sabato 7 dicembre 2013

"La lebbra" di Giuseppe Iannozzi - booktrailer

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La lebbra
- Giuseppe Iannozzi - Ass. Culturale Il Foglio – Collana: Narrativa - Data di Pubblicazione: 2013 Pagine: 150 - ISBN-10: 8876064540 - ISBN-13: 9788876064548 - Prezzo: € 14



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domenica 3 novembre 2013

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La lebbra – Giuseppe Iannozzi


Informazioni bibliografiche
Titolo del libro: La lebbra
Autore : Giuseppe Iannozzi
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa
Data di Pubblicazione: 2013
Genere: letteratura italiana
Pagine: 150
ISBN-10: 8876064540
ISBN-13: 9788876064548
Prezzo: € 14
La lebbra - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario 
(c) Chatterly, visual artist – per gentile concessione dell’Artista
Sito di riferimento: http://chatterly.deviantart.com
Descrizione

disponibileMartino, dal profondo Sud, dopo la morte dei genitori, decide di cercare fortuna a Torino. Martino disprezza l’Islam e il mondo musulmano; ha letto un solo libro, il sermone (“La rabbia e l’orgoglio”) di Oriana Fallaci. Martino ignora però le cause che hanno scatenato l’11 settembre. Si innamora di Aidha, una ragazza musulmana, ma Aidha è un’esca per prenderlo in trappola. Un noir esistenzialista che strizza l’occhio a Boris Vian.

Perché leggere LA LEBBRA?

Perché si parla della piaga dell’islamofobia. Perché è un pamphlet in risposta a La rabbia e l’orgoglio della Fallaci. Perché è un noir esistenzialista à la Boris Vian. Perché tratta un argomento più che mai attuale e che ogni giorno fa discutere.

Qualche dettaglio in più!

LA LEBBRA – Il romanzo racconta la storia di Martino, di un giovane neanche poi troppo giovane, che dal profondo Sud, da una società prettamente rurale e chiusa in sé stessa e nei suoi pregiudizi, dopo la morte dei genitori, decide di tentare la sorte nel Nord Italia.
Oriana FallaciMartino disprezza l’Islam e il mondo musulmano tutto: in realtà ha letto un solo libro, il sermone (“La rabbia e l’orgoglio”) di Oriana Fallaci, che l’ha profondamente impressionato, così tanto che ne ha fatto la sua personale bibbia di sopravvivenza. Martino ignora però le cause che hanno condotto il mondo occidentale sull’orlo del disastro dopo l’11 settembre. Prende alla lettera il sermone e per lui la verità è solo quella che la Fallaci dichiara nel suo pamphlet.
Di primo acchito Martino potrebbe sembrare una sorta di anarco-fascista, ma in realtà è più che altro un fasciocomunista con poche idee e una gran confusione in testa: è una persona incapace di distinguere il Bene dal Male, una sorta di bambola umana prigioniera dei pregiudizi di cui si è nutrito attraverso un unico libro. Martino odia l’Islam perché è stata la Fallaci a consigliargli la ‘rabbia e l’orgoglio’. Ignora che la Fallaci, in un primo tempo atea di stampo illuminista, nel corso degli anni ha finito con l’abbracciare la Chiesa Cattolica stringendo amicizia con mons. Rino Fisichella e il cardinale Joseph Ratzinger.
Martino odia chiunque non sia italiano. Odia gli stranieri. Odia gli immigrati, che, a suo avviso, riceverebbero molti privilegi da parte dello Stato italiano mentre gli italiani come lui no. Martino fugge dunque nell’Italia settentrionale con il suo misero bagaglio: ma una volta entrato in stazione subito si accorge che il Nord non è poi diverso dal Sud. A Torino credeva di trovare una società pulita (ariana), non contaminata dagli stranieri: con sua grande sorpresa, appena fuori dalla stazione di Porta Nuova, si trova a contatto con una società multirazziale. Che fare?

Breve estratto

Aidha rideva. Non c’era dubbio alcuno. Rideva e rideva di lui.
Per Dio, era così diversa! Eppure era lei, senz’ombra di dubbio.
Rideva, in maniera oltremodo sguaiata, imperdonabile per qualsiasi donna di fede islamica.
E non nascondeva i capelli, che lunghi e corvini baciavano e si lasciavano baciare dalle dita di Gabriele.
Entrambi ridevano.

L’autore


Giuseppe IannozziGiuseppe Iannozzi detto Beppe, classe 1972, torinese, è un giornalista, un critico letterario e uno scrittore.
Nel 1994 ha pubblicato per i tipi Editrice Nuovi Autori il romanzo Amanti nel buio di una stanza (fuori catalogo).

Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti per Cicorivolta Edizioni; nel 2013  L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e La lebbra (Il Foglio letterario). Nel 2014 uscirà il romanzo Il disegno del Diavolo”. E sempre nel 2014 vedrà la luce una accurata biografia sul grande regista Damiano Damiani (per Il Foglio letterario di Gordiano Lupi). Progetti in corso: un libro di poesie, un nuovo romanzo e altro ancora.

Ha inoltre curato il volume biografico “Io ti sparo” di Bruno Celeste per i tipi Cicorivolta; una sua intervista-introduzione è presente nel romanzo erotico “Profumo di pesca” di Kyara (Cicorivolta edizioni). Per il poeta Fabio Ciofi, ha scritto l’introduzione alla sua silloge poetica “I personaggi” (Il Foglio Letterario).


La lebbra - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

 

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domenica 27 ottobre 2013

La lebbra – Giuseppe Iannozzi – a fine ottobre in libreria

La lebbra – Giuseppe Iannozzi

Giuseppe Iannozzi detto Beppe, classe 1972, torinese, è un giornalista, un critico letterario e uno scrittore.
Nel 1994 ha pubblicato per i tipi Editrice Nuovi Autori il romanzo Amanti nel buio di una stanza (fuori catalogo).
Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti per Cicorivolta Edizioni; nel 2013  L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e La lebbra (in uscita a fine ottobre per Il Foglio letterario). Nel 2014 uscirà il romanzo Il disegno del Diavolo”. E sempre nel 2014 vedrà la luce una accurata biografia sul grande regista Damiano Damiani (per Il Foglio letterario di Gordiano Lupi).
Ha inoltre curato il volume biografico “Io ti sparo” di Bruno Celeste per i tipi Cicorivolta; una sua intervista-introduzione è presente nel romanzo erotico “Profumo di pesca” di Kyara (Cicorivolta edizioni). Per il poeta Fabio Ciofi, ha scritto l’introduzione alla sua silloge poetica “I personaggi” (Il Foglio Letterario).
Non dimenticare di leggere l’anteprima de LA LEBBRA di Giuseppe Iannozzi (immagine di copertina di Chatterly) – Il Foglio letterario, a fine ottobre in libreria.


iannozzi giuseppe - cartoon

La lebbra in sintesi

Martino, dal profondo Sud, dopo la morte dei genitori, decide di cercare fortuna a Torino. Martino disprezza l’Islam e il mondo musulmano; ha letto un solo libro, il sermone (La rabbia e l’orgoglio) di Oriana Fallaci. Martino ignora però le cause che hanno scatenato l’11 settembre. Si innamora di Aidha, una ragazza musulmana, ma Aidha è un’esca per prenderlo in trappola. Un noir esistenzialista che strizza l’occhio a Boris Vian.

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”LA LEBBRA” di Giuseppe Iannozzi (Il Foglio letterario). Qualche dettaglio in più!

LA LEBBRA

Giuseppe Iannozzi


La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

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LA LEBBRA – Il romanzo racconta la storia di Martino, di un giovane neanche poi troppo giovane, che dal profondo Sud, da una società prettamente rurale e chiusa in sé stessa e nei suoi pregiudizi, dopo la morte dei genitori, decide di tentare la sorte nel Nord Italia.
Oriana FallaciMartino disprezza l’Islam e il mondo musulmano tutto: in realtà ha letto un solo libro, il sermone (“La rabbia e l’orgoglio”) di Oriana Fallaci, che l’ha profondamente impressionato, così tanto che ne ha fatto la sua personale bibbia di sopravvivenza. Martino ignora però le cause che hanno condotto il mondo occidentale sull’orlo del disastro dopo l’11 settembre. Prende alla lettera il sermone e per lui la verità è solo quella che la Fallaci dichiara nel suo pamphlet.
Di primo acchito Martino potrebbe sembrare una sorta di anarco-fascista, ma in realtà è più che altro un fasciocomunista con poche idee e una gran confusione in testa: è una persona incapace di distinguere il Bene dal Male, una sorta di bambola umana prigioniera dei pregiudizi di cui si è nutrito attraverso un unico libro. Martino odia l’Islam perché è stata la Fallaci a consigliargli la ‘rabbia e l’orgoglio’. Ignora che la Fallaci, in un primo tempo atea di stampo illuminista, nel corso degli anni ha finito con l’abbracciare la Chiesa Cattolica stringendo amicizia con mons. Rino Fisichella e il cardinale Joseph Ratzinger.
Martino odia chiunque non sia italiano. Odia gli stranieri. Odia gli immigrati, che, a suo avviso, riceverebbero molti privilegi da parte dello Stato italiano mentre gli italiani come lui no. Martino fugge dunque nell’Italia settentrionale con il suo misero bagaglio: ma una volta entrato in stazione subito si accorge che il Nord non è poi diverso dal Sud. A Torino credeva di trovare una società pulita (ariana), non contaminata dagli stranieri: con sua grande sorpresa, appena fuori dalla stazione di Porta Nuova, si trova a contatto con una società multirazziale. Che fare?

