mercoledì 16 novembre 2011

Matteo Strukul e “La ballata di Mila”. Intervista all’Autore – di Iannozzi Giuseppe

Matteo Strukul

La ballata di Mila

Intervista all’Autore

di Iannozzi Giuseppe

1. Il Veneto che è nel tuo ultimo romanzo, “La ballata di Mila”, racconta le sanguinarie imprese dei Pugnali Parlanti affiliata alla triade cinese e di Rossano Pagnan, un losco individuo, un intrallazzatore che non disdegna affatto l’assassinio pur di acquistare sempre più potere. La regione Veneto che fotografi è una terra di nessuno, dove impera il malaffare. E’ questa una situazione reale, specchio della società che oggi nostro malgrado sopportiamo, o più semplicemente siamo di fronte a della mera finzione?

La scelta di un genere come il pulp anzi lo sugarpulp certamente porta ad amplificare, in alcuni passaggi, la realtà, ad esasperarla diciamo. D’altra parte il Veneto è – almeno in parte – un far west, una terra di nessuno. Basta leggere romanzi come “Arrivederci amore ciao” o “Alla fine di un giorno noioso” di Massimo Carlotto, tanto per citare alcuni esempi illustri. Certo, il romanzo non è la realtà, ma “La ballata di Mila” si apre con un esergo, un appello lanciato da un magistrato veneziano. Un paio di mesi fa a Padova è stata smantellata una cosca cinese con una cinquantina di esercizi commerciali affiliati, perciò alla fine credo ci sia molto di vero in quello che scrivo che del resto è il frutto di ricerche, letture, studio, colloqui. Poi, appunto, io provo a inventare delle storie, ma le pesco dal mondo reale, quello che conosco meglio: il Nord Est d’Italia.

2. Mila Zago aka Red Dread, dopo che suo padre è stato ucciso e lei violentata, ha accolto in seno una sola legge e una sola religione, occhio per occhio dente per dente. Per certi versi Mila non è poi troppo diversa da Beatrix Kiddo, personaggio creato da Quentin Tarantino per il suo Kill Bill. Per il personaggio di Red Dread, a chi ti sei ispirato?

No, non è troppo diversa da Beatrix Kiddo. Ma nemmeno dalla Bloodrayne dell’omonimo videogame, o dalla Nikita di Luc Besson, dalla Crimilde del Nibelungenlied, da Elektra, protagonista di una fortunata serie Marvel. Come vedi le fonti sono varie e molto, molto contemporanee, senza per questo rifiutare ispirazioni più letterarie e classiche, a patto che siano sanguinarie. Volevo un personaggio destabilizzante, violento, moderno, in grado di abbattere quel machismo italiano duro a morire, specie di questi tempi in cui il velinismo sta uccidendo qualsiasi velleità femminile d’affermazione. Siamo un Paese in pieno regresso culturale. E gli scrittori non fanno molto per cambiare le regole, almeno in narrativa. Anche se recentemente ho letto due romanzi “Il carnefice” di Francesca Bertuzzi e “Fuego” di Marilù Oliva che provano a ribaltare questa comprimarietà forzata dei personaggi femminili, due libri che in modo diverso mi sono piaciuti molto.

Sangue garofano e cannella, di Cinzia Pierangelini e Giovanni Buzi. Intervista all’Autrice di Iannozzi Giuseppe – Arduino Sacco editore

Sangue garofano e cannella

Cinzia Pierangelini e Giovanni Buzi

Intervista all’Autrice C. Pierangelini


di Iannozzi Giuseppe


Amalgamando sapientemente verità e invenzione, proprio come in un’ottima ricetta, gli autori del romanzo di fantasia Sangue, garofano e cannella tornano a puntare i riflettori su una delle vicende criminose che più hanno scosso l’Italia degli anni ’40: gli efferati delitti di Leonarda Cianciulli, detta La saponificatrice di Correggio. Accostando gli articoli, la biografia e le testimonianze reali, e di pubblico dominio, a personaggi e dialoghi di fantasia e a un ‘sentire’ immaginario dell’assassina, scritto in prima persona, questo libro intende continuare a scavare nel Male in cerca delle sue, spesso, incomprensibili origini.
In copertina un quadro di Giovanni Buzi, Angelo avvoltoio. 2005

1. “Sangue, garofano e cannella” è allo stesso tempo un giallo e un romanzo storico. Perché riesumare la storia, non mai perfettamente chiarita, della Saponificatrice Leonarda Cianciulli?

Un giallo e anche un noir, direi. La colpa è mia, sono io che ho provato un’istintiva attrazione per questa vicenda e forse proprio perché ambientata negli anni ’40, ma anche per l’atrocità dei delitti compiuti da questa ‘amorevole’ madre e per l’ultimo sacrificio che, secondo me, ha compiuto ancora in nome dell’amore.

2. Nel romanzo c’è anche il diario, scritto in prima persona, da Leonarda la Saponificatrice: chi è l’autore di questo diario, tu o Giovanni Buzi?

Qui ti volevo! Il mio rapporto con Giovanni è stato speciale, non ci siamo divisi i compiti e i personaggi, né abbiamo steso un canovaccio dell’opera. Credo che in comune avessimo una certa maniera di scrivere: senza piani, schede, progetti etc. molto istintiva. Questo ci ha permesso di andare avanti con il libro in un gioco stupendo: uno scriveva finché aveva voglia e l’altro proseguiva da lì… finché aveva voglia! La Cianciulli, comunque, ha scritto davvero un memoriale mentre era in manicomio e le parti di pubblico dominio sono state da noi utilizzate nel falso diario, così come abbiamo fatto con articoli, interviste etc.

