venerdì 12 novembre 2010

Mussolini Bompiani e Dell’Utri. I diari del Duce pubblicati da Bompiani. Dell’Utri è il solo a crederli originali!

di Iannozzi Giuseppe

Il tentativo di riabilitare Mussolini, l’uomo e il politico, con tutti i metodi possibili, non è cosa di oggi. Nel corso dei decenni non si contano i tentativi falliti di dare un volto, seppur minimamente umano, al Duce italiano.
La riabilitazione del mostro italiano è diventata una macchina del marketing che ingrassa le pulegge del sistema editoriale e non. Purtroppo oggi nessuno si fa meraviglia che negli autogrill – e non solo – vengano venduti busti del Duce e altra paccottiglia del genere, paccottiglia che vende forte, sintomo questo che l’Italia ha ancora in sé devastanti radici littorie.
“Veri o presunti”: fra parentesi dopo il titolo questa sorta di avvertenza per i diari di Mussolini pubblicati da Bompiani. Il primo diario risalirebbe al 1939. Il primo volume riporta anche la riproduzione anastatica dell’intera agenda, affinché gli studiosi possano esprimersi sulla autenticità o meno del diario pubblicato. L’editore non assicura dunque l’autenticità del materiale pubblicato.
I diari di Mussolini, quelli che Marcello Dell’Utri indica essere autentici, sono stati detti da più parti un falso ideologico. Ciò non ostante Bompiani, quindi Elisabetta Sgarbi, a differenza di altri editori, ha deciso per la pubblicazione pur mettendo le mani avanti sulla loro autenticità.
Che siamo di fronte a una mera operazione di marketing è fuor di dubbio. Di contraffazioni la Storia dell’uomo ne è piena, sin dalla notte dei tempi. Ad esempio, ne “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco (Bompiani), il protagonista è in realtà un falsario, uno che confeziona su misura documenti storici altrimenti inesistenti e che poi vende a destra e a manca per screditare il popolo Ebreo.


A questo punto occorre ricordare che nella sua famosa trilogia Oriana Fallaci, senza mezzi termini, parla di un piano in atto da secoli che il mondo musulmano starebbe portando avanti per scalzare la cultura occidentale. La Fallaci ci assicura che i maomettani stanno conquistando l’Occidente non con le armi bensì con i grembi delle loro donne: per la Fallaci le donne islamiche in Italia, come nel resto dell’Europa, sono dei “grembi” utili a seminare nell’Occidente libero i nuovi musulmani, quelli che saranno i nuovi padroni dell’Europa.
Le idee della Fallaci, per quanto impregnate di belluina rabbia più che di orgoglio, si contraddistinguono per un sin troppo riconoscibile sapore fantapolitico. Eppure le idee della scrittrice fiorentina non hanno mancato di dar vita ad accese polemiche. In pochi anni la Fallaci ha trovato tanti detrattori ma anche tantissimi accesi sostenitori. C’è chi oggi ha sostituito la Bibbia con le opere della Fallaci; e il successo delle idee della giornalista continuano a mietere vittime, forse oggi più di ieri.
E’ fuor di dubbio che l’Islam sia arrivato anche in Europa, ciò però non significa che il mondo islamico si sia lanciato alla conquista dell’Occidente. Il terrorismo islamico vuole distruggere e non colonizzare l’Europa. L’11 settembre 2001 ha dato la stura a una miriade di fantasie fantapolitiche ed, ahinoi, molte di queste sono state accettate al pari di verità assolute.
La civiltà umana ha conosciuto la commistione di razze e popoli nel corso della sua Storia. Pensare che in futuro popoli e razze non si mischino è ridicolo oltreché razzista. L’uomo non è più quello adamitico di 10.000 anni or sono. La superiorità ariana propagandata da Hitler e Mussolini non fu che un abbaglio: Hitler credeva nell’arianesimo, nella purezza della razza germanica. Hitler non si è (forse) mai preoccupato di approfondire quante e quante volte il popolo germanico nel corso dei secoli mischiò il suo sangue con quello di altri popoli. Lui, un ometto nero, sgraziato, imperfetto nel fisico, declamava la superiorità della presunta razza germanica bruciando milioni di Ebrei nei forni. Da sottolineare che i crimini del Fuhrer e del Duce sono gli stessi degli uomini di Stalin.
Marcello Dell’Utri è felice come una pasqua per la pubblicazione di quelli che lui soltanto crede siano i diari di Benito Mussolini: “Alla fine del 2006 un libraio antiquario di Bellinzona mi ha segnalato l’esistenza di alcuni autografi mussoliniani depositati nello studio dell’avvocato Gabriele Ferrari di Chiasso. Spinto dalla curiosità sono andato a vederli, pensando fossero lettere e carte sparse. Dalla cassaforte sono invece uscite cinque agende. Il professionista me le ha proposte a una cifra vertiginosa. Non mi ha detto di chi fosse la proprietà degli scritti ma me ne ha garantito la legittimità del possesso. Me ne sono venuto via, dopo aver fatto alcune fotocopie, utili per un eventuale expertise”. Stando a quanto riferisce Dell’Utri, egli avrebbe in seguito ricevuto una telefonata da un imprenditore di Prato: “Mi disse di avermi visto in tv, da Vespa. In quell’occasione avevo portato con me le fotocopie fatte durante la visita all’avvocato Ferrari. Mi chiese di riprendere a suo nome la trattativa che nel frattempo si era arenata a causa dell’altissima richiesta. Dopo lunga discussione sono riuscito a ridurre l’esborso a una cifra più accettabile. L’acquirente, assistito dall’avvocato Niccolò Rositani, portata in porto la trattativa, ha poi voluto depositare i diari presso la Fondazione ‘Biblioteca di via Senato’, dove ora si trovano e saranno messi a disposizione degli studiosi”.
Dell’Utri sostiene anche di conoscere a chi appartenevano i diari del Duce, che per gli studiosi sono dei falsi madornali. Si sostiene che le carte fossero in possesso dei figli di Renzo Bianchi (appartenente alla brigata garibaldina di Pier Bellini Delle Stelle, il famigerato “Pedro”), uno dei partigiani che arrestarono Mussolini a Dongo. Parrebbe che in quel frangente il Duce sia riuscito a conservare una valigetta contenente i diari oggi pubblicati da Bompiani, più che altro per far felice il senatore Dell’Utri, qualche vecchio repubblichino e forse un manipolo di giovani fascisti senza né arte né parte. In ogni caso i diari li avrebbe conservati Renzo Bianchi passandoli poi ai figli.
La storia di questi diari è raccontata nell’introduzione al primo volume pubblicato da Bompiani. L’introduzione non è però firmata. Tuttavia pare sia di un giornalista del Corriere, un certo Enrico Mannucci. Insomma, l’editore si trova in evidente imbarazzo.
Per Bompiani è una operazione di marketing: Elisabetta Sgarbi spera che siano in tanti ad acquistare i diari. E’ una imprenditrice, null’altro che questo. Non li avesse pubblicati Bompiani sarebbe stato un altro editore. E a ben vedere Bompiani fa soltanto la parte dell’editore cui poco o nulla interessa l’etica. Mondadori per contro pubblica biografie, biografie illustrate, diari, carteggi e altro ancora di Ernesto Che Guevara nonché gli scritti di Fidel Castro: perché? Perché Che Guevara vende e al pubblico interessa poco o niente che a pubblicarlo sia Mondadori, ovvero la famiglia Berlusconi.
Sin tanto che ci sarà un pubblico disposto ad accattarsi Mussolini, vero o falso che sia; sin tanto che ci sarà attenzione per Ernesto Che Guevara, gli editori siano essi di destra siano essi di sinistra continueranno a pubblicare e il primo e il secondo.
Oggigiorno l’editoria è business, in molti casi un business macabro vile e spocchioso. In verità nulla che non si sapesse già; l’editoria è malata e sa di esserlo ma continua a vivacchiare sul fanatismo di repubblichini fascisti e stalinisti incalliti.