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Crucifix Kiss. Il nuovo romanzo di Giuseppe Iannozzi cerca un editore – Comunicato stampa

CRUCIFIX KISS

di Giuseppe Iannozzi

Il romanzo cerca un editore

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sad-girl

vendesiIl leit-motiv del romanzo Crucifix Kiss è l’indagine dei sentimenti umani che, a detta dei più, sono una triade, ovvero Amore, Odio, Amicizia, anche se, a onor del vero, l’Amicizia è una sfumatura dell’amore. Da sempre Amore e Odio sono stati sentimenti oggetto di indagine e psicologica e antropologica, spirituale e poetica da parte degli uomini: si è tentato quasi di darne una definizione matematica dimostrabile, ma a tutt’oggi, per fortuna, nonostante l’impegno dei behavioristi, si è solo riusciti a estrapolare le diverse sfumature che sentimenti come l’amore e l’odio conservano nel loro ‘cuore’. Ogni giorno una nuova sfumatura dei sentimenti si aggiunge a quelle già classificate; in breve, sentimenti così forti possono solo essere un giallo nel vero senso della parola, un giallo che i poeti hanno poetato secondo la loro sensibilità, un giallo che i Mistici religiosi hanno assurto a Fede, un giallo che gli uomini di scienza (psicologi, sociologi, ecc. ecc.) hanno reso ancor più enigmatico.
Il romanzo indaga intorno all’Amore e all’Odio seguendo l’indagine speculativa propria del  giallo; ma il giallo è anche una storia d’Amore che travalica il concetto stesso di amore per spingersi oltre, ovvero per ricercare una verità ovvia quanto ascosa: chi ama non può fare a meno di essere al contempo vittime e carnefice, assassino e assassinato.
I giovani personaggi del romanzo vivono la loro storia d’amore in tutta innocenza fino a quando non interviene un qualcosa di alieno che li separa; inizia così per loro la ricerca della verità, del motivo che li ha portati ad allontanarsi l’uno dall’altro. Nel corso della loro indagine psicologica, si rendono conto che Amore e Odio non sono altro che delle diramazioni di una forza superiore e che quello che loro avevano vissuto come amore era illusione, perché in realtà erano legati da una Forza Superiore. La loro vita non può che cambiare radicalmente, in quanto rispondono, almeno a livello istintivo, alle domande eterne che l’uomo si è da sempre posto, cioè: chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo? E di queste risposte avranno paura, si accuseranno l’un l’altro di essere degli assassini, assassini di sé stessi; spaventati, sarà la loro paura a concretizzare il corpo del reato, i loro stessi cadaveri! Scoprono di essere vivi ma al contempo cadaveri, sospesi in una condizione intermedia fra la vita e la morte, metafora dell’ipocrisia alienante ed imperante nella società. Il lavoro di ricostruzione, pour ainsi dire, della loro personalità comporta un sacrificio e per lei e per lui, ovvero rinunciare alla loro conoscenza (ma anche alla loro coscienza) per acquisire una spiritualità nuova, una conoscenza superiore dell’Amore e dell’Odio che regolano le umane passioni. Riuscire a pervenire a questa conoscenza comporterà anche dei sacrifici spirituali e materiali: i protagonisti intraprendono un viaggio all’interno del loro più riposto Ego rischiando di perdersi nel Nulla, di annullare la loro personalità per consegnarle al Nulla, al Materialismo Morale. Il Materialismo Morale, quello che fonda le sue ragioni sull’immagine dei sentimenti piuttosto che sulla sostanza spirituale, finisce con l’incarnarsi nei loro doppi, fantasmi gemelli del loro passato che si vuole imporre come futuro della loro esistenza. Ma alla fine troveranno la forza di dire no, di abbandonare le loro paure per vedere finalmente la Luce. Il loro percorso di maturazione li vedrà in lotta contro sé stessi, una lotta esistenziale che rischia di annullarli… e proprio quando sembrerà che per le loro giovani anime tutto sia stato destinato, interviene l’inopinabile, un aiuto insperato, un aiuto umile che si può definire come spiritualità primigenia, quella che Adamo ed Eva dovevano avere prima di sprofondare nell’abiezione del Peccato.
In definitiva, nel romanzo mille sono i luoghi dell’anima che vengono visitati, luoghi che sono anche anticamere per la salvezza o la dannazione, luoghi che si sposano con l’ambiente familiare, lavorativo, scolastico, ecc. ecc. Chi o che cosa è più forte dell’Amore e dell’Odio? I giovani protagonisti del romanzo lo scopriranno dopo non poche incomprensioni; ma alla fine assurgeranno il loro essere alla Luce, testimoni, messia mortali di un sentimento tanto forte che non può che essere immortale.
Il romanzo è, ovviamente, una metafora che gioca con lo spazio e con il tempo fino a dilatarli all’inverosimile, quasi sino al collasso, ma, paradossalmente, spazio e tempo è come se non esistessero nel costrutto narrativo: eppure molto si viaggia e molto tempo si vive, o forse solo ci si illude di viaggiare e di vivere!
Crucifix Kiss è un giallo e una storia d’amore allo stesso tempo, quasi una sorta di parabola (o favola moderna).

