martedì 11 novembre 2014

“La cattiva strada”. Il nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe a novembre in libreria – Cicorivolta edizioni

La cattiva strada

Il nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe 

a novembre in libreria - Cicorivolta edizioni

 
Cicorivolta edizioni


Via del Campo 



Che cosa è successo?

E' successo che talvolta non ci si trova d'accordo su alcuni punti. Dopo la consegna delle bozze, riviste e corrette, il libro è cambiato, non dico radicalmente, ma alcuni brani sono stati da me un po' stravolti. Per farla breve, io e l'editore ci siamo trovati a discutere. Ma alla fine ci siamo spiegati. Alla fine sì, abbiamo trovato la quadra, ci siamo capiti, indi per cui La cattiva strada uscirà a fine novembre 2014. Tutto è bene quel che finisce bene, e Vi posso assicurare che questo romanzo è davvero forte.

Grazie dunque a Cicorivolta edizioni, che a novembre Vi porterà sulla "mia" cattiva strada.
E, ovviamente, grazie a Tutte/i Voi, che, giorno dopo giorno, continuante a seguirmi con un affetto che davvero mi commuove.

Giuseppe Iannozzi

E' qui possibile leggere la sinossi del romanzo La cattiva strada di Giuseppe Iannozzi in uscita a fine novembre per Cicorivolta edizioni.

mercoledì 5 novembre 2014

La cattiva strada, romanzo di Giuseppe Iannozzi, non sarà pubblicato da Cicorivolta

La cattiva strada, romanzo di Giuseppe Iannozzi, non sarà pubblicato da Cicorivolta


Cicorivolta edizioni dopo aver firmato contratto da più di un anno con il sottoscritto Giuseppe Iannozzi; dopo aver rimandato per lungo tempo la pubblicazione de LA CATTIVA STRADA; dopo l'avvenuta consegna delle bozze e loro correzione, all'ultimo momento, in virtù della sua serietà, via e-mail, oggi in data 05/11/2014, mi ha comunicato che IL LIBRO NON SARA' PUBBLICATO NE' OGGI NE' MAI. Di punto in bianco, l'editore ha rescisso il contratto, invitandomi a pubblicare il mio lavoro altrove.

Non volendo il sottoscritto avere più nulla a che fare con il sopracitato editore, tutte le recensioni e le interviste agli autori sono state cancellate, o sono in corso di cancellazione dai miei blog e siti.

Invito l'editore a cancellare prontamente dal suo sito tutte le recensioni che portano la mia firma
, in quanto tutto il mio lavoro critico è coperto da diritti d'autore. Se in un primo momento avevo dato il mio consenso alla pubblicazione delle recensioni e delle interviste sul sito dell'editore, oggi mi avvalgo della facoltà di invalidare la volontà in passato espressa.

Giuseppe Iannozzi

domenica 5 ottobre 2014

Tiresia il peccatore (racconto di fantascienza) – versione alternativa non presente in “Angeli Caduti” (Cicorivolta edizioni) di Beppe Iannozzi

Tiresia il peccatore


di Iannozzi Giuseppe


Tiresia il peccatore (racconto di fantascienza) – versione alternativa non presente in “Angeli Caduti” (Cicorivolta edizioni) di Beppe Iannozzi 


Questo racconto, in una diversa versione, è contenuto in Angeli Caduti (Cicorivolta edizioni), mio primo lavoro pubblicato da Cicorivolta edizioni.

leggi il racconto qui

“Il mare per le conchiglie” di Mimma Leone. L’autrice riscopre il Nouveau Roman consegnandoci un gioiellino letterario

Il mare per le conchiglie

MIMMA LEONE


L'autrice riscopre il Nouveau Roman
 consegnandoci un gioiellino letterario


di Iannozzi Giuseppe


Il mare per le conchiglie 


Il mare per le conchiglie (Edit@ edizioni) di Mimma Leone: dieci racconti al femminile, legati da un fil rouge. Il mare per le conchiglie, lo dico sin d’ora, è un ottimo libro, al femminile; e dico di più, è una conchiglia rara, se non rarissima, perché l’Autrice sa scrivere in maniera molto corretta, tenendo viva l’attenzione del lettore, scavando e mettendo in evidenza la psicologia dei personaggi senza impelagarsi nel suo proprio vissuto. E se delle sue esperienze personali ci sono, frammischiate al tessuto narrativo, queste non sono facilmente distinguibili: Mimma Leone fa dunque Letteratura e non diarismo, e nemmeno è votata a quel lialismo purtroppo oggi imperante più che mai. I suoi racconti sono dieci, dieci polaroid, talvolta dai colori sgranati, altre dai toni pastello, e sempre ritraggono la femminilità e i problemi a essa correlata


