it/catalogo.htm) li potrete trovare presso lo stand de Il Foglio Letterario, Notte Bianca a Follonica.
Va da sé che potrete trovare anche "Bukowski, racconta!" (a cura di Iannozzi Giuseppe - http://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Narrativa_Bukowski.htm)

Partecipate numerosi, assicuratevi di accaparrarvi un po' di sana e buona cultura ad un prezzo davvero popolare. Diffondete quanto più possibile la notizia su social network e quant'altro. Grazie a Tutte/i.

Il comunicato è anche qui:

http://iannozzigiuseppe.tumblr.com/post/149501357229/notte-bianca-a-follonica-con-i-libri-de-il-foglio

 oltreché sulle pagine da me gestite qui su Facebook, su Twitter, Google+, Linkedin, etc. etc.

domenica 31 luglio 2016

Racconto apocrifo di Bukowsk - BUKOWSKI, RACCONTA! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Acquista dall'editore e in libreria - Il Foglio letterario

Un naso importante per Gloria


Apocrifo bukowskiano


traduzione di Iannozzi Giuseppe


Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Questo apocrifo bukowskiano, Un naso importante per Gloria, è apparso su Il Foglio letterario (estate 2016 - anno 17, n.2) che potete scaricare gratis in formato pdf.

L.A. brulica di pazzi che si buttano in strada per ripetere la solita solfa: “La città degli angeli sprofonderà. Salvatevi!”
Cercano di seppellirsi in un lavoro ben retribuito, ma non c’è scelta: o accetti di morire - con la schiena curva su una scrivania - per pochi dollari, o punti tutto quello che non hai su un paio di cavalli e poi, vada come vada, ci bevi su.
Ray C. sta in una roulotte puzzolente, beve di brutto e fuma ancor di più mentre, con le dita grassocce, pesta i tasti sulla macchina per scrivere. Ha buone idee, non è fortunato però. L’editor che si è trovato, un certo Gordon, gli sputa sempre in faccia che non sa troncare un racconto. Ray è un cavallo di razza, un Tolstoj americano, ed è per questo che Gordon lo odia.
Sono stato dal mio amico R.C. Abbiamo bevuto mezza bottiglia di rosso annacquato. Abbiamo parlato poco, del più e del meno. E alla fine l’ho lasciato da solo, perché me l’ha chiesto quasi supplicando: a tutti i costi vuole, e deve, provare a mettere nero su bianco un racconto che, da troppi giorni, lo sbrana in un’emicrania ossessiva togliendogli il respiro.
In tasca ho giusto pochi dollari. Farei forse bene a seguire l’esempio del mio amico, rintanarmi nella mia topaia in affitto e scrivere come un ossesso e morta lì. Ma c’è un gran bel sole e le donne in strada non aspettano altro che qualcuno le noti.
La seguo con gli occhi già da un bel pezzo. Impossibile che non si sia accorta di me. Continuo a fissarle il fondoschiena. Ogni tanto si gira e mi butta un’occhiata addosso. Non sorride. Fa la misteriosa. Il gioco la eccita.
Continuo a starle incollato al culo.
All’improvviso si ferma. Fermo anch’io il passo.
Per un po’, in silenzio, ci sfidiamo sotto il sole.
“Hai un naso importante”, dice lei rompendo il nostro silenzio fatto di sole occhiate.
“E tu un culo da paura”, ribatto io.
Accenna un sorriso. Ha un corpo butirroso, biondo di sole… una manza che fa sangue. E’ una di classe e cerca solo un’avventura senza complicazioni. Glielo leggo in faccia.
“Ce l’hai una casa?”
“Sì e no.”
“Che fai?”
“Non faccio niente. Quando mi annoio scrivo. E tu?”
“Io mi annoio, e oggi in particolar modo.”
“Hank. Per gli amici Hank e basta.”
“Per gli amici Hank e basta”, ripete lei. Sospira. “Gloria. E mi piace che un uomo mi abbracci forte.”
Non me lo faccio ripetere. Mi porto al suo fianco e le cingo la vita. Gloria sorride. Non se la passa male Gloria: sta in un appartamento di tutto rispetto. Mi racconta che è un regalo del marito morto anzitempo. Non dovrei crederle. Grattandomi la zazzera, smozzico un  poco convinto. Sorride. Si spoglia con naturalezza.
“Ci vorrebbe del vino”, sputo lì leccandomi i baffi.
“Hai ragione, Hank.”
Gloria si squaglia in cucina per meno d’un minuto e torna con in mano due bottiglie di rosso, di quello buono. Ce le scoliamo sul divano.
“Hai un naso importante!”, osserva Gloria ridendo di gusto, con malizia. “Te l’ho già detto giù in strada”, aggiunge titillandosi la passerina.
“Ti piace?”
“Un naso così non è comune.”
Lei sorride, io no. Non ci penso su, le salto addosso. Gloria si lascia andare. Non dice una parola.
Scopiamo per un’ora buona, dopodiché, esausti e sudati, ci scolliamo.
Gloria mi sorride mentre le accarezzo le gambe ben tornite, anche se sento il bisogno di svuotare la vescica.
“Dov’è il bagno?”
Gloria tace per mezzo secondo: “Mettimelo in culo, Hank. Non hai bisogno di andare in bagno, non con me.”
Mi mostra il culo, una vera favola di carne che aspetta di essere penetrata. Glielo ficco dentro.
Lei mugola. Le piace sentirlo dentro di sé e le piace che le faccia un po’ male.
“Amore, liberati!”
Spingo dentro, con tenerezza selvaggia e libero la vescica. Lei grida che è bello, che le sto facendo male, che è così che le piace il gioco. Eiaculo forte. Non glielo leverei più dal culo, ma Gloria si libera, non regge più tutto quello che ha dentro. Si alza in piedi barcollando: lungo le gambe le scivolano sottili rivoli di sperma e urina. Sono eccitato, non riesco a non esserlo. Mi alzo anch’io e glielo sbatto di nuovo dentro, in culo. Non ho mai amato troncare sul più bello, proprio no.