Iannozzi Giuseppe detto Beppe, classe 1972, torinese, giornalista regolarmente iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, è un critico letterario e uno scrittore.
Nel 1994 ha pubblicato per i tipi Editrice Nuovi Autori il romanzo Amanti nel buio di una stanza (fuori catalogo).
Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti per Cicorivolta Edizioni; nel 2013  L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e La lebbra (in uscita a fine ottobre per Il Foglio letterario di Gordiano Lupi). Nel 2014 uscirà il romanzo Il disegno del Diavolo”. E sempre nel 2014 vedrà la luce una accurata biografia sul grande regista Damiano Damiani (per Il Foglio letterario di Gordiano Lupi).
Ha inoltre curato il volume biografico “Io ti sparo” di Bruno Celeste per i tipi Cicorivolta; una sua intervista-introduzione è presente nel romanzo erotico “Profumo di pesca” di Kyara (Cicorivolta edizioni). Per il poeta Fabio Ciofi, ha scritto l’introduzione alla sua silloge poetica “I personaggi” (Il Foglio Letterario).

Iannozzi Giuseppe intervista se stesso. L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni)

Iannozzi Giuseppe intervista se stesso

L’ultimo segreto di Nietzsche


ISBN 978-88- 97424-77-2 – pagine: 230 – prezzo: € 13,00


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Perché scrivere un libro, su Nietzsche per giunta?

Avrei dovuto forse scrivere un giallo con il solito morto ammazzato e il commissario di turno?

Perché no?! E’ il gusto del tempo.

Le mode nascono e muoiono con uguale facilità. Di sé non lasciano che un po’ di cenere e polvere.
Si dovrebbe scrivere per i posteri, diversamente si fa soltanto un esercizio per dilettanti. Colui che scrive per i posteri, prima che per la moda del proprio tempo storico, rischia d’incorrere nell’incomprensione dei contemporanei; ma non ci sono altre strade per allontanarsi dalla banalità, dalla serialità, dalla faciloneria.

Perché riportare in vita Nietzsche e la sua filosofia?

Perché Nietzsche è stato un uomo con più di un universo dentro. La filosofia nietzschiana ha fatto da apripista alla psicologia. Ecco perché Nietzsche.
L’umanità è perlopiù costituita da personaggi banali che di sé non lasciano traccia, mentre Friedrich era di altra pasta… rifiutava ciò che era scontato e quindi stupido per natura.

Poteva parlare di Aristotele…

Non vedo perché avrei dovuto dedicare la mia attenzione al peggior nemico del pensiero umano.
Per colpa degli aristotelici la civiltà europea e non solo è rimasta prigioniera di innumerevoli disumani pregiudizi, che hanno portato a più di un conflitto fratricida. Aristotele era un mediocre, uno che non ha mai pensato agli universi paralleli.

Iannozzi Giuseppe - L'ultimo segreto di Nietzsche


Lei crede in Dio?

Si crede in un Dio nella misura in cui non si crede in sé stessi. Chi non crede in sé stesso diventa o un fanatico assassino o uno di quei buonisti sempre con il piede in due scarpe. Giordano Bruno da Nola è stato uno che ha saputo vedere al di là e per questo gli aristotelici, vale a dire la Chiesa, lo ha condannato al rogo.

