venerdì 9 luglio 2021

LA CATTIVA STRADA – Iannozzi Giuseppe (romanzo, Cicorivolta)

 

La cattiva strada

romanzo di Giuseppe Iannozzi

La cattiva strada - Giuseppe Iannozzi - Cicorivolta

La cattiva strada – Giuseppe Iannozzi – Cicorivolta

La cattiva strada – Giuseppe Iannozzi – Cicorivolta edizioni – collana i quaderni di Cico – pp.116 – © 2014 – ISBN 978-88-99021-28-3 – prezzo: €12,00

La cattiva strada è, al tempo stesso, un romanzo di formazione e un thriller. Matteo, il protagonista, è un anarchico non troppo anarchico.  E’ soprattutto un ribelle e uno scavezzacollo. Le origini di Matteo sono incerte: vive insieme a degli zingari, che adorano il fuoco al pari d’un dio, e quello che dice d’esser suo zio è un vecchio coriaceo in odor di marxismo. Matteo non ama granché l’ideologia marxista, preferisce di gran lunga leggere la Bibbia che interpreta a modo suo. Sempre seguendo la sua cattiva strada, Matteo viene iniziato al sesso da una ragazza che dice d’esser sua cugina. Dopo averlo fatto ed esser stati per un po’ assieme, lei scompare nel nulla. Matteo decide che è giunto il tempo di lasciare gli zingari che l’hanno tirato su. Da questo momento in poi, sarà perlopiù solo, un uomo senza amici, capace però di farsi non pochi nemici durante il suo pellegrinaggio in lungo e in largo, in una Italia violenta e fascista. Ben presto Matteo si renderà conto d’aver sulle spalle una grave tara, quella d’esser d’una bruttezza particolare: il suo spirito ricusa qualsiasi legge ideologia e fede, non è neanche buono per essere un anarchico, perché lui è al di là dell’anarchia. E’ più animale che uomo e, in ogni cosa della vita e della morte, solo segue il suo proprio istinto.

Cicorivolta edizioni

Nel corso del suo pellegrinaggio sulla strada, Matteo si troverà a contatto con pazzi svitati, marxisti di fede stalinista, fascisti, maniaci sessuali, drogati, assassini, preti e assassini. Toccherà Genova per calarsi nel suo cuore più nero, quello dei travestiti e dei criminali incalliti, e proprio in questa città, tanto cara a Fabrizio De André, Matteo comprenderà che se non vuol finire crocifisso deve presto cambiar aria. Tuttavia non sarà sufficiente lasciarsi alle spalle Via Prè e la sua non poco variegata umanità  Nonostante cerchi di non cacciarsi nei guai, la sua natura lo porterà a scontrarsi con la peggior genia di farabutti e imbroglioni. Decisivo sarà per Matteo incappare nel Movimento Raeliano. Da questo momento in poi, per il protagonista non ci sarà un solo minuto di pace. Ucciderà per danaro e, nella confusione in cui si trova invischiato, si convincerà d’aver ucciso il Cristo risorto, o perlomeno un tizio che dice d’esser il Figlio di Dio. Sarà costretto a fuggire per non finir male, davvero molto male; e nel frattempo dovrà cercare di capire chi lo ha incastrato e perché mettendolo in una posizione a dir poco pericolosa e, per certi versi, blasfema.
La cattiva strada è un romanzo che riecheggia di spirito rabelaisiano, che sempre sconvolge le carte in tavola, dove la realtà è sempre incerta, dove il protagonista combatte con tutte le sue forze per allontanarsi dalla solitudine e raggiungere, finalmente, lo status di quelle anime salve tanto care a Faber.

Un brano del libro

La cattiva strada - Giuseppe Iannozzi - Cicorivolta

La cattiva strada – Giuseppe Iannozzi – Cicorivolta

[…]