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 «Bukowski, racconta!»


Nel corso dell’ultimo ventennio su Charles Bukowski si è detto di tutto e di più, con cognizione di causa o no. Intorno alla figura dello scrittore maledetto sono fiorite diverse leggende metropolitane, e va da sé che in molti hanno tentato di imitarlo, senza però riuscirci. Da quando Fernanda Pivano l’ha fatto conoscere al mondo, l’ascesa di Bukowski è stata inarrestabile; e anche dopo la sua morte, avvenuta a 73 anni, tutti i suoi lavori continuano a essere stampati e ristampati con grande successo. Non serve pubblicità, l’opera di Bukowski vende e basta, anche se molti accademici, ancor oggi, si ostinano a non omaggiarlo.
In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore. Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Giuseppe Iannozzi
(detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Il Foglio letterario), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (goo.gl/7fiaLo). Scrive per diverse testate online e la free press.

Sito web: iannozzigiuseppe.wordpress.com

Facebook: facebook.com/iannozzi.giuseppe

Twitter: twitter.com/iannozzi


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"Bukowski, racconta!" dall'Editore


Bukowski racconta! .

Bukowski, racconta!

Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
Isbn o codice id 9788876066177
Prezzo: 14 Euro

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giovedì 14 luglio 2016

«Bukowski, racconta!» l’omaggio di Giuseppe Iannozzi al grande poeta e scrittore – recensione di Luigi Milani

«Bukowski, racconta!»


L’omaggio di Giuseppe Iannozzi al grande poeta e scrittore


recensione di Luigi Milani - Fonte: GraphoMania

In sintesi

In “Bukowski, racconta!” Giuseppe Iannozzi raccoglie alcuni lavori bukowskiani ritenuti apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione.

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario 

Era solo questione di tempo: sapevo che prima o poi avrei trovato associati i nomi di Charles Bukowski e di Giuseppe Iannozzi. Entrambi poeti e scrittori, ribelli e refrattari alle regole dell’establishment. Proprio così: leggendo le poesie graffianti e talvolta spudorate di Iannozzi mi sono trovato ad accostarle spesso a quelle dell’ex factotum Bukowski.
Ma chi era Bukowski? Un alcolizzato disperato, un “vecchio sporcaccione”, un cialtrone imbrattacarte come tuttora alcuni irriducibili detrattori tuonano, o un grande narratore al livello di Hemingway e Jack London?

Bukowski sfuggiva alle facili definizioni, alle etichette appiccicate da critici benpensanti ed editori incapaci di leggere oltre la lettera delle parole scabre battute caparbiamente a macchina dall’autore. Nel raccontare fedelmente le vite al margine di tanti disadattati e derelitti, l’autore ha rappresentato l’altra faccia dell’America, il rovescio della medaglia del sogno americano. L’esito perverso di un modello di società che produce mostri: alienazione, povertà… pazzia.

Così non possiamo non accogliere con il dovuto entusiasmo Bukowski, racconta! Dopo anni di riedizioni e rimasticature del vasto corpus letterario del sempre verde autore originario di Andernach, il volume curato da Giuseppe Iannozzi rappresenta una piacevolissima, inaspettata novità.

