martedì 19 marzo 2013

Piattezza e vuotezza preconfezionate nell’inferno di Silvia Montemurro - Giuseppe Iannozzi

Piattezza e vuotezza preconfezionate
nell’inferno di Silvia Montemurro

Giuseppe Iannozzi

infernoUn brutto libro, scritto con mezzi d’accatto. Preconfezionato.
Silvia Montemurro viene lanciata come un grande esordio letterario: peccato che di letterario nella scrittura della Montemurro ci sia soltanto la più spietata piattezza. Lo stile è ridotto all’osso, talmente scarno che è ben più che minimalistico. Periodi brevi o brevissimi, dialoghi teatrali ma di poco o nullo effetto e che, il più delle volte, stonano in bocca ai personaggi.
Tre ragazze, giovani e belline, di quelle che ti aspetti d’incontrare in una canzone degli Stadio (di Gaetano Curreri): all’apparenza acqua e sapone Elena, Vanessa e Samantha. Tre ragazze che si votano a Satana, per noia. Le tre sono legate, come sorelle. Apprendiamo del delitto da loro commesso attraverso stralci di diario che ricostruiscono alla bell’e meglio la vicenda.
Vanessa torna al suo paese dopo otto anni di lontananza; è tormentata, dai sensi di colpa!
Silvia invece è più ingenua vulnerabile e giovane delle tre assassine; lei è la “piccola”...

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