In pratica lei abbraccia la filosofia nietzschiana…

Si può dire che abbraccio la verità! Ma la verità è sempre ben nascosta, sottoterra. Bisogna scavare nella terra, in profondità. Sino ad oggi pochi hanno osato sporcarsi le mani per scavare, hanno invece preferito puntare lo sguardo al cielo ed innalzare preghiere a mani giunte… hanno preferito dimenticare che sottoterra c’è la nostra storia; che ci sono i nostri antenati; che ci sono le nostre radici. Non c’è niente di più alieno dell’“universo uomo”.

La rimproverano di parlare di sesso. Perché?

Perché parlo di sesso, mi par ovvio. Perché i bambini non nascono sotto i cavoli e non li portano le cicogne. Parlo di sesso perché nessuna società esisterebbe e sarebbe mai esistita senza il sesso. Le sembra una cosa sporca parlare della società in cui veniamo vomitati?

Ma parlare di sesso non significa contribuire all’aumento demografico…

Non ho mai pensato di contribuire a qualche cosa, men che meno all’aumento della popolazione mondiale. Il sesso è il modo più naturale per conoscere noi stessi e il prossimo. Penso che sia importante conoscersi punto e basta. Le suona strano?

L’opinione pubblica è però convinta che non si debba parlare di certe cose.

L’ipocrisia dei perbenisti ha rovinato la società e la cultura, dalla notte dei tempi. Chi non ama parlare di sesso è solitamente una persona frustrata, capace di commettere i peggiori delitti… Oggi viviamo all’interno di una moda vittoriana. Una larga fetta di gentaglia viene solo se c’è di mezzo il solito morto ammazzato nelle solite circostanze misteriose. Se c’è il morto ammazzato, gli ignoranti (e i perbenisti) sono persino pronti a chiudere entrambi gli occhi sulle scene di sesso. Le sembra normale?

So soltanto che, oggi come oggi, ognuno di noi potrebbe essere Jack lo Squartatore.

Dopo che Robert Louis Stevenson ha dato alle stampe il suo Dr. Jekyll e Mr. Hyde, in molti hanno provato a dar corpo a dei romanzi più o meno simili. Ci hanno provato e basta. I loro romanzetti sono caduti nell’oblio più assoluto. Stevenson, a suo modo, fece una analisi dell’uomo dell’Ottocento, mentre i suoi epigoni si limitarono a scrivere di assassini e prostitute. Oggi non è diverso. Giallisti e thrilleristi si affannano nel tentativo di dare un volto all’uomo del Duemila, imitando Stevenson. Siamo invasi da gialli e thriller di nessun valore, vuoti e senza carattere, tranne nel caso ci si voglia illudere che scrivere di prostitute seriali e assassini seriali significhi fare narrativa. Lei forse non ci ha fatto caso, ma chi oggi scrive gialli non fa altro che copiare gli stereotipi che sono in “Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street” e ne “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde”. L’unico vero e grande romanzo sull’Italia, pienamente originale e non seriale, ce l’ha consegnato Loriano Macchiavelli, “Strage”. E purtroppo non sono mancati gli epigoni di Macchiavelli. In libreria ci sono epigoni, e un universo infinito di epigoni di epigoni.

Che cosa c’è ne “L’ultimo segreto di Nietzsche” che non c’è in altri romanzi?

Ci sono gli epigoni. Parlo di loro chiamandoli simulacri, in onore a Philip K. Dick, uno scrittore di fantascienza che per troppo tempo è stato snobbato dalla critica ufficiale e che solo di recente, giustamente, è stato rivalutato e portato nell’Olimpo dei grandi per i suoi romanzi di fantascienza… e per i suoi lavori mainstream che hanno disegnato le tante contraddizioni dell’America risultando autore non inferiore rispetto a Raymond Chandler e John Steinbeck
E c’è la putrefazione delle anime, un profondo scavo nel torbido della filosofia, delle pseudo-scienze, della paura e dell’ignoranza; e non da ultimo si scava nel cuore delle religioni.

Si parla di sesso?

No.
Si parla di streghe e di uomini al margine della società, utilizzando la tecnica del cut-up tanto cara a W.S. Burroughs.

“L’ultimo segreto di Nietzsche”: un libro per tutti?

Un libro per tutti e per nessuno.

Mi consente un’ultima domanda, un po’ impertinente?

Spari pure.

Non teme che le sue idee possano essere etichettate come quelle di un fasciocomunista?