“Resta, resta figliolo! Non è tardi, non per te. Per me, forse sì. Dio è un pagliaccio con delle idee bizzarre, ma…”.
“Non mi chiami figliolo”, lo zittisco mentre esce dal confessionale.
E’ più vecchio di quanto immaginassi. Di sicuro ha superato l’ottantina e non ha affatto l’aria di uno che se la passi bene. Le rughe sul suo volto dicono più di mille parole.
“Non credi in Dio. Bene, non ci credere”, fa lui sereno trascinandosi fino all’altare, come uno al quale abbiano legato sulle spalle una croce di piombo.
Si mette assiso davanti all’altare, su un gradino di freddo marmo e trae un profondo respiro.
Lo raggiungo, seppur poco convinto che questo ometto possa essermi utile. E’ già un miracolo che si regga ancora in piedi. Sembra una vecchia scimmia. A ogni modo mi metto comodo pure io accanto a lui.
“Padre, lei si è mai chiesto chi ha creato Dio?”
“Dio esiste da sempre. E’ eterno.”
“Padre, questa è una stupidità e lei lo sa meglio di me.”
“Anche se lo fosse, be’, è la verità che noi conosciamo.”
“C’è un’altra verità ed io ho ucciso… forse ho ucciso qualcuno per conoscerla questa verità.”
“Sei un tipo difficile tu. Non riesco a seguirti, ma forse è colpa della vecchiaia.”
“Vuole ascoltarmi o no?”, sputo secco.
“Mi sono messo comodo apposta. Parla, parla pure. Sono abbastanza in là con gli anni per non dovermi preoccupare di quel che dirai.”
“Quand’è così! Non è una bella storia e non c’è il lieto fine. Nessuna storia che valga due soldi finisce come vorremmo.”
Lui sbuffa, un po’ divertito, un po’ rassegnato.
Non ho idea se ascolterà sul serio la mia storia, con il cuore e con l’anima, né oso immaginare quello che poi penserà al riguardo. Ho però bisogno di raccontare quella che è stata la mia vita. Il perché non lo so bene nemmeno io. Non mi pesa sulla coscienza niente di tutto quello che ho fatto. Per dirla in maniera spicciola, talvolta il bisogno è di parlare e basta, soprattutto quando la mente ha viaggiato più del corpo che la ospita.
Mi schiarisco la gola, dando due colpi di tosse che subito si fanno eco spandendosi al di là delle povere arcate della chiesa.
“Padre, questa non è una confessione”, ribadisco al prete che, adesso, mi guarda dritto negli occhi, più interessato di quanto non lo fosse all’inizio. “Come le ho accennato – forse, e lo sottolineo ben forte questo dannato forse – ho ucciso”. Faccio una breve pausa. Devo essere sicuro che lui non si limiti ad ascoltarmi con le orecchie soltanto, perché, innanzitutto, ho bisogno che ascolti con quell’anima in cui lui crede ed io invece no. Cado in contraddizione, aspettandomi che questo pretino faccia della sua anima un vaso atto a raccogliere la cronaca, minuto per minuto, della mia vita? Non lo so, e, in tutta sincerità, me ne frega meno di niente.
Il prete mi invita a continuare, a sputare il rospo come si usa dire.
“D’accordo, hai ucciso, forse che sì forse che no. Ed è peccato, il più grande che un uomo possa commettere, indipendentemente dal fatto che uno nutra una sincera fede nei confronti di Dio o viceversa. Ma l’uomo è figlio di Caino, da sempre!”, sentenzia, con un tono di voce ammaccato, quasi volesse lasciare a intendere che uccidere non è il più grave dei peccati.
E allora glielo dico secco: “Non un semplice uomo.”
Lui non capisce.
“Potrei esser stato io l’assassino di Cristo.”
Lui sorride, mentre sulla fronte di rughe gli si formano alcune gocce di sudore.
“E non parlo in senso figurato”, sottolineo.

[…]


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giovedì 10 giugno 2021

“Un amore a Hydra” di Tamar Hodes: “Da lassù Leonard Cohen e Marianne sorridono”

Un amore a Hydra - Tamar Hodes


Da lassù Leonard Cohen e Marianne sorridono


di Iannozzi Giuseppe

Tamar Hodes - Un amore a Hydra - Scritturapura

Leonard Cohen trascorse un bel po’ di tempo a Hydra, che nel corso degli anni sessanta fu un famoso rifugio di artisti. Quando arriva sull’isola, ha già al suo attivo un album di reading (Six Montreal Poets, 1957), “Confrontiamo allora i nostri miti” (Let us compare mythologies, 1956) e “Le spezie della terra” (The Spice-Box of Earth, 1961); sull’isola greca porterà a compimento due romanzi, “Il gioco favorito” (The Favourite Game, 1963) e “Belli e perdenti” (Beautiful Losers, 1966), darà vita alla sua terza raccolta poetica dal titolo “Fiori per Hitler” (Flowers for Hitler, 1964), scriverà le canzoni che confluiranno in “Songs of Leonard Cohen” (1967) e alcuni brani che invece faranno parte di “Songs from a Room” (1969), il suo secondo lavoro discografico.