.Mimma Leone 


Il tratto distintivo della scrittura di Mimma Leone è di non abusare dei suoi personaggi per ridurli a delle stupide marionette. Mimma Leone tratteggia le spigolosità e le debolezze delle donne, senza mai inscatolarle dentro a degli stereotipi e senza concedere loro delle attenuanti per quello che hanno fatto o non hanno fatto. Sarebbe stato facile per l’Autrice dar la stura a un romanzetto o a dei racconti minimali, dove gli accadimenti e le vicende narrate scadessero nella banalità e nel risaputo; tuttavia Mimma Leone ha imparata bene la lezione di Marguerite Duras - non a caso citata nel corpus de Il mare per le conchiglie. La Duras, oltre ad aver scritto mirabili romanzi, oramai patrimonio della grande Letteratura, ha anche scritto parecchi racconti brevi. Mimma Leone usa, con somma maestria, la tecnica del flashback per portare a galla le vicende delle sue protagoniste, una tecnica questa non poco difficile e che è uno dei tanti tratti distintivi della Duras (si guardi, ad esempio, alla sceneggiatura da lei scritta per il film "Hiroshima, mon amour").

Félix Luís Viera: la meglio poesia. La patria è un’arancia – di Iannozzi Giuseppe

Félix Luís Viera: la meglio poesia

La patria è un'arancia


di Iannozzi Giuseppe


La patria è un'arancia- Felix Luis Viera 


Di rado i poeti contemporanei mi emozionano. Il perché è presto detto: nel corso dei secoli i poeti hanno detto tutto il possibile, e l'impossibile anche. I contemporanei, nel migliore dei casi, non fanno altro che scimmiottare i poeti passati alla Storia: si ripetono, dicono con altre parole ciò che è stato detto migliaia di volte in milioni di poesie da assai più valenti poeti. Certi poeti contemporanei, o poetastri che dir si voglia, non hanno né la tempra del poeta illuminato, né hanno alcuna capacità di innovazione linguistica. Va da sé che valgono poco, che valgono niente, nonostante i tanti immeritati allori che gli vengono tributati da alcuni critici prezzolati e senza scrupoli (da critici che solo pensano a immettere sul mercato un poetastro con un bel faccino candido, spacciandolo per Arthur Rimbaud o Jack Kerouac, con il fine di farne un personaggio, forse utile solo a reggere il microfono in certi talk-show notturni dappoco).


Félix Luís Viera 


Dopo questa necessaria premessa, l'incontro con il Poeta cubano Félix Luís Viera è stata per me una folgorazione, che ha attraversato cuore mente spirito. Il perché è presto detto: Félix Luís Viera è un poeta che narra la vita, quella vera. Leggere Luís Viera è incontrare la vita, senza inutili abbellimenti e orpelli. "La patria è un’arancia" (traduzione di Gordiano Lupihttp://www.ilfoglioletterario.it/catalogo_cubana_la_patria.htm - Il Foglio letterario) è una silloge tra le più significative della poesia mondiale e non, semplicemente, di quella cubana. In Italia, grazie a Gordiano Lupi, le sue poesie sono per nostra somma fortuna disponibili; non sono invece disponibili i suoi romanzi eccetto uno, ed è un vero peccato, perché se la narrativa di Viera è della stessa pasta della sua poesia, allora ci stiamo perdendo una fetta inimmaginabile di Cultura.

