lunedì 23 febbraio 2015

L’arte, la poesia, le donne

L’arte, la poesia, le donne


di Iannozzi Giuseppe


Iannozzi Giuseppe


1. Credo che l’arte, quella vera, non abbia bisogno di tante, spesso superflue spiegazioni: o c’è il genio (vale a dire uno spirito buono) o non c’è. Compito di colui che scrive è di scrivere al meglio delle sue proprie possibilità; se poi ci sarà un riconoscimento, bene. Non possiamo però pretendere che tutti siano degli artisti, anche se oggi come oggi tutti o quasi mirano a dichiararsi degli artisti, più per un proprio personale egoismo che non per una naturale propensione a creare dal Nulla. L’artista crea e quando crea si pone idealmente vicino a Dio muovendogli una sfida: “Anch’io sono in grado di creare, grazie a quello spirito buono che tu mi hai donato”. Compito dell’artista è quello di creare dal Nulla qualcosa che prima non c’era; non deve però pensare di poter insegnare al pubblico che lo segue una qualche verità. Il vero artista è al di sopra, non ha nulla da insegnare. Se nella sua arte c’è del buono, sarà semmai il pubblico a ricavarne un insegnamento adattandolo al suo sentire.


2. Ho imparato a non fidarmi ciecamente, neanche di me stesso e men che meno della mia ombra. L’ombra mia mi ha tradito più d’una volta, per questo mi guardo sempre alle spalle e non di rado lo sguardo fisso ben davanti a me: non amo le sorprese dell’Ego.


3. Il coraggio implica grande disciplina e forte senso dell’etica.


4. Posso resistere a tutto tranne alle tentazioni che le donne nutrono in seno e non di rado un poco più in basso.


5. Mai mostrare la propria delusione. Potrebbe esser scambiata per debolezza. Ci sono sempre dei corvi pronti a scavarti gli occhi dalle orbite, meglio dunque non dare a vedere delusione o consimili tristi passioni.


6. L’inferno esiste e ha un nome vecchio di secoli, di abitudini malsane, di cancri mai estirpati. Da tempi di quel fantomatico Italo, vissuto ben sedici generazioni prima della guerra di Troia, nulla è cambiato. Aristotele scriveva: “Divenne Re dell’Enotria un certo Italo, dal quale si sarebbero chiamati, cambiando nome, Itali invece che Enotri” (Politica, VII, 9, 2). Siamo ancora fermi all’età del ferro.


7. Il Poeta, quello con la “P” maiuscola è una sorta di Profeta, è un personaggio ispirato da Dio, qualcuno che è avanti al futuro. Io non so vedere il futuro, non mi affido ai tarocchi né sacrifico agnelli su qualche altare insanguinato per dar corso alla estispicina e divinar così responso. Al massimo mi spingo a toccarmi i coglioni quando butto giù dei versi d’appendice. Ecco perché non posso dire d’esser poeta.