Con grande dovizia di particolari riguardanti Hydra, Tamar Hodes conduce il lettore in un angolo di mondo che potrebbe essere una sorta di piccolo Eden, non fosse per il fatto che nessun luogo sulla Terra è mai veramente perfetto. A ogni modo, la vegetazione è incorrotta e rigogliosa, gli abitanti sono affabili quanto basta, e un gran numero di artisti dona all’isola un’aura quasi magica, sono infatti tante e lunghe le discussioni sull’arte, la scrittura, la pittura, la filosofia che, all’aperto o in casa, si portano avanti per ore e ore, non di rado alzando il gomito. George Johnston, Charmian Clift, Norman Peterson, Anthony Kingsmill, Gordon Merrick, oltre a Leonard Cohen e Marianne Ihlen, sono soltanto alcuni dei personaggi che popolano Hydra: il desiderio di un po’ tutti è quello di riuscire a dare un senso alla propria vita, e non solo sotto un profilo prettamente artistico. Leonard, stanco della plumbea atmosfera londinese, ha deciso di nascondersi, si fa per dire, sulla luminosa isola greca: ha venticinque anni, sa già suonare la chitarra, e in testa gli frullano davvero tante idee, che solo aspettano di essere organizzate in maniera logica e precisa. Passa le sue giornate sulla sua macchina per scrivere Olivetti, scrive senza posa, più che mai deciso a diventare un artista completo; all’improvviso la vede, è Marianne, è bella, è la donna più bella e bionda che lui abbia mai visto. Non appena i loro sguardi si incrociano, entrambi capiscono che sono destinati ad amarsi. Nel corso della maturità, ricordando gli anni trascorsi a Hydra, durante una intervista, Cohen si esprimerà così: «Era come se tutti fossero giovani, belli e pieni di talento, ricoperti da una specie di polvere d’oro. Tutti avevano qualità speciali e uniche. Questo è, naturalmente, il sentimento della giovinezza, ma nella gloriosa atmosfera di Hydra, tutte queste qualità furono amplificate».
Cohen comincia a frequentare la comunità bohémienne dell’isola, perché oramai l’ha vista e la vuole, vuole Marianne, la donna perfetta, la dea bionda dalla pelle di raso. Ben presto Leonard si lega a Marianne; lei ha già un bambino, è sposata con Axel Jensen, ma è come se non lo fosse. Axel ha una amante e questo lei non lo può accettare. Jensen è uno scrittore dal carattere insopportabile,è un traditore che non la rispetta, ma ciò che è peggio è che non rivolge attenzione alcuna al figlio, praticamente è come se per lui non esistesse. La donna sa bene che il matrimonio con suo marito è fallito da un pezzo. Marianne si trasferisce dal giovane poeta Cohen e, almeno per un po’, i due amanti vanno d’amore e d’accordo, tanto più che Leo adora il piccolo Axel Joachim. Leonard è ispirato, è chiamato, è predestinato: non può fare a meno di scrivere, e per riuscire a stare dietro alla scrittura ha bisogno di grande concentrazione. Ama follemente Marianne ma anche la scrittura. Non è facile per Cohen concentrarsi su due fronti. Marianne intuisce che il suo amante è destinato a diventare qualcuno: non vuole in alcun modo essere un possibile ostacolo per l’uomo che ama.
Sull’isola greca di Hydra, Leonard Cohen scriverà “Bird on the Wire” e “So long, Marianne”, due canzoni (poesie) che faranno conoscere la bella modella svedese a un po’ tutto il mondo.
I genitori di Tamar Hodes erano a Hydra, erano dei membri attivi della comunità di artisti ed ebbero modo di conoscere da vicino Leonard Cohen. Quando il poeta-cantautore lasciò l’isola, consegnò nelle mani del padre di Tamar, di cui era amico, i diari che aveva tenuto in quel tempo, nei quali descrive il suo rapporto amoroso con Marianne e la vita a Hydra. Per scrivere “Un amore a Hydra”, Tamar Hodes ha preso spunto dai diari che il padre le ha lasciato, siamo dunque di fronte a un romanzo in cui la finzione sposa la realtà, quella realtà che Leo ha avuto modo di percepire e interpretare secondo la sua non poca acuta sensibilità. “Un amore a Hydra” non racconta soltanto la storia fra Leonard e Marianne: un po’ tutti gli artisti che negli anni sessanta hanno soggiornato a Hydra, pur avendo una famiglia, hanno allacciato nuove relazioni, relazioni che in alcuni casi si sono rivelate fallimentari se non addirittura pericolose. Ad esempio, l’autrice non può fare a meno di evidenziare e raccontare il complicatissimo rapporto fra George Johnston e Charmian Clift. I due artisti, marito e moglie, si amano e si odiano allo stesso tempo; leggendo le pagine che parlano di loro, non si può far a meno di notare che amore e odio, luce e oscurità, li avvolgano, e solo di rado, per pochi momenti, la luce riesce a far indietreggiare la sua nera antagonista.
La fama di Leonard Cohen si estende, il suo nome passa di bocca in bocca, e nel giro di poco tempo viene apprezzato e contattato da artisti già parecchio affermati come Bob Dylan, Judy Collins, etc. etc. Le ammiratrici arrivano a Hydra con il solo scopo di conoscere il poeta, il cantautore che canta di una certa Suzanne… Marianne è felice per il suo amante, ma non è stupida: Leonard, presto, non sarà più soltanto suo, dovrà condividerlo con le fan che si gettano letteralmente ai sui piedi. La bella svedese ne è sicura, non intende trascorrere nell’ombra i prossimi anni della sua vita: decidere di vivere insieme al suo bel canadese sarebbe un errore, per lei e per suo figlio. Impossibile rimandare decisioni, concedersi ancora un po’ di tempo: la giunta militare fascista ha già cominciato ad allungare la sua possente ombra sulla comunità.

Tamar Hodes racconta gli anni felici di Leonard e Marianne, adoperando una sapienza descrittiva che non scade mai nella melensaggine: personaggi e situazioni sono presentati senza censure e abbellimenti di sorta, riuscendo così a farsi amare anche dal lettore più esigente. E, forse, in questo preciso momento, da lassù, in mezzo a mille gardenie, Leonard Cohen sta sorridendo insieme alla sua musa bionda.