Il rapporto del Poeta con la sua terra è, per certi versi, uguale e tanto forte come quello con la donna amata. Viera riconosce i soprusi e le ingiustizie, che circolano tra Cuba e il Messico. Ama la sua terra, quella che gli ha dato i natali, ma non la patria, la patria di Fidel Castro, che, purtroppo, è per nulla dissimile a un grande campo di stermino, dove ogni giorno vengono ordinati pogrom in perfetto stile stalinista. Ogni poesia di Viera pulsa di vitalità, di passione, di coraggio, di benevola forza atta a contrastare la tirannia dilagante. E così, se un giovane tredicenne punta il coltello alla tua gola di poeta chiedendoti di scegliere fra la borsa e la vita, ecco che "questa storia non la sa quasi nessuno" e che "è solo un esempio". Non sopravvive il poeta, forse neanche le sue poesie sopravvivono, e non sopravvivrà a lungo il giovane uomo (di 13 anni) che nel quartiere di Tepito vive a metà, consapevole e inconsapevole che la sua vita sarà breve, perché nei testicoli, già da ben prima che nascesse, c'era già il veleno della droga, veleno trasmessogli da padre e madre. Questa è la poesia di Félix Luís Viera, quella di un vero Poeta che rifiuta gli allori di moda, che sa tradurre la vita, anche la più cruda, in poesia senza omettere realtà o abbellire la verità con verminosi giri di parole.

La patria è un'arancia - Félix Luís Viera - traduzione di Gordiano Lupi - Il Foglio letterario - ISBN 9788876063138 - pagine 200 - € 15,00

Kleist di Andrea Leone (20090 Ventizeronovanta microcasa editrice). Recensione di Iannozzi Giuseppe

Kleist come Spartaco

Andrea Leone


di Iannozzi Giuseppe


Kleist - Andrea Leone 

Il sito di Andrea Leone: http://andrealeone.weebly.com/

Kleist - Andrea Leone - Editore: 20090 Ventizeronovanta microcasa editrice - (collana Miyagawa) - 112 pagine - Prezzo: € 8,00

20090

La condanna è una sola: vivere, essere, esistere, ma solo per replicare le azioni e i pensieri della massa. Andrea Leone, attraverso Kleist, monologo tanto dostoevskiano quanto camusiano, con qualche accenno a un esistenzialismo kierkegaardiano, è un miracolo, un accadimento speciale nella Letteratura italiana, un lavoro controcorrente che disegna alla perfezione lo sbandamento sociale dell’uomo contemporaneo, pressato da troppa inutile informazione e viàtici massificati.
Kleist è un romanzo, una pièce teatrale, una opera filosofica. E’ tutto questo, e forse di più.
Kleist, protagonista assoluto del romanzo, non ama la società, perché questa gli è stata cucita addosso facendolo prigioniero. Il solo modo, che ha per non allungare le fila dei Kleist, è quello di darci un taglio. Seppur sia evidente che Kleist è febbricitante, ciò non toglie una virgola alle verità che egli espone con una lucidità esistenzialista che non teme le scalfitture del tempo.
Kleist si rende conto che continuare a vivere significherebbe soltanto diventare un altro morto tra i tanti morti che compongono una società di mannequin, tutti uguali e omologati: “Il capolavoro irripetibile della letteratura clinica sono io. Sono l’opera più grande della letteratura clinica, un’opera che si è scritta da sola. La malattia matematica che ci ostiniamo a chiamare esistenza. Ospedali della veglia. Una quantità infinita di ospedali e veglie. Ogni età è una malattia mortale superata. Noi ci ammaliamo del tempo come di una malattia mortale. I nostri corpi sono il sintomo allarmante dell’epidemia di famiglia, i nostri stessi pensieri sono il sintomo dell’epidemia di famiglia, i nostri pensieri sono l’allarme, il punto di chiarezza massima dell’epidemia di famiglia. Una lotta contro il libro genealogico, un compito glorioso, compito di fronte al quale noi non abbiamo tempo per nient’altro, non abbiamo tempo per vivere ma solo per portare a termine il compito, per portare a termine questo compito abbiamo impietosamente sfruttato ogni goccia della nostra giovinezza”.

“La perla di Labuan. Una leggenda salgariana” di Fabio Negro. Una perfetta avventura salgariana da una idea di Emilio Salgari – recensione di Iannozzi Giuseppe

La perla di Labuan.
Una leggenda salgariana


Una perfetta avventura salgariana
da una idea di Emilio Salgari


Fabio Negro


di Iannozzi Giuseppe

La perla di Labuan - Fabio Nego - Il Foglio letterario 


"La perla di Labuan. Una leggenda salgariana" (Il Foglio letterario di Gordiano Lupi) di Fabio Negro è, a tutti gli effetti, un romanzo d'avventura, o meglio ancora di avventure: Sandokan (ri)vive la sua ultima avventura grazie alla penna del giovane scrittore Fabio Negro, che rispolvera una vecchia idea irrealizzata di Emilio Salgari, per consegnarci un romanzo godibilissimo, adatto a tