venerdì 2 settembre 2011

Gabriele Dadati. Piccolo testamento. Intervista all’autore di Iannozzi Giuseppe

Gabriele Dadati
Piccolo testamento
Intervista all’autore

di Iannozzi Giuseppe

1. Piccolo testamento è, per buona misura, un lavoro autobiografico. Prima di addentrarci nel particolare, vorrei da te sapere perché, a tuo avviso, solo ieri i romanzi autobiografici erano non poco invisi agli editori; e tu, peraltro, sei anche un editore, non solo uno scrittore.

Direi: abbiamo in qualche modo perso la fiducia nella possibilità di conoscere il mondo. Con la conseguenza che ci siamo ripiegati sempre di più sulle nostre vite, piccole e private. Così, negli ultimi anni, si sono scritti sempre più romanzi autobiografici anche laddove non c’era una vita “eccellente” da raccontare (una cosa infatti è l’autobiografia di un grande statista, che da sempre è ritenuta interessante, una cosa invece l’autobiografia di una vita privata di cittadino uguale a tutte le vite private di cittadini). Scrivendone molti ne sono saltati fuori anche di buoni (ed eccellenti) e gli editori hanno, forse, iniziato a crederci maggiormente.

2. Qual è la cifra ideale perché una esperienza personale, traumatica o anche solo lieta, possa diventare qualche cosa di utile, da condividere con il pubblico?

Direi che la cosa funziona laddove si riesce, dalla polpa dell’esperienza, a far emergere un traliccio narrativo. La vita è piuttosto informe, insensata e piena di sprechi (false partenze, scene ridondanti, vicoli ciechi): quando la si racconta l’abilità nel montaggio e nell’individuazione di una lingua rendono la cosa potabile anche per gli altri.
LEGGI TUTTA L'INTERVISTA QUI