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Un amore a Hydra. La storia di Leonard Cohen e Marianne Ihlen

Un amore a Hydra. La storia di Leonard Cohen e Marianne Ihlen – Tamar Hodes – Scritturapura Casa Editrice – Collana: Paprika – Traduttore: Roberta Donvito – Prima edizione: maggio 2021 – Pagine: 286 p., Brossura – ISBN: 9788897924692 – Prezzo: € 20.00

sabato 29 agosto 2020

Lo sfigato – Estratto da “La lebbra”, romanzo di Iannozzi Giuseppe – Edizioni Il Foglio

La lebbra - Iannozzi Giuseppe - Edizioni Il Foglio

Lo sfigato - Estratto da "La lebbra", romanzo di Iannozzi Giuseppe - Edizioni Il Foglio


Estratto da La lebbra

La ragazza mai si accorse di Martino, anzi sì, non però in  maniera gradevole, difatti Martino divenne lo sfigato, quello da prendere per i fondelli. Da bambino, come poi da ragazzo, Martino era un tipo insignificante. Fosse stato brutto sarebbero state giuste le crudeltà inflittegli. Fosse stato bello va da sé che le ragazzine se lo sarebbero bisticciato. Invece era insignificante. Anonimo. Un tipo uguale ad altri milioni al mondo. Cristina gli appiccicò l’etichetta di sfigato, perché c’era semplicemente bisogno di uno che lo fosse sul serio o per finta. Essere lo sfigato comportava d’esser preso di mira dai compagni, soprattutto dalle ragazze. Per amor della sua Cristina Martino accettò il ruolo impostogli, soffrendo in silenzio il suo dolore. Ogni qualvolta veniva tacciato d’esser brutto, ignorante, drogato, handicappato, il dolore che simili accuse provocavano veniva buttato giù a forza, senza una lacrima; e una volta giù Martino lo mescolava all’amore nutrito per Cristina. Non una volta si lamentò. Accettò che in strada i compagni lo beccassero come corvi del malaugurio. Accettò persino che le amiche di Cristina gli trovassero difetti fisici che in realtà non aveva affinché si divertissero a portarlo in giro, a indicarlo ‘mostro’ agli occhi dei paesani. [...]

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Edizioni Il Foglio), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2016 ha pubblicato Donne e parole (Edizioni Il Foglio) e 2017 Il male peggiore (Edizioni Il Foglio). Scrive per diverse testate online e la free press.

La lebbra - Iannozzi Giuseppe - Edizioni Il Foglio - pagine: 150 - ISBN 9788876064548 - € 14,00

domenica 16 agosto 2020

Il male peggiore – Iannozzi Giuseppe - Galleria fotografica – Edizioni Il Foglio

Il male peggiore - Iannozzi Giuseppe


Galleria fotografica

Edizioni Il Foglio


Il male peggiore - Iannozzi Giuseppe - Edizioni Il Foglio
Torino, PIazza Statuto, la porta dell'inferno
Il male peggiore - Iannozzi Giuseppe - Edizioni Il Foglio
Il male peggiore - Iannozzi Giuseppe - Edizioni Il Foglio
Il male peggiore - Iannozzi Giuseppe - Edizioni Il Foglio
Il male peggiore - Iannozzi Giuseppe - Edizioni Il Foglio

IL MALE PEGGIORE. Storie di scrittori e di donne – In questo romanzo si raccontano le storie di tanti celebri scrittori e delle donne che, bene o male, li hanno accompagnati per un pezzo, più o meno lungo, della loro vita: Cesare Pavese e Doris Dowling, J.D. Salinger e Oona O’Neill, Ernest Hemingway e Mary Welsh, H.P. Lovecraft e Sonia Greene, Henry Miller e Anaïs Nin, Hermann Hesse e Ninon, F.W. Nietzsche e Lou von Salomé, Emilio Salgari e Ida Peruzzi…

Rassegna stampa e altri materiali

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Edizioni Il Foglio), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2016 ha pubblicato Donne e parole (Edizioni Il Foglio) e 2017 Il male peggiore (Edizioni Il Foglio). Scrive per diverse testate online e la free press.

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Iannozzi Giuseppe  Il male peggiore – Edizioni il Foglio  Collana: Narrativa   Pagine 330  ISBN 9788876067167  Prezzo: € 16,00

sabato 15 agosto 2020

Iannozzi Giuseppe – Il male peggiore – breve estratto dal capitolo “Quasi come Salinger” – Edizioni Il Foglio

Quasi come Salinger – un breve estratto

IL MALE PEGGIORE

Iannozzi Giuseppe

Edizioni Il Foglio


Il male peggiore - Iannozzi Giuseppe - Edizioni Il Foglio


Breve estratto da Il male peggiore

La notizia era rimbalzata di giornale in giornale, senza che lui, Jerome David, movesse paglia o quasi. Di anni ne erano passati tanti da quando, nel 1980, aveva annunciato il suo ritiro dalle scene letterarie, ovviamente tenendo la bocca ben chiusa. Ma i lettori non avevano dimenticato il creatore di Holden Caulfield. Le ristampe del suo unico romanzo, in parte autobiografico, e dei suoi racconti non si contavano: non c’era un solo lettore al mondo che non sapesse di lui. Per tutti era lui il grande recluso, uomo impossibile d’avvicinare. Salinger aveva fatto le cose per bene, come sempre del resto. Se ne era fregato altamente della vita mondana e dei letterati tutti. Quando il caso l’aveva richiesto, si era messo in contatto con il suo agente letterario, usando sempre la parola scritta, e morta lì. E non aveva mai dato chissà quali spiegazioni al suo editore né al suo agente. Interviste non ne rilasciava dal lontano 1974, e a dirla tutta ne aveva rilasciate ben poche. Era quasi sempre riuscito a non farsi fotografare, e questa era cosa buona anche se, di tanto in tanto, una foto sfocata di brutto, con tutta probabilità scattata da qualche buontempone, compariva su un diavolo di giornale. In più d’una occasione, il suo agente letterario gli aveva scritto che tivù e giornali lo corteggiavano e che sarebbero stati disposti a pagarlo più che bene perché apparisse: lui lo aveva mandato a stendere senza pensarci su. A lui, Jerome David, gliene fregava una benemerita mazza dei lettori che volevano sapere di lui. La sua vita era stata così, lontano da tutto e da tutti. Era stato uno scrittore, poi aveva smesso di esserlo, pur continuando a interessarsi di libri, di libri di filosofia perlopiù. [...]

Il male peggiore - Iannozzi Giuseppe - Edizioni Il Foglio - copertina retro

IL MALE PEGGIORE. Storie di scrittori e di donne – In questo romanzo si raccontano le storie di tanti celebri scrittori e delle donne che, bene o male, li hanno accompagnati per un pezzo, più o meno lungo, della loro vita: Cesare Pavese e Doris Dowling, J.D. Salinger e Oona O’Neill, Ernest Hemingway e Mary Welsh, H.P. Lovecraft e Sonia Greene, Henry Miller e Anaïs Nin, Hermann Hesse e Ninon, F.W. Nietzsche e Lou von Salomé, Emilio Salgari e Ida Peruzzi…

Rassegna stampa e altri materiali

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Edizioni Il Foglio), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2016 ha pubblicato Donne e parole (Edizioni Il Foglio) e 2017 Il male peggiore (Edizioni Il Foglio). Scrive per diverse testate online e la free press.

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Bukowski, racconta! Gli apocrifi PENSIERI, RACCONTI, POESIA a cura di Giuseppe Iannozzi

Bukowski, racconta! Gli apocrifi

PENSIERI, RACCONTI, POESIA 

a cura di Giuseppe Iannozzi

In Bukowski, racconta! sono raccolti alcuni lavori bukowskiani apocrifi, di difficile o impossibile attribuzione: una manciata di poesie e molti racconti, oltre a una intervista inedita allo scrittore. Il materiale qui presentato, in prima battuta apparve su diversi giornali underground: poesie e racconti recavano una sola iniziale, una B o una C, e in rari casi un nome, Henry. Impossibile dire se siano delle prove di scritture nate dalla mano di Charles Bukowski o se siano invece opera di uno o più ubriaconi che ieri tentarono di imitarlo; fatto sta che, per stile e tematiche trattate, le poesie e i racconti presenti in questo volume sono dannatamente intriganti, pulsanti di un politicamente scorretto, che solo Hank (forse) sapeva maneggiare con impareggiabile classe anarcoide.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta) e La lebbra (Edizioni Il Foglio), nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta). Nel 2016 ha pubblicato Donne e parole (Edizioni Il Foglio) e 2017 Il male peggiore (Edizioni Il Foglio). Scrive per diverse testate online e la free press.

Sito web: iannozzigiuseppe.wordpress.com Facebook: facebook.com/iannozzi.giuseppe Twitter: twitter.com/iannozzi


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Bukowski racconta! .


Bukowski, racconta! Curatore: Iannozzi Giuseppe Editore: Edizioni Il Foglio Collana: Narrativa Formato: Brossura Pubblicato: 08/04/2016 Pagine: 190 Lingua: Italiano Isbn o codice id 9788876066177 Prezzo: 14 Euro

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domenica 2 agosto 2020

Dio non lo raccolse a sé. Dal mio nuovo romanzo in fase di ultimazione - Iannozzi Giuseppe

Dio non lo raccolse a sé

Dal mio nuovo romanzo in fase di ultimazione

Iannozzi Giuseppe


Fernando mirava la lingerie di Veronica con occhi gravidi di piacere; e che gliene importava se mutandine e calze eran cosette di mercato, se profumavano più di povertà che non di borotalco! Di donne ne aveva avute non una o due, ma ogni volta si sorprendeva della bellezza, o meglio, della nudità femminile: una volta svestita la donna gli faceva sangue, la vista gli si obnubilava e non badava più a certe imperfezioni che però c’erano, talvolta evidenti e non poco. Fernando, venuto su da una famiglia di contadini a forza di botte e scudisciate, a vent’anni già mostrava una calvizie che presto si sarebbe risolta in una quasi totale assenza di capelli; non era bello, né sapeva parlare in maniera conveniente, alle donne però piaceva, piaceva perché in lui tutto faceva pensare a una scimmia fuorché a un uomo bell’e fatto; e Fernando, sgraziato nei modi e nel favellare, aveva trovato nella disgraziata sua condizione un punto di forza, che se non inteneriva le femmine perlomeno le incuriosiva quel tanto perché alla fine quelle ci stessero. Non si rendeva conto che lo giocavano, che se lo nascondevano fra le gambe per non guardarlo dritto negli occhi; e lui che, in fondo in fondo, era un debole, s’illudeva d’esser dalle donne amato. Se solo avesse avuto un grano di sale in zucca, lo avrebbe capito da sé che il gentil sesso si burlava di lui; quando poi, giù in paese, si vantava d’esser stato con quella e pure con quell’altra, gli amici gli ridevano addosso, lui però non se ne accorgeva e alle loro risate univa la sua passandosi una mano fra i capelli, ogni giorno più radi e sottili.

