domenica 5 ottobre 2014

“La perla di Labuan. Una leggenda salgariana” di Fabio Negro. Una perfetta avventura salgariana da una idea di Emilio Salgari – recensione di Iannozzi Giuseppe

La perla di Labuan.
Una leggenda salgariana


Una perfetta avventura salgariana
da una idea di Emilio Salgari


Fabio Negro


di Iannozzi Giuseppe

La perla di Labuan - Fabio Nego - Il Foglio letterario 


"La perla di Labuan. Una leggenda salgariana" (Il Foglio letterario di Gordiano Lupi) di Fabio Negro è, a tutti gli effetti, un romanzo d'avventura, o meglio ancora di avventure: Sandokan (ri)vive la sua ultima avventura grazie alla penna del giovane scrittore Fabio Negro, che rispolvera una vecchia idea irrealizzata di Emilio Salgari, per consegnarci un romanzo godibilissimo, adatto a tutte le fasce di lettori. Per nostra somma fortuna, Fabio Negro non cede alla tentazione di trasformare Sandokan e i suoi tigrotti in un prodotto di propaganda politica.

Paco Taibo II, in un pastiche, che di salgariano ha poco o nulla, tempo fa (nel 2010) consegnò alle stampe un romanzo, "Ritornano le tigri della Malesia" (Tropea editore, 2011, traduzione di Pino Cacucci). Pastiche di stili diversi, il romanzo - sempreché lo si possa dire tale -, è soprattutto un obsoleto manifesto politico di stampo marxista-leninista, che, poco ma sicuro, avrà fatto rivoltare nella tomba il povero Salgari, morto in miseria, suicida, oppresso dai debiti, dalle pretese degli editori (che suo malgrado aveva fatto ricchi grazie ai suoi romanzi). Salgari, con Sandokan, non ha mai usato il suo personaggio per svenderlo alla politica: pirati libertari, che parlano usando un vocabolario marxista, sono quanto di più lontano e di offensivo Taibo II potesse fare per omaggiare il grande scrittore veronese. Uno scartafaccio, quello di Taibo II, da seppellire senza pensarci su due volte.


Fabio Negro 


Fabio Negro, partendo da una idea di Salgari, da quello che si dice sia un romanzo andato perduto, con "La perla di Labuan. Una leggenda salgariana", fa divertire, fa sognare i lettori salgariani e non. Negro non fa politica, rimane fedele all'avventura e, per quanto possibile, ricalca con un certa destrezza quello che era lo stile letterario di Salgari, conferendo così maggior credibilità a Sandokan e al suo fratello di avventure Yanez. Va da sé che Fabio Negro non ha la presunzione di essere l'erede di Salgari, ben consapevole che gli emuli sono soggetti a sprofondare nel grande mare dell'oblio; ecco dunque spiegato perché "La perla di Labuan" è un sincero e sentito omaggio alla Letteratura avventurosa e allo scrittore veronese, Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgàri.
Se una pecca c'è nel lavoro di Negro, questa è più che mai perdonabile: Sandokan, in certi passi, risulta un po' romantico, tenero di cuore, soprattutto nei confronti della bella e giovane moglie Marianna, che, praticamente, con il solo sguardo lo riduce a un mansueto cucciolo di tigre. Tuttavia, guai a chi dovesse osar di mettere le mani su di lei. E però un'avventura non la si dovrebbe mai raccontare, se non per sommi capi, stuzzicando così il lettore con degli indizi affinché si accenda in lui la curiosità, indi per cui, in questa sede, non diremo delle peripezie e dei nuovi dolori che Sandokan affronta ne "La perla di Labuan"; diremo invece che Sandokan, dopo una vita di lotte, per amore e solo per amore, decide di lasciarsi tutto alle spalle per vivere in incognito, nelle vesti di un pacifico contadino, in una terra lontana, insieme alla sua amatissima sposa. I suoi occhi, la sua anima, il suo corpo, sono tutti per lei, per lei, per la donna che ama al di sopra d'ogni altra cosa al mondo. Sandokan è stanco, ma soprattutto è innamorato: dopo tante lotte insieme ai tigrotti, dopo aver perso tanti amici, dopo aver fatto del mare la sua casa, dopo esser sempre stato accecato dal desiderio di una lucida vendetta, per la prima volta nella sua vita ha l'opportunità di metter su casa, di vivere sul serio. All'improvviso, ma neanche poi troppo, accade qualcosa: il fuoco torna a scorrere nelle vene di Sandokan, perché è Marianna a suggerire alla Tigre della Malesia di portare a termine ciò che ha lasciato a metà, per amore. Marianna infatti non regge il peso che sia per causa sua che il suo amato abbia rinunciato ad essere una Tigre.

"La perla di Labuan. Una leggenda salgariana" di Fabio Negro è il miglior omaggio che uno scrittore potesse portare al personaggio più conosciuto e fortunato, frutto della sconfinata immaginazione di Emilio Salgari. Fabio Negro, anche se qualche volta tratteggia un Sandokan un po' tanto romantico, sa tenere bene, molto bene il filo della narrazione; e quella che, a prima vista, potrebbe sembrare una pecca, è invece un valore aggiunto, non è difatti da escludere a priori che Salgari fosse anche un cuore romantico.
Fabio Negro (Torino, 1988) ama Salgari fin da bambino. Ciò lo ha spinto a fare viaggi avventurosi in India, Borneo, Sahara e America. La sua prima opera è La riconquista di Mompracem, l’isola che c’era (Simple, 2011) e altri articoli sul tema salgariano, (I mari di Salgari, Il selvaggio Ovest di Emilio Salgari, Mio nonno il Corsaro Nero), sono pubblicati nella collana Sogni e realtà, a cura del sito emiliosalgari.it, con cui collabora.

La perla di Labuan. Una leggenda salgariana - Fabio Negro - disegni di M. Pugacioff - Il Foglio letterario - prima edizione 2014 - pagine: 200 - ISBN-13 9788876065064 - prezzo: € 14,00