Niente affatto.
Non amo la politica né chi oggi la fa.
Non ho bandiere. Non parteggio né per la destra né per la sinistra. Non sono un anarchico, non sono un liberale, e non tengo il piede in due staffe, vale a dire che non mi interessa chi oggi dice di far parte dei moderati, del centro.
La politica è una cosa schifosa. Come ben disse Charles Bukowski “la politica è come cercare di inculare un gatto”.
Credo nella libertà e nel raziocinio. Il solo problema è che raziocinio e libertà vengono oggi messi al bando. Rispetto tutte le idee e convinzioni, a patto però che non limitino o facciano prigione il mio libero arbitrio.

”L’ultimo segreto di Nietzsche” di Giuseppe Iannozzi (Cicorivolta edizioni) recensito da Fabio Fracas su Macademia

L’ultimo segreto di Nietzsche di Giuseppe Iannozzi (Cicorivolta edizioni) recensito da Fabio Fracas su Macademia.it.


L'ultimo segreto di Nietzsche - Beppe Iannozzi - Cicorivolta edizioni

Ultimamente, è raro che mi dedichi alle recensioni dei libri. I motivi sono molti e fra questi, c’è anche una certa omologazione dei contenuti che non mi invoglia – come critico – a ripetere considerazioni spesso già fatte. Il nuovo testo di Giuseppe Iannozzi, “L’ultimo segreto di Nietzsche”Cicorivolta Edizioni –, al contrario, mi obbliga a raccontare un approccio differente alla letteratura che, proprio per la sua originalità, mi spinge a riflettere sul ruolo che i libri possono e devono, avere oggi nel nostro contesto storico e culturale. Non serve indorare la pillola: “L’ultimo segreto di Nietzsche” non è un libro facile e di sicuro, può non piacere ai lettori occasionali o a quelli che cercano storie consolatorie o romanzi d’evasione. Lo stile utilizzato da Giuseppe Iannozzi e il “cut-up”: una tecnica inizialmente sperimentata da Tristan Tzara – pseudonimo di Samuel Rosenstock, fondatore del Dadaismo – che consiste nel “tagliare fisicamente un testo scritto, lasciando intatte solo parole o frasi, mischiandone in seguito i vari frammenti e ricomponendo così un nuovo testo che, senza filo logico e senza seguire la corretta sintassi, mantiene pur sempre un senso logico anche se a volte incomprensibile.” Così come scrive l’autore – nella pagina dedicata alle citazioni e a fianco di una riflessione di Seneca – riprendendo la definizione di Wikipedia.
Nel testo, quindi, si alternano elementi differenti: brani tratti di peso – e poi rielaborati, riadattati – da altri testi o dalla Rete; riferimenti a fatti veri o verosimili; personaggi reali, plausibili, mitici e mitizzati; simulacri senzienti e ragionamenti concreti; flussi di pensiero e riflessioni – etiche, religiose, sociali, filosofiche –; e molto altro ancora. La lettura, non facile, si scontra con cambiamenti di tempo, di prospettiva, di linguaggio e di argomento che obbligano il lettore a un incedere lento fra le diverse frasi e a un tentativo – destinato, forse, a fallire – di dare un ordine razionale al tutto; di riportare una logica all’interno di quello che pare un caos ma che si intuisce essere solo un diverso tipo di approccio al tutto. Alla realtà. E proprio in questo gioco culturale e filosofico – dove la conoscenza la si deve per forza amare – risiede la forza e il valore, dell’opera di Giuseppe Iannozzi. Certo, si può essere in disaccordo con alcuni concetti espressi dall’autore, si può scuotere la testa dinanzi alle teorie riportate e alle conclusioni che sembrano venire tratte ma, in ogni caso, si è obbligati a pensarci; a rifletterci sopra. E questo, è già un risultato importante da conseguire. La dialettica – il discorso a due con un se stesso altro o con un proprio simulacro fin troppo reale – diventa non il tramite della conoscenza ma il fine stesso della comprensione. Il riuscire a capire, se mai fosse possibile, chi siamo e perché lo siamo, passa anche dal sapersi porre le giuste domande. E sono proprio quelle domande, spesso inespresse, che catturano e conquistano in questo libro. Se non temete le sfide e non avete paura di mettervi in discussione, “L’ultimo segreto di Nietzsche” è un libro che merita di essere letto.  

L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino)
di Beppe Iannozzi
Cicorivolta Edizioni – Collana: I quaderni di Cico
Prezzo € 13,00
Anno 2013, 181 pagg.


promo culturale

frecciaL’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino)  

nelle librerie Feltrinelli a soli € 11,05


In vendita anche online su:

domenica 15 settembre 2013

”LA LEBBRA” di Giuseppe Iannozzi. In uscita a ottobre per Il Foglio letterario edizioni (di Gordiano Lupi)

LA LEBBRA

Giuseppe Iannozzi

Il Foglio letterario

Il foglio letterario 
a ottobre in tutte le migliori librerie

La lebbra in sintesi

Martino, dal profondo Sud, dopo la morte dei genitori, decide di cercare fortuna a Torino. Martino disprezza l’Islam e il mondo musulmano; ha letto un solo libro, il sermone (La rabbia e l’orgoglio) di Oriana Fallaci. Martino ignora però le cause che hanno scatenato l’11 settembre. Si innamora di Aidha, una ragazza musulmana, ma Aidha è un’esca per prenderlo in trappola. Un noir esistenzialista che strizza l’occhio a Boris Vian.

La lebbra - Iannozzi giuseppe - Il Foglio letterario

Breve estratto

Aidha rideva. Non c’era dubbio alcuno. Rideva e rideva di lui. Per Dio, era così diversa! Eppure era lei, senz’ombra di dubbio. Rideva, in maniera oltremodo sguaiata, imperdonabile per qualsiasi donna di fede islamica. E non nascondeva i capelli, che lunghi e corvini baciavano e si lasciavano baciare dalle dita di Gabriele. Entrambi ridevano.


La lebbra - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario


L' autore

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore. Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti per Cicorivolta Edizioni; nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni); nel 2014 uscirà il romanzo Il disegno del Diavolo (Cicorivolta edizioni). E sempre nel 2014 vedrà la luce una accurata biografia sul grande regista Damiano Damiani (Il Foglio letterario). Ha inoltre curato il volume biografico “Io ti sparo” di Celeste Bruno per i tipi Cicorivolta; una sua intervista-introduzione è presente nel romanzo erotico “Profumo di pesca” di Kyara (Cicorivolta edizioni). Per il poeta Fabio Ciofi, ha scritto l’introduzione alla sua silloge poetica “I personaggi” (Il Foglio letterario). Per Felice Muolo ha scritto le introduzioni alle nuove edizioni dei suoi romanzi. In corso di definizione progetti poetici e un nuovo romanzo.

La sua pagina personale: http://iannozzigiuseppe.wordpress.com

E’ l’ideatore del lit-blog JuJol.com Cultura e Spettacolo:
http://jujoliannozzigiuseppe.wordpress.com – ex King Lear Officina Avanguardie.

Crediti immagine di copertina:

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mercoledì 28 agosto 2013

Iannozzi Giuseppe. Intervista collettiva. Porgi le tue domande all’autore de “L’ultimo segreto di Nietzsche”

Iannozzi Giuseppe

Intervista collettiva all'autore

de L'ultimo segreto di Nietzsche



Hai letto L'ultimo segreto di Nietzsche di Iannozzi Giuseppe o ne hai sentito parlare?

Puoi rivolgere le tue domande all’autore sul blog http://iannozzigiuseppe.wordpress.com o sulla sua pagina su Facebook.

Tutte le domande saranno pubblicate con le relative risposte per quella che sarà una intervista collettiva.

Grazie sin d’ora a quanti vorranno intervenire.
giuseppe iannozzi
Iannozzi Giuseppe - L'ultimo segreto di Nietzsche

con preghiera di diffusione

domenica 30 giugno 2013

L’ultimo segreto di Nietzsche di Beppe Iannozzi. Metaromanzo che sfiora il capolavoro di Dario Bentivoglio

L’ultimo segreto di Nietzsche di Beppe Iannozzi

Metaromanzo che sfiora il capolavoro

L'ULTIMO SEGRETO DI NIETZSCHE - BEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONI


freccia Leggi su Cicorivolta edizioni dei brani estratti dal romanzo


Se non dotato di una cultura enciclopedica poco ci manca, questo uno dei tanti punti forti di Giuseppe Iannozzi, in arte Beppe Iannozzi, il cui stile letterario non imitabile rifugge qualsiasi etichetta ed etica. Ne è dimostrazione lampante L’ultimo segreto di Nietzsche, edito da Cicorivolta edizioni, romanzo che fa sua la Gestalt demolendo illusioni ottiche, psicologiche e fideistiche, dando così vita a simulacri e universi destinati a franare e a risorgere in forme sempre nuove ma sempre sofferenti di una non vaga mendacità. Iannozzi fa largo uso della tecnica cara a William Burroughs e che grossomodo fu abbozzata da alcuni esponenti del dadaismo, il cut-up; il risultato è un romanzo di luminoso scetticismo, non di rado sconvolgente al limite del cinismo e della blasfemia.
L’ultimo segreto di Nietzsche è un dedalo di storie sotterranee, su più piani dimensionali, senza una apparente via di uscita, che conduce il lettore nell’Eterno ritorno per riseppellirlo in esso; e per quanto uno possa scavare seguendo l’indicazione dello Zarathustra di Röcken, sempre si vedrà sepolto nella sua naturale condizione di essere semplicemente un uomo e non altro.
Demolitore di idoli, con rara abilità Iannozzi porta sul banco degli imputati etica ed estetica condannando larga parte dell’axiologia, a partire da ben prima dell’anno Zero sino ad arrivare all’attuale momento storico.