Non soffriva Fernando d’aver avuto una infanzia di botte e poco altro; in cuor suo non era mai maturata l’idea che la felicità potesse essere qualcosa di diverso dal prenderle forte sul sedere o altrove per un nonnulla, per una birichinata, o perché quel giorno la madre s’era alzata col piede sinistro. Donna Diavola, come tutti la chiamavano, aveva messo al mondo sette figli, di cui sei di sesso femminile.

Era nato di sette mesi Fernando e poco ci mancò che Dio lo raccolse tosto a sé. In cuor suo Donna Diavola pregò perché accadesse; si sarebbe fatta una bara bianca, piccola però, e lei avrebbe anche pianto per far piacere ai vicini di casa e al marito. Non era però accaduto e quando Fernando superò di buon grado la fase critica, che l’aveva visto diventare più viola d’una melanzana, Donna Diavola dovette accettare l’idea di sfamare quella bocca. Maledetto il giorno che aveva pregato il Signore! Che pentimento, che pentimento covava adesso in petto. E più cresceva e più l’odio della donna nei confronti del bambino si faceva forte: perché mai non era morto quando ne aveva avuto l’occasione? Per colpa di Fernando, lei, la Diavola, era diventata lo scherno di una bella fetta della Ciociaria; per questo non avrebbe mai perdonato a Fernando d’aver dato il primo vagito, d’aver finto di soffocare per poi riprendersi e in salute per giunta. Maledetto quel giorno che aveva pregato perché Dio le desse un figlio maschio. Che le era mai passato per la testa? Non lo sapeva bene neanche lei, certo che no. O forse sì, lo sapeva, s’era lasciata trascinare da un istinto animale; ma non lo avrebbe mai ammesso, men che meno a sé stessa. Fosse stato almeno un figlio normale, e invece no, era nato di sette mesi il disgraziato. Le ciociare se la ridevano sotto i baffi quando la vedevano attraversare le strade per andare all’orto; che poteva mai fare? Stringere i denti e bestemmiare, ma non a voce alta. In paese erano tutti cattolici e fascisti convinti, guai dunque a farsi sentire d’accusar Dio o Cristo per una disgrazia o gioia che fosse; Donna Diavola scivolava dunque accanto alle compaesane facendo finta di niente, ma di dentro si sentiva morire, e di più ancora quando la fermavano per scambiare due chiacchiere: “Tutto bene, allora? Oh, che annata, mica buona per le olive e pure l’uva non ci verrà su buona; ma che importa, l’importante è la famiglia, che tutti stiano bene in salute, non è forse così Donna?” Lei accennava un sì con il capo e subito cambiava discorso, quelle così si prendevano la soddisfazione d’averla stuzzicata, le si leggeva infatti la stizza in viso che le si faceva rubizzo mentre gli occhi pareva volessero schizzargli fuori dalle orbite. Maledetto quel giorno che s’era portata in chiesa, maledetto per sempre: non avrebbe mai dovuto pensare, neanche lontanamente, che la famiglia avesse bisogno d’un altro uomo oltre a quel cretino di suo marito.

La madre lo caricava di botte, il più delle volte senza una ragione; il bambino si limitava a piangere, convinto che la punizione, in un modo o nell’altro, se l’era andata cercando e giacché veniva punito s’illudeva che fosse per il suo bene, perché la madre lo amava. Seppur in salute, almeno così pareva per il momento, robusto come tutti i ragazzini cresciuti in strada e allattati più dalle fontanelle che non dai seni materni, Fernando non era una cima e non era nemmeno furbo; non che fosse proprio stupido o deficiente, era un ingenuo troppo ingenuo forse, e, come tutti gli sfortunati che soffrono d’ingenuità, certe cose non le capiva né gli passavano per l’anticamera del cervello, per cui mai un sospetto che la madre non lo amasse.

Giacomo, il padre di Fernando – o perlomeno quell’uomo che si suppone fosse il genitore –, badava poco o nulla ai figli; contadino per vocazione, mani callose e un cervello ridotto al minimo, seppur buono d’animo, era distratto, troppo per prendersi cura dei figli; rincasava sempre tardi dopo aver passato l’intera giornata nei campi, e unica sua soddisfazione era la cena. Non era tipo d’informarsi dei bisticci in famiglia e men che meno ci teneva ad affrontare la moglie; anche a letto era lei a prendere il sopravvento, lui subiva passivamente, cercava di pensare ad altro mentre lei lo schiacciava sotto la sua mole di ciociara bene in carne.