Vi si trova raccolto materiale molto interessante, non altrimenti reperibile: da una (im)probabile intervista rilasciata a Ferlinghetti a un’accurata selezione di racconti perlopiù brevi, seguita da un accorto campionario di poesie ben rappresentative del talento bukowskiano.
A proposito dei racconti, è difficile dire quali siano attribuibili con sicurezza a Henry Chinaski – alter ego di Bukowski – e quali invece siano apocrifi. Ma in fondo anche questo aspetto passa in secondo piano, dal momento che per stile e contenuto suonano bukowskiani a tutti gli effetti.
Chiude il volume una funzionale antologia critica, utile soprattutto a chi si accosta per la prima volta all’opera di Charles Bukowski.

Concludo plaudendo alla veste grafica del libro, gradevole e curata, come costume del resto per i titoli editi da Il Foglio Letterario.

Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.

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Bukowski racconta! .

Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
Pagine: 190
Lingua: Italiano
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lunedì 4 luglio 2016

Paola Giannesi intervista Giuseppe Iannozzi - VIDEO INTERVISTA su DONNEINGAMBA - si parla di Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario)

Paola Giannesi intervista Giuseppe Iannozzi


VIDEO INTERVISTA su DONNEINGAMBA


si parla di Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario)


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Iannozzi Giuseppe intervistato da Paola Giannessi 

DONNEINGAMBA

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Su YouTube il video dell'intervista:





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Bukowski, racconta!

Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
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martedì 31 maggio 2016

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario - Un estratto dal libro per invitarvi alla lettura

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe


Un estratto dal libro per invitarvi alla lettura


Il Foglio letterario


Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario


[...] Più in là stava Lory: era al suo solito posto a batte-re. Era già vecchia, ma i pompini li staccava ancora bene. Aveva una vocazione naturale per prenderlo in bocca senza complimenti. La salutai con un cenno del capo.
“Serata fiacca.”
Annui col capo, restando in silenzio.
“Anche per me.”
“Nessuno che abbia voglia…”.
”E’ una città di finocchi questa.”
”Già. Non ci sono più le puttane di una volta. Tu sei l’ultima.”
”Immagino che mi stai facendo un complimento.”
“Non ne faccio mai, soprattutto alle puttane.”
Lory prese a ridere di gusto. La sua risata grassa impastava tutta l’aria e anche il freddo si fece di colpo più sopportabile.
Mi allungò una sigaretta: la presi e me la infilai in bocca. Poi mi passò pure il fuoco. Finalmente una botta di fumo almeno. La vita, chi se ne fotte!
“Mi sa che te la passi peggio di me.”
“’Fanculo”, le risposi in tono quasi gentile. “Che fai qui al freddo?”
”Il solito.”
Annuii. Il solito significava che poteva andare me-glio ma anche peggio. Se non altro non aveva un oc-chio pesto o il culo rotto a sangue, emorroidi a parte.
“A te lo staccherei senza farti pagare, lo sai.”
“Sì, lo so. Ma non mi va giù.”
E di nuovo prese a ridere. “Non scrivi?”
”Scrivono già in troppi.”
“Bene?”
”Come te. Ma non vengono mai, manco per finta.”
“Stammi bene”, smozzicai.
La lasciai così, e mi infilai in un vicolo, passando accanto a un morto di fame buttato a terra: non avevo che due soldi in tasca e non li avrei di certo sprecati per quello lì.
Una volta a casa cacciai il foglio bianco nella mac-china per scrivere: una due tre parole, poi basta. L’ispirazione non c’era. Un foglio sprecato che appal-lottolai e che spedii insieme agli altri che stavano tra gli scarafaggi.
Bussarono alla porta: tre squilli secchi. Non poteva che essere il padrone di casa. Andai ad aprirgli. [...]


Rassegna stampa

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È possibile acquistare Bukowski, racconta! direttamente dal sito dell’editore:
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CASALINI LIBRI - FIRENZE - distributore per la TOSCANA - Casalini Novita - acatella@casalini.it
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Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - Salvare se stessi

Salvare se stessi! Riflessioni sulla scrittura

Bukowski, racconta!


Iannozzi Giuseppe

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario 

Ognuno di noi è libero di esprimere la propria libera opinione in merito a un’opera d’arte: può incontrare o meno i gusti del fruitore, questo è normale, rientra nell’ordine naturale delle cose. 

Nessuno pretende che a tutti piaccia il vino rosso, tanto per portare un esempio banale.
Sigmund Freud arrivò a formulare l’idea che la maggior parte delle malattie derivano da una ben precisa scontentezza. E questa scontentezza è quasi sempre da ricercarsi nell’approccio con il prossimo, nella non soddisfazione della propria sessualità. Bukowski non ha mai parlato di sesso e di atti sessuali per dar corpo a un bel cumulo fatto di niente, tutt’altro: attraverso racconti, romanzi, poesie, ha invece evidenziato, in maniera realistica le nevrosi di una società incapace di incontrarsi, sempre disposta a conculcare l’umanità e la bellezza. La nevrosi, quel malessere di cui soffre la società, è la frustrazione sessuale, non si sfugge; non a caso, nei paesi dove ancor oggi vige un regime dittatoriale, la sessualità viene negata, annientata e non da ultimo viene detta contraria alla politica (quale politica!). La libertà sessuale, dalla notte dei tempi, viene ostacolata affinché pochi possano tenere le redini del Potere. Tutti i regimi dittatoriali, nel loro programma di distruzione di massa, negano la libertà sessuale, ben sapendo che annullare la sessualità porta a tenere in catene il popolo. Era così 8000 anni fa ed è così ancor oggi.