Débâcle di una città sull’orlo del collasso, L’ultimo segreto di Nietzsche spiega il lato più oscuro eppur vivo di una Torino che ha perso le proprie radici storiche. All’inizio incontriamo un Nietzsche disfatto, già contaminato dal seme della pazzia, susseguentemente la scena si sposta in una Torino misterica, ecco dunque far la loro apparizione fantasmatica una galleria impressionate di personaggi reali e inventati: disadattati, pazzoidi, masche, ma anche idioti, umiliati e offesi, tutti ritratti con perfetto nervosismo dostoevskijano. Ma soprattutto Iannozzi riesuma e rinverdisce la leggenda del fantomatico Absu Imaily Swandy, che, grazie a un falso storico, l’autore fa incontrare con il filosofo di Ecce homo. Chi ha frequentato e conosce un po’ la Torino più nera e leggendaria avrà di certo sentito nominare Absu. Nel cuore di Torino, nei pressi di Piazza Castello che si dice nasconda l’ingresso per l’Inferno, non è affatto raro imbattersi in volantini appiccicati da anonime sette che inneggiano al ritorno sulla Terra di Absu. Tuttavia sarebbe riduttivo affermare che il romanzo di Beppe Iannozzi è tutto imperniato sulla leggenda di Absu Imaily Swandy, ci troviamo difatti, nostro malgrado, costretti a fare i conti con la droga, con l’Aids, con streghe bruciate sul rogo e che mai furono perdonate dalla Chiesa (vedi l’emblematico caso delle masche di Levone, che l’autore ritrae con rara vivacità attingendo a chissà quali fonti d’archivio).
Attingendo poi a piene mani dai Vangeli apocrifi, l’autore porta sulla scena un Gesù umano, ben lontano da quello che il Cattolicesimo ha consegnato ai suoi fedeli. E qui l’autore rischia sfiorando la blasfemia, per consegnarci un Cristo debole, talvolta brutale e arrogante come il peggiore degli assassini. Un Cristo che muore sì in croce, ma incapace di risorgere. E’ anche Cristo un pazzo, uno dei tanti che tengono d’assedio Torino grazie alla Sindone, conservata nel Duomo di Torino. Snocciolando precisi accadimenti storici e intrecciandoli con rara maestria, l’autore ci conduce per mano lungo le strade di una città corrotta dalla droga, dal razzismo, e dal fascismo dei cabinotti che non storcerebbero il naso se gli eredi di Casa Savoia tornassero a comandare sull’Italia. Ma sotto accusa finiscono anche la filosofia aristotelica e di San Tommaso d’Acquino. Se Jostein Gaarder ha fatto conoscere al grande pubblico, in maniera piuttosto pacchiana ed elementare, la filosofia non risparmiandosi di salvare un po’ tutti i filosofi, Iannozzi invece usa l’accetta per mutilare Sofia e lasciarci intatto il razionale scetticismo di Bertrand Russell.
Beppe Iannozzi è un autore che non si presta al minimalismo. Leggere un suo romanzo è una avventura nell’avventura perché costringe il lettore, volente o nolente, a ragionare e ad andare oltre. E non è nemmeno autore che si possa etichettare, è esso una stella danzante che brilla di luce propria per condannare superstizioni e pregiudizi. Ogni raffronto con altri autori è di fatto impossibile, ed è questo un pregio considerevole in un panorama editoriale che sol più mira a portare sul mercato romanzetti scritti su commissione, perfettamente uguali fra loro.

L’ultimo segreto di Nietzsche non è dunque una storia per tutti e non è un semplice romanzo, è invece un metaromanzo che sfiora il capolavoro e che costringe i lettori a guardarsi allo specchio per interrogarsi sulla propria esistenza, se questa sia reale o piuttosto mera illusorietà.


L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino) – Beppe Iannozzi – Cicorivolta edizioni – ISBN 978-88- 97424-77-2 – pagine: 230 – © 2013 – prezzo: € 13,00