Un giorno, altrove - Federico Roncoroni ci regala un romanzo che leggeranno anche i posteri

FEDERICO RONCORONI

Un giorno, altrove


Un romanzo che leggeranno anche i posteri

"Un giorno, altrove" (Mondadori) di Federico Roncoroni è un romanzo che non si fa dimenticare. Come ebbi modo di dire qualche anno or sono, Roncoroni avrebbe meritato il Premio Strega. Così non è stato, ciò non toglie che "Un giorno altrove" è romanzo che continua a vivere, a farsi apprezzare da sempre nuovi lettori, perché dentro c'è amore per la vita e per la donna amata, ma anche tanta lotta e disperazione. "Un giorno, altrove" è romanzo adatto a tutti, scritto in maniera a dir poco mirabile, una storia d’amore che sfida la malattia e la morte. Federico Roncoroni ha dato alle stampe un romanzo di rara bellezza, che contiene davvero tutto.

Un giorno, altrove - Federico Roncoroni"Un giorno, altrove" è Letteratura, perché c’è una bella differenza fra un semplice romanzo e una storia che è destinata ad appartenere al nostro tempo storico per poi passare ai posteri. Siamo di fronte a una storia articolata che utilizza un escamotage pericoloso e che solo un grande scrittore può permettersi, epistole che ricostruiscono il passato il presente e il futuro del protagonista, scrittore che da tempo, dopo la malattia sofferta e sconfitta, ha deciso di vivere in ritiro. Ma all’improvviso una e-mail, quella d’una vecchia fiamma. Rispondere? Perché? Lei gli ha fatto del male tanto tempo fa, lasciandolo a sé stesso. Per anni lui ha combattuto contro il ricordo di Isabella, un ricordo lacerante, forse più forte e terribile del linfoma che lo ha condotto sull’abisso della morte. E adesso Isa torna e vuol sapere con chi sta, se è felice, se vive e come vive. Con quale diritto?

Da oggi "Un giorno, altrove" è anche nella prestigiosa collana Oscar Mondadori.

Fatevi un regalo, leggetelo.

Iannozzi Giuseppe

Filippo è un intellettuale che ha deciso di vivere in splendido ritiro, lontano da tutti. Dopo aver girato il mondo per insegnare ed essere scampato a un gravissimo linfoma, si è rifugiato per lavorare ai suoi libri in una casa sul lago. In questa solitudine, interrotta solo da qualche incontro galante, è convinto di aver raggiunto un accettabile equilibrio. Perciò, non è senza sconcerto che un giorno riceve una mail da parte di Isabella, la sua Isa, con cui non ha rapporti da sette anni. Tanto è il tempo passato da quando lei lo ha lasciato in un letto di ospedale. Sconcerto, e anche gioia e speranza, sentimenti che si accavallano, visto che Isabella continua a scrivergli, anche se non lo fa per parlare di sé, ma, parrebbe, per avere risposte alle tante domande rimaste in sospeso. Nei cinque mesi che trascorre mandando mail al suo amore ritrovato e aspettando di poter leggere le sue risposte, Filippo ha finalmente l’occasione di raccontare a Isa ciò che ha vissuto senza di lei e di riavviare l’interrotto discorso amoroso. Isabella, invece, è reticente a parlare di sé. Evasiva al punto da risultare ambigua, si mostra animata da un’estrema suscettibilità riguardo alle allusioni di Filippo ai loro trascorsi erotici e da una forte curiosità per il modo dell’uomo di relazionarsi con se stesso. Filippo vive male le ambiguità della donna, ambiguità che il rapporto inevitabilmente epistolare accentua, e che troveranno una spiegazione, se non una soluzione, solo a fine partita.

Federico RoncoroniFederico Roncoroni, saggista e viaggiatore, ha pubblicato vari testi sulla lingua italiana e su autori dell’Ottocento e del Novecento. Una laurea in filologia classica, una quindicina di anni di insegnamento nei licei, poi una carriera da «professore a distanza» come autore di libri di testo. Vive a lungo negli Stati Uniti, poi fa ritorno alla sua Como. Un giorno, altrove, dopo l’esordio narrativo con i racconti del Sillabario della memoria, è il suo primo romanzo.

Federico Roncoroni - Un giorno, altrove - Mondadori - Collana: Oscar bestsellers - Anno edizione: 2020 - Pagine: 400 p., Brossura - ISBN: 9788804725633 - € 13,00

Bruno Lauzi più grande di De André. Ricomporre armonie (Poesie 1992 – 2006)

Bruno Lauzi più grande di De André

Ricomporre armonie (Poesie 1992 – 2006)

Iannozzi Giuseppe

Bruno Lauzi - Ricomporre armonie

Leggete della vera poesia, leggete "Ricomporre armonie (Poesie 1992 - 2006)" di Bruno Lauzi. Ve l'ho già detto, Bruno Lauzi è un Poeta con la "P" maiuscola, e non lo dico tanto per dire. E' superiore a De André. Il perché è semplice: Bruno Lauzi tradusse dal latino tanti e tanti testi in prosa italiana per poi renderla in endecasillabi, e la sua poesia è, per così dire, molto latina: le parole sono usate con piena conoscenza e non buttate a caso per stupire il lettore. Nella poesia di Lauzi coesistono precisione e anima, oltre a una sana dose di ironia.