Se è vero che “siamo fatti della stessa materia dei sogni”, è più vero dire che i sogni - ovvero l’espressione di un desiderio di libertà - concorrono a formare l’individuo. Charles Bukowski, al contrario di molti altri, questo lo aveva ben compreso. Guardava alla società con un quasi mai nascosto cinismo. Aveva ben compreso che non esistevano proclami di libertà che valessero due lire in una società avvezza a soffocare l’individuo, ad annientarlo, ad allontanarlo (da sé e dai suoi simili). Più di altri Hank aveva compreso che la radice dell’infelicità era, ed è, una e una soltanto: non amare sé stessi. Ha dunque salvato sé stesso ed è più di quanto milioni di uomini e donne facciano oggi, perché i più chinano il capo, accettano di vivere solo per sopravvivere, e sopravvivono e muoiono in solitudine. Non è la morte a far paura all’uomo, è invece la solitudine, una morte che si prolunga ben al di là della morte, peggiore di qualsiasi altra si possa anche solo lontanamente immaginare. Bukowski celebra dunque la libertà, una libertà dionisiaca, quella che alcuni illuminati filosofi e artisti greci avevano raggiunto in epoche passate. Resiste forse il pregiudizio di pensare che Hank fosse Hank e basta, uno che solo si limitava a scrivere quello che vedeva e che viveva sulla sua propria pelle. In realtà Bukowski era una mente acuta che aveva speso non pochi anni sui libri, leggendo di tutto, con voracità sopraffina. Dico questo per scalzare il pregiudizio che resiste in molti che Bukowski fosse un ignorante, che scriveva di sesso per dare la stura a qualcosa di fine a sé stesso. Per queste ragioni penso che “Bukowski, racconta!” non è un libro scritto per imbrattare la carta e occupare scaffali: è invece un concentrato di solitudini, di tentativi di superare e annientare nevrosi, di salvare sé stessi dalla solitudine, da una morte prolungata ben oltre la morte.

Quando si parla di Charles Bukowski, ma anche di altri scrittori quali Richard Ford, Raymond Carver, Tobias Wolff e dello scrittore cubano Pedro Juan Gutiérrez, non è possibile non parlare di realismo sporco. Il realismo sporco è una corrente letteraria nata negli Stati Uniti d’America, tra gli anni Settanta e Ottanta. Ed è tutt’ora una corrente letteraria che gode di buona salute, che annovera tanti e tanti scrittori contemporanei. Che dire, ad esempio, di E.L. James (che è una scrittrice) e che fortuna ha trovato grazie a romanzi ben più espliciti e sadiani rispetto a quelli di Bukowski? Problema di E L. James è, a ben vedere, poi uno solo: non fa altro che riscoprire la scrittura sadiana, quella del conte Donatien-Alphonse-François de Sade, meglio noto come Marchese de Sade. Nel Marchese de Sade, sì, c’è la perversione fine a sé stessa, c’è brutalità, c’è una ben radicata malattia atta a distruggere qualsiasi forma di bellezza. E’ molto, molto più che crudo, è crudele de Sade e non solo a livello scrittorio. Mentre de Sade distrugge, Charles Bukowski costruisce sulle macerie, e la differenza è ben tangibile. Bukowski salva sé stesso ma salva anche quella parte di umanità che, bene o male, riesce ad amarlo.
Non credo di sbagliare dicendo che il realismo sporco sia ad appannaggio di tutti, senza distinzioni sessuali. Non nego che a qualcuno/a possa non interessare leggere storie bukowskiane, ma l’umanità è bella perché varia, perché è il più grande spettacolo che c’è, e non costa un centesimo partecipare a questo spettacolo, parafrasando Bukowski.


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Bukowski, racconta! - Curatore: Iannozzi Giuseppe - Editore: Ass. Culturale Il Foglio - Collana: Narrativa - Formato: Brossura - Pubblicato: 08/04/2016 - Pagine: 190 - Lingua: Italiano - Isbn o codice id 9788876066177 - Prezzo: 14 Euro


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lunedì 16 maggio 2016

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – recensione di Riccardo Montesi su Kult Underground

Bukowski, racconta!

di Riccardo Montesi 


recensione su Kult Underground 


Il Foglio Letterario – Pag. 184 – Euro 14



Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Un libro che è un oggetto misterioso. Bukowski o non Bukowski, questo è il dilemma! Troppo ben scritto e imitato per non essere Bukowski, ma al tempo stesso troppo incerto come attribuzione e privo di sicure fonti per assegnarlo al grande autore nordamericano di origini tedesche. In fin dei conti, però, anche se fossero soltanto apocrifi, racconti e poesie di scuola bukowskiana, sarebbe pur sempre un gioiello di libro che raccoglie brevi storie, interviste, appunti e liriche del tutto inedite in Italia. Se siamo di fronte a imitatori statunitensi sono ottimi imitatori, ché lo stile è quello del Maestro, con tutto il suo erotismo, le storie di cavalli, le sbornie a base di vino a poco prezzo e il disprezzo per il mondo letterario contemporaneo. “La figa la posso riempire, la politica e Dio no”, afferma il misterioso autore mentre - tra una sbronza e l’altra - incontra cuginette in calore dal sesso depilato che gli fanno passare la voglia di scrivere e di giocare ai cavalli. Un libro che è intriso di tutto l’irridente anticonformismo di Bukowski, scorre come acqua fresca tra bicchieri di pessimo vino e sperma, racconti porno e poesie stridenti, amore anale e scrittori da gettare, editori che non pagano e vecchi maniaci sessuali. Non mancano filippiche contro i critici letterari e gli scrittori inutili, così come l’autore non poteva esimersi dal raccogliere giudizi autorevoli sull’opera di Bukowski. Un libro imperdibile per gli amanti del vecchio Buk, che in questi apocrifi adotta il consueto nomignolo di Hank Chinaski. Visto di chi parliamo, scrivere nom de plume sarebbe fuori luogo… lui non l’avrebbe fatto! Giuseppe Iannozzi (1972) è il curatore traduttore di questo volume molto interessante, destinato a far discutere, autore tra l’altro di Angeli caduti, La lebbra, L’ultimo segreto di Nietsche, La cattiva strada e Fiore di passione.

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Bukowski racconta! .

Bukowski, racconta! Curatore: Iannozzi Giuseppe Editore: Ass. Culturale Il Foglio Collana: Narrativa Formato: Brossura Pubblicato: 08/04/2016 Pagine: 190 Lingua: Italiano Isbn o codice id 9788876066177 Prezzo: 14 Euro

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mercoledì 4 maggio 2016

Bukowski, racconta! – Iannozzi Giuseppe risponde – intervista di Francesca Romana Ancona

Bukowski, racconta!


Iannozzi Giuseppe risponde


intervista di Francesca Romana Ancona


Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

Francesca Romana Ancona: Perché si parla sempre di Bukowski, quando ci sono anche tanti fan di Alda Merini? Non mi sembra che Bukowski sia stato un genio o un modello di vita! Più che altro, per me, Bukowski è stato un esempio di sregolatezza. Ma si avverte oggi la necessità di rompere gli schemi del conformismo, come se non li avessimo già rotti abbastanza! Comunque, la domanda è: con tanti altri personaggi dannati e irriverenti del ‘900, perché si parla sempre di Bukowski?