3. I macabri omicidi attribuiti a Leonarda Cianciulli sarebbero tre: Faustina Setti, Virginia Soavi, Virginia Cacioppo. In “Sangue, garofano e cannella” un giornalista, un po’ così e così, tenta di portare alla luce dei nuovi particolari per un articolo giornalistico. Chi è il giornalista-investigatore che tenta di scrivere la biografia di Leonarda Cianciulli?

Be’, lui è forse l’unico personaggio di fantasia dell’intero libro, chissà forse rappresenta la nostra ricerca della verità, o magari il contrario: l’avvoltoio che dalle disgrazie altrui vuole cavare sangue, e fama notorietà. D’altronde siamo pieni di ‘nobili esempi’ di questo tipo, no? Forse tutti noi che scriviamo siamo un po’ quel triste giornalista…

Non leggere Stephen King di Iannozzi Giuseppe

Non leggere Stephen King


di Iannozzi Giuseppe

Molto più salutare rovistare senza guanti nei cassonetti dell’immondizia piuttosto che toccare con mano la merda prodotta da Stephen King. Un autore che non ha alcunché da dire, noiosamente ripetitivo dalla prima alla milionesima pagina.
Credo che Stephen sia morto molti moltissimi anni or sono, all’inizio degli anni Novanta. Non l’ho mai considerato Letteratura. La mia opinione su di lui è uguale a quella di Harold Bloom, forse anche peggiore. Non è la scrittura auspicabile. Se c’è un modo per disimparare a scrivere, a non godere dell’arte, basta sporcarsi le mani con i romanzetti seriali del sedicente re dell’orrore facile.

Plagiari, manuale di autodifesa. Anila Hanxhari citata da Il Corriere della Sera per aver portato, per la 2nda volta in tribunale, Tiziano Scarpa

Plagiari, manuale di autodifesa. Anila Hanxhari
citata da Il Corriere della Sera per aver portato,
per la 2nda volta in tribunale, Tiziano Scarpa

a cura di Iannozzi Giuseppe

Su Il Corriere della Sera un non poco interessante articolo, Plagiari, manuale di autodifesa a firma di Luca Mastrantonio.
L’articolo cita anche la poetessa Anila Hanxhari, che ha portato in tribunale, per la seconda volta Tiziano Scarpa con il “suo” Stabat Mater: l’accusa è di ‘elaborazione creativa non consentita’.
Le scuse, questo sì, sono spesso fantasiose. Sgarbi diede la colpa alla madre, rea di aver commesso un errore da «garzone di bottega». Melania Mazzucco, per i brani di Vita intrisi di Guerra e pace, parlò di reminescenze adolescenziali di Tolstoj. Qualcuno, invece, preferisce il silenzio. Come Tiziano Scarpa, che prima ancora di vincere un controverso premio Strega, è stato accusato di essersi ispirato troppo a Lavinia fuggita di Anna Banti per Stabat mater. Poi, è finito in tribunale perché l’autrice albanese Anila Hanxhari si è sentita da lui saccheggiata.” (dall’articolo su Il Corriere della Sera)
Maggiori dettagli sul caso Anila Hanxhari contro Tiziano Scarpa si possono trovare tutti ben documentati in questa serie di articoli (firmati dal sottoscritto, Iannozzi Giuseppe) di cui dabbasso forniscono i relativi link cliccabili, invitandoVi a leggere il tutto con molta molta attenzione.

1. Anila Hanxhari contro Tiziano Scarpa. Stabat Mater in tribunale con l’accusa di “elaborazione creativa non consentita”. E alcune riflessioni di Iannozzi Giuseppe

2. Tiziano Scarpa ha copiato da Anila Hanxhari per il suo Stabat mater? In esclusiva il confronto fra Maria delle caramelle di Hanxhari e Stabat mater di Scarpa

3. Tiziano Scarpa meritava il 63mo Premio Strega? Anila Hanxhari contro Stabat mater

4. Per il Premio Strega 2011 streghe e stregoni

Vittorio Sartarelli. Una vita difficile di Iannozzi Giuseppe

Vittorio Sartarelli. Una vita difficile


di Iannozzi Giuseppe



Il più delle volte la vita non è facile, e forse è più vero dire che non lo è quasi mai per nessuno. Ma per gli umili manzoniani, in una certa misura, il futuro è sempre più incerto che per tanti altri.
Quella di Vittorio Sartarelli è una storia in gran parte autobiografica, forse simile a tante altre, o forse no.
La vicenda di Marco e Sara, che è in Una vita difficile, par quasi ribadire le parole di Tancredi “bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”. E però la storia di Sartarelli non è quella di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, non ci troviamo difatti immersi in una aristocrazia avviata verso il declino, bensì in una Sicilia rurale che si regge sulla Fede e la Provvidenza, dove il lavoro schianta la schiena e dove troppo spesso vivere significa sopravvivere. La Sicilia Occidentale degli anni Sessanta, che l’autore ci racconta, non è diversa da quella di oggi; le difficoltà che ieri, Marco e Sara, protagonisti principali del romanzo, sono stati loro malgrado costretti ad affrontare,  sono ancora quelle dell’attuale momento storico. Il tempo par si sia fermato in Sicilia: tutto cambia, però a ben guardare nulla cambia mai realmente. Il cambiamento è mera illusione che giorno dopo giorno, da politicanti e vili mestieranti, viene sventolata davanti agl’occhi dell’opinione pubblica, troppo spesso incapace di penetrare le barriere dell’apparenza. Ecco dunque che la Sicilia potrebbe anche apparire una terra felice, senza grossi problemi. Così invece non è.