Bruno Lauzi non ha mai mischiato le canzoni con la poesia, ed è per questo che il suo lascito poetico è autentica Poesia e non un qualcosa di abborracciato. Bruno Lauzi è stato un grandissimo cantautore, su questo non ci piove, ha scritto canzoni immortali che continueranno a essere cantate anche fra cento anni; e ci ha lasciato le sue poesie che sono a dir poco superbe e che, a tratti, hanno un piglio quasi simile a quello di Cesare Pavese. Ma Bruno Lauzi è pienamente italiano, nella sua poesia non ci sono influenze esterofile o vagamente americane.

La poesia di Bruno Lauzi è bella quanto quella di Vincenzo Cardarelli, Giovanni Boine, Camillo Sbarbaro, etc. etc.

Cos'altro devo aggiungere per convincervi della bontà della poesia di Bruno Lauzi?

BRUNO LAUZI (Asmara 1937 – Milano 2006) è ritenuto con Umberto Bindi, Gino Paoli e Luigi Tenco uno dei fondatori della cosiddetta ‘scuola genovese’ da cui nacque la canzone moderna italiana. Ha conosciuto e condiviso insieme al suo amico e compagno di banco Luigi Tenco al Ginnasio ‘Andrea Doria’ di Genova la passione per i film musicali e per il jazz. Dopo una vita di successi come cantautore, si è dedicato con successo alla letteratura pubblicando i libri di poesie I mari interni (Crocetti, 1994), Riapprodi (Rangoni, 1996), Esercizi di sguardo (Edizioni marittime, 2002) e il romanzo Il caso del pompelmo levigato (Bompiani, 2005).

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Ricomporre armonie – Bruno Lauzi

Bruno Lauzi – Ricomporre armonie – Curatore: Francesco De Nicola – Oltre edizioni – Collana: collezione di poesia – Anno edizione: 2020 – pagine: 224 – ISBN: 9788899932756 – Prezzo di copertina:  € 18.00

Colazione da Tiffany. Leggete il romanzo di Truman Capote e dimenticate il film di Blake Edwards

COLAZIONE DA TIFFANY


Leggete il romanzo di Truman Capote
e dimenticate il film di Blake Edwards

Iannozzi Giuseppe

Truman Capote - Colazione da Tiffany - Garzanti

Barry Paris ricorda le lamentele di Capote, con queste parole: «Marilyn è sempre stata la mia prima scelta per interpretare la ragazza, Holly Golightly». La scelta cadde su Audrey Hepburn, così, non a torto, Capote accusò la Paramount di aver fatto il doppio gioco. La sceneggiatura venne poi affidata a George Axelrod, che deformò in maniera hollywoodiana il romanzo di Truman Capote: l'ambiguità sessuale di Holly, la sua bisessualità viene difatti completamente stralciata. Il personaggio di Liz è una invenzione dello sceneggiatore, utile solo a rendere il film più appetibile al palato frivolo del pubblico dei primissimi anni Sessanta. Nel romanzo di Truman Capote non ci sono romanticherie, né si lascia a intendere che Holly e Paul, alla fine, si metteranno insieme. La sceneggiatura di George Axelrod prende soltanto spunto dal romanzo di Capote. Nel romanzo "Colazione da Tiffany", Capote disegna un quadro ben preciso della società americana; essa è decadente e morbosa ed è tutta incarnata nel personaggio di Holly, una donna né giovane né vecchia, sognatrice e cinica allo stesso tempo. Paul Vorjak, nel lavoro di Capote, ha un ruolo marginale, mentre nel film hollywoodiano diventa il coprotagonista della storia insieme ad Holly. Hollywood ha saputo trasformare uno dei Capolavori di Truman Capote in una dozzinale storiella romantica: siamo di fronte a un vero e proprio oltraggio, e questo è quanto. Dimenticate dunque il film di  Blake Edwards, leggete invece la vera storia di Holly Golightly, quella scritta in maniera ineccepibile da Capote, il più grande genio decadentista insieme a Oscar Wilde.

Truman Capote (New Orleans 1924 – Los Angeles 1984) è una delle voci più originali della letteratura americana del Novecento. I suoi libri, editi da Garzanti, sono Colazione da TiffanyAltre voci altre stanze (1948); L’arpa d’erba (1953); A sangue freddo (1966); I cani abbaiano (1976); Musica per camaleonti (1980); Preghiere esaudite (1986), romanzo che Capote scrisse poco prima di morire e pubblicato postumo; Incontro d’estate (2006), scritto nel 1943 e ritrovato solo nel 2004, tra le carte lasciate dallo scrittore nella sua vecchia casa di Brooklyn. I suoi racconti brevi sono raccolti in La forma delle cose (2007, nuova edizione con un racconto inedito 2013) e i suoi scritti giornalistici in Ritratti e osservazioni. Tra giornalismo

Truman Capote - Colazione da TIffany - Traduttore: Vincenzo Mantovani - Garzanti - Collana: Elefanti bestseller - Anno edizione: 2019 - Pagine: 115 p., Brossura - ISBN: 9788811609537 - € 12,00