Giuseppe Iannozzi: Perché sempre Bukowski? Nel corso degli anni, diversi autori italiani hanno parlato di Hank, portando però al pubblico italiano delle biografie, talvolta sommarie. Le migliori sono quelle di Roberto Alfatti Appetiti, “Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski” e quella di Paolo Roversi, “Charles Bukowski. Scrivo racconti e poi ci metto il sesso per vendere. La vita, la poesia e i segreti di uno scrittore maledetto”. A tutt’oggi manca però un lavoro che sia di pura critica sulle opere di Bukowski. E mancava un omaggio che fosse un omaggio a Bukowski, alla sua scrittura e al suo modo di guardare alla vita. Questa lacuna credo di averla colmata con il mio lavoro Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario). Alda Merini, e non dico che non mi piaccia, ha già ricevuto molta attenzione e da parte della critica e da parte dei suoi lettori, vale a dire che non mancano opere critiche sulla sua poesia né mancano omaggi più o meno riusciti. Persino Roberto Vecchioni ha omaggiato la Merini con una bellissima canzone. Non c’era dunque, da parte mia, l’esigenza così impellente di scrivere qualcosa per la poetessa: altri, firme ben prestigiose, hanno già detto e molto bene.
Discutibile, a mio avviso, dire che Bukowski non sia stato un modello di vita. Luogo comune è credere che Bukowski sia stato un dannato e peggio ancora uno sporcaccione, uno che solo scriveva di sesso. Così non è. Hank non ha avuto una vita per niente facile. Ha sempre remato contro, ha fatto la fame, ha rischiato più volte l’osso del collo e non per finta o per apparire: la morte l’ha vista coi suoi propri occhi e l’ha affrontata a muso duro. La maggior parte della sua vita l’ha vissuta come un pezzente, senza mai legarsi a nessuna corrente letteraria in voga; e sì che avrebbe potuto, avrebbe potuto difatti accodarsi al gruppo della Beat Generation, ma non l’ha fatto. Ancor oggi, purtroppo, sono tanti i critici che con estrema leggerezza accostano Hank alla Beat Generation cadendo in un errore più che mai grossolano e non scusabile. In molti parlano di Bukowski pur sapendo dello scrittore, delle sue opere, della sua vita, poco o niente.
Oggi, il conformismo è una piaga fin troppo attuale: non c’è giorno che passi che non si torni indietro, così tanto indietro da far venire la pelle d’oca. Oggi viviamo (in) un medioevo tecnologico, dove le idee tornate in voga sono quelle di quattrocento/cinquecento anni fa. A breve vedremo gente manifestare in piazza perché si innalzino roghi per libri, film, pensatori. E a dirla tutta, qualcuno ha già bruciato i libri in piazza: come giustificare chi, in pubblico, ha bruciato alcune copie di Dan Brown?
Il conformismo è una linea di non pensiero che ci porterà sul baratro della fine. Il conformismo di oggi sta facendo impazzire una buona fetta di persone che più non pensano con la loro propria testa. In Italia siamo messi male, molto male. Ma non voglio polemizzare con la politica italiana e con i tanti sedicenti poli culturali che fanno di tutto per affossarla la cultura. Che dire degli USA? Anche in quella terra, che dovrebbe essere terra di libertà, impazzano i pazzi, come Donald Trump. Oggi più che mai il conformismo è una piaga; e purtroppo una gran fetta di italiani e di storici non si rende conto - o forse non vuole rendersi conto - che siamo seduti su una bomba pronta a esplodere.
Per rispondere alla tua domanda, parlo e omaggio oggi Charles Bukowski perché insieme a pochi altri scrittori ha realmente cambiato il modo di fare letteratura. Quando si parla di Chinaski si parla di realismo sporco. Ma soltanto un pugno di mosche sa cosa in realtà sia il realismo sporco. Due sono stati gli scrittori che, più di altri, hanno raccontato l’altra faccia dell’uomo: John Fante e Charles Bukowski. Ma anche Raymond Carver, peccato però che abbia concesso troppo di sé al suo editor, Gordon Lish. Questi ha difatti snaturato tutta l’opera di Carver per renderla commerciale, a mio avviso insulsa. E non a caso oggi vengono finalmente stampate le opere di Raymond Carver senza gli interventi invasivi e distruttivi di Gordon Lish.
Non si parla così tanto di Bukowski, tutt’altro. E’ più giusto dire che in tanti ne parlano definendolo un maniaco, un pazzo e un dannato, La maggior parte di chi ne parla non sa andare oltre questi luoghi comuni. Ho dunque scelto Bukowski perché lui non ha mai concesso niente a nessuno, né agli editori, né alle mode, né a chi lo avrebbe voluto allineato e dimezzato. Ho scelto Bukowski perché ha raccontato, con realismo sporco, l’altra faccia dell’America, di tutta quella società che vive ogni giorno cercando di sbarcare il lunario. Ecco perché.
Francesca Romana Ancona: Bella risposta, però mi sembra sia difficile dire che, oggi come oggi, Bukowski non sia di moda. Il perché di questo cercavo di capire, a livello sociale, oltre all’anticonformismo della Merini. Nonostante tutto la nostra generazione resta conformista, forse desiderosa di andare oltre, questo non saprei dirlo.

Giuseppe Iannozzi: Bukowski non è mai stato di moda. Anche quando negli anni Ottanta, grazie a Fernanda Pivano che ne ha riconosciuto la grandezza umana e culturale portandolo in Italia e facendolo conoscere al grande pubblico, Bukowski non ha mai amato partecipare a certi reading né gli garbava di mettersi in mostra. Non era quel tipo di uomo cui piaceva esibirsi in una gabbia, dorata quanto si vuole ma pur sempre una gabbia, per cui mal sopportava di darsi in pasto al pubblico. Non evitava la gente per darsi delle arie o per dar corso a una ventata di anticonformismo. Non gliene fregava niente della politica né dell’anticonformismo, e questo perché quanti ieri e oggi dicono di sé di essere degli anticonformisti, poi subito o quasi si rivelano per quel che sono: dei conformisti ributtanti. Esemplari due romanzi di Moravia, “Gli indifferenti” e “Il conformista”; in particolare, ne “Il conformista”, Alberto Moravia mette in evidenza il carattere tipico di chi rinuncia a sé per abbracciare sporche convenienze che lo denudano e della dignità e dell’orgoglio. Charles Bukowski non si è mai detto conformista e mai si è legato a una corrente anticonformista.
La critica, gli accademici non hanno ancora sbolognato Charles Bukowski: lo guardano con sospetto, e nella maggior parte dei casi non gli dedicano una sola pagina che sia di vera critica alle sue opere. La Merini invece è stata da tempo accolta dagli accademici, forse perché meno scomoda rispetto a Chinaski che non lo puoi ingabbiare, nemmeno a livello critico. E’ dunque più giusto dire che Hank lo conoscono in tanti e in tanti lo conoscono davvero male, solo per sentito dire. La critica odierna, sempre più acritica, si dà un gran da fare per esaltare il nulla, la vuotezza di libri basati su quattro, dico quattro, abusati e riconoscibili cliché. La critica oggi è morta, è morta prima della Letteratura italiana e in maniera ben più tragica. La maggior parte non sono dei critici letterari, sono altro: dei pubblicitari, ed è ben diverso. Ne consegue che molti critici - non dico tutti - sono dei conformisti, dei pubblicitari che senza vergogna alcuna vendono prodotti di bassa lega a un pubblico sempre più lobotomizzato.
Il nostro tempo storico è purtroppo di “conformisti” che sono stati educati a rimanere bene “immobili” ma sempre pronti a “credere, obbedire e combattere” a comando.

Francesca Romana Ancona: Sinceramente non parlavo di lui, del suo volere, bensì del tessuto sociale che lo ha reso una sorta di icona pop, come AndyWarhol, post mortem. Capisco che la gente non sappia granché di lui, eccetto forse per la sua fama di dannato - che oggi fa tanto -, sono però tanti gli articoli su di lui in rete, nei social network… io ne vedo tanti. Per la gente comune (e non parlo di critici e letterati) anticonformismo fa rima con Bukowski, e tutti ti sbattono in faccia le sue foto, i suoi aforismi (siano essi veri o falsi, non lo so), e via di questo passo.

Giuseppe Iannozzi: Warhol godeva di grandissima fama e rispetto da vivo; ed è sempre stato una icona, perché lui stesso in vita si è adoperato per essere un simbolo della società oltre che delle arti.
In tanti citano Bukowski a sproposito facendone una icona, pur non avendo mai letto un solo libro dell’autore. Non è il solo a essere citato a spron battuto, così come accade per la Merini. Il perché ciò accada è forse da ricercare nello stato di ignoranza dilagante in cui siamo oggi immersi: è difatti facile citare, creare icone e morta lì. Chi cita un autore piuttosto che un altro dovrebbe conoscerlo almeno un po’, così purtroppo non è. E’ il nostro un tempo storico che vive di immagini e icone di tutti i tipi. Una civiltà che si illude che icone e citazionismo siano la cultura è destinata a perdersi nella confusione. E non a caso l’Italia è un paese che più non sa quale sia la differenza fra un paio di slip e uno di mutande.

Francesca Romana Ancona: Grande!

Giuseppe Iannozzi:  Problema del conformista è poi uno solo: è capace di infilarsi in un paio di improbabili tanga purché la marmaglia gli getti poi noccioline americane in gran quantità. La ridicolaggine di cui si veste il conformista solo gli permette di entrar a far parte di una società vuota ma piena di icone, di sepolcri imbiancati, di vili ossari.


Bukowski racconta! . Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Formato: Brossura
Pubblicato: 08/04/2016
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mercoledì 20 aprile 2016

Malapianta – Dario Buzzolan – Baldini & Castoldi

Malapianta - Dario Buzzolan


Baldini & Castoldi


Malapianta


Che cos’hanno in comune Mina e Antonia? Niente, in apparenza; o forse moltissimo. L’essenziale è che, quando s’incontrano, non si lasciano più. Nonostante i diciassette anni di differenza. Da due mondi distanti ne creano uno segreto, accogliente. Si vogliono bene. E, insieme, combattono i fantasmi che le perseguitano. Per la giovane Antonia sono le presenze che, si dice, infestano un elegante villino del precollina. Uno strano edificio di cui si è innamorata e dove vorrebbe andare a vivere con la famiglia. Anche se una maledizione, si dice, uccide chiunque ci metta piede. Per Mina, lo spettro è quello di Emme, suo antico compagno, spacciatore e padrone, tornato sotto nuove spoglie – ne è convinta – per ricominciare a tormentarla. Vivo più che mai: anche se Mina lo ha visto morire trent’anni fa. Emme e la casa. Intorno ai loro fantasmi (reali o frutto di ossessione?) ruotano decenni di odio, amore, segreti, menzogne, vigliaccherie. Soltanto insieme Ant e Mina potranno liberarsene. Soltanto insieme potranno scoprire la verità: su se stesse e sul segreto che le lega. Un romanzo che va dal buio alla luce, dove i vivi, al contrario delle classiche ghost story, fanno molta più paura dei morti
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Dario BuzzolanDario Buzzolan ha pubblicato sei romanzi: Dall’altra parte degli occhi (Premio Calvino 1999), Non dimenticarti di respirare (2000), Tutto brucia (2003), Favola dei due che divennero uno (2007), I nostri occhi sporchi di terra (candidato al Premio Strega 2009), Se trovo il coraggio (2013). È autore di testi teatrali, sceneggiature, saggi sul cinema e programmi tv.


