lunedì 8 novembre 2010

Vasco Rossi, fumettista ha fatto il sogno sbagliato

di Iannozzi Giuseppe

Gli italiani non leggono.
In pochi si degnano di leggere anche solo un libro all’anno.
Quasi il 40 % degli italiani non legge un solo libro in dodici mesi. La più parte degli italiani vive e muore nell’ignoranza più totale – e assurda.
I pochi che leggono, che cosa leggono?
Purtroppo non è difficile rispondere: le istruzioni per usare in maniera corretta la carta igienica. Punto e a capo.
Siamo un popolo di ignoranti e di scrittori ancor più ignoranti. Il massimo che un giovinastro italiano riesce a digerire è un manga giapponese, tipo Evangelion o Dante’s Inferno, per cui non stupisce che a crescere sia solo il numero dei fascisti in erba e dei pazzi – che osano dirsi anarchici e vittime della società.


Dall’introduzione scritta dal pugno di Vasco Rossi: “Il fumetto è un’espressione d’arte contemporanea. Arte povera ma… buona, come la musica rock. Il fumetto è ‘pittura’ leggera come la canzone, entrambe ‘leggere’ e insieme profonde, se ne può consigliare l’uso – e l’abuso – non hanno controindicazioni. Portano gioia e fantasia, aiutano a combattere il grigiore quotidiano… Un mondo che non riesce ancora a liberarsi dai pregiudizi nei confronti del diverso e che ha bisogno di trovare un ‘colpevole’ perché non sa affrontare le ‘colpe’” .
Dalla quarta di copertina di Ho fatto un sogno: “In un futuro rigido e controllato, il mondo è governato da una dittatura che ha proibito ogni forma di libera aggregazione e ha proibito quella che ritiene la principale causa di dissidenza: la musica. La popolazione è obbligata a essere “felice” o meglio a mostrare una felicità del tutto televisiva, fatta di sorrisi da copertina e facce buffe spesso ottenuti con l’ausilio di farmaci antidepressivi ed euforizzanti: non essere felici, così come suonare o ascoltare musica, è un terribile reato. Ma nel sottosuolo la resistenza si è organizzata, molti musicisti vivono in clandestinità, ci sono concerti, è possibile fare musica ed è in atto un piano per incrinare la facciata felice del regime: la dittatura ha le ore contate, e a seppellirla potrebbe essere la forza della musica”.

Vasco Rossi viene assurdamente elevato al rango d’un George Orwell con il suo 1984. E’ a dir poco assurdo, per non dire stomachevole.
In una società come la nostra, sempre più povera e violenta, avvinazzata e drogata persa, un fattore di canzonette si autoelegge eroe che salva il mondo… attraverso il rock, quello più basso e triviale, quello che si vende allo stadio.
Rimane una sola considerazione da fare: si nasce incendiari, si muore pompieri.
Ieri a morire pompiere è stato l’ex punk Giovanni Lindo Ferretti, oggi teocon che bello bello dichiara a tutti che lui vota la Lega di Umberto Bossi – e nell’intanto Franco Battiato è già pronto a infestare i negozi di musica con un disco di cover pescate dalla discografia di CCP, CSI e PGR.
Vasco Rossi invece si nomina eroe e salvatore dell’Italia: chissà che diavolo si è fumato! Non il cervello, perché un businessman come il Blasco oggi come oggi è davvero difficile trovarlo. E’ uno dei pochi che riesce a far soldi raschiando il fondo del barile: la sua fortuna è che il popolo italiano è fatto di asini patentati e boccaloni. La politica del Blasco è di far danaro sulla stupidità altrui. E’ chiaro. Punto e a capo.
Ecco dunque che dopo l’ignobile graphic novel che vede Fabrizio De Andrè protagonista, un altro fumetto drogherà il cervellino di quei pochi italiani che osano dirsi lettori.
Se tutto va bene, siamo fottuti.