Malapianta - Dario Buzzolan - Baldini & Castoldi - Collana: Romanzi e racconti - Ean: 9788868528973 - Pagine: 288 - Prezzo: € 16.00

martedì 19 aprile 2016

Lettere matrimoniali – Claudio Lolli – Un salmo di passione sensuale – recensione

Lettere matrimoniali - Claudio Lolli

Un salmo di passione sensuale


Iannozzi Giuseppe


Lettere matrimoniali - Claudio Lolli 


Lettere matrimoniali di Claudio Lolli si presenta al lettore come un salmo, come una preghiera e una messa laica che celebra l'amore riconoscendogli spiritualità e corporeità. Claudio Lolli, quasi di certo più noto al grande pubblico in qualità di cantautore, è forse ancor più accattivante in veste di scrittore. E sebbene sia impossibile o quasi fare dei raffronti con altri romanzieri, è però bene sottolineare che Claudio Lolli non è di certo uno scrittore parrocchiale, uno di quelli che vanno oggi purtroppo di moda e che presto finiranno nell'oblio, in un non poco profondo pozzo sol pieno di ovvietà.
Tenero e duro, romantico, e sporcaccione con eleganza catulliana, Claudio Lolli, con Lettere matrimoniali, potrebbe forse esser accostato ad autori quali Marcel Proust, Samuel Beckett, Lev Nikolàevič Tolstòj, Fëdor Dostoevskij, ma anche e soprattutto a Boris Leonidovič Pasternak e Leonard Cohen.


Claudio Lolli 


Lettere matrimoniali è un intreccio di tante storie, anche se a spiccare sono principalmente due figure femminili, la moglie e la madre di Claudio. Le due donne, tratteggiate con piglio omerico, rappresentano idealmente e la salvazione e la dannazione, questo perché l'esistenza senza l'alchimia del femmineo non avrebbe senso alcuno. E al femmineo non può non sposarsi il "senso dell'attesa", senza però mai toccare apici teatrali votati all'assurdo; e se vero è che per Catullo la passione sensuale è valore fondamentale dell'uomo, Claudio Lolli non gli è da meno. La passione sensuale è così anche necessaria nevralgia che l'autore estrinseca pagina dopo pagina, brano dopo brano, sempre stando ben attento a non affogarla in un realismo sporco (o bukowskiano che dir si voglia).


Tu non sei mai stata, né mai sarai, la bella bambolotta con cui placare e soddisfare i pruriti pubici. Tu sei il mio amore. Ed essere dentro di te è l’unico momento in cui io mi sento veramente tranquillo, appagato: ho trovato l’altra metà di me che non conosco e non possiedo, ho trovato la completezza che da sempre mi manca, la serenità, l’approvazione e la fiducia che vado cercando da quando sono nato. Gratis. Senza nulla in cambio. Se non, spero, una sensazione di reciprocità. È un’intimità impagabile (anche in senso etimologico), è una meravigliosa caduta verso una morte felice, da cui si riemerge allo stesso tempo sudati e rinfrescati. Per questo, credi che le mie attenzioni non vogliono essere né volgari (e perché mai?) né aggressive o insistenti. Quando ti sembrano moleste dimmelo con tranquillità e affetto, e io capirò. (Se lo fossero sempre il discorso sarebbe un po’ diverso…) Fare l’amore con te l’altra notte, col tuo reggiseno, sentirti dire, forse un po’ eccitata: “Sfregatelo, strusciatelo”, è un’esperienza che non dimenticherò, è stato un sentirti profondissimo. Il mio amore è molto profondo, sincero, autentico e indomabile.


Da Lettere matrimoniali - Claudio Lolli


Lettere matrimoniali di Claudio Lolli è senza ombra di dubbio molto di più di un romanzo e basta, è cultura destinata a resistere al tempo e alle mode tutte.


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Claudio Lolli è uno scrittore, poeta, professore liceale e cantautore. Qui la pagina dedicata al Poeta che ha affascinato e continua ad affascinare intere generazioni:

https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Lolli

Lettere matrimoniali - Claudio Lolli - Laurana editore - Collana: Rimmel - pp. 232 - € 15,00 - ISBN 978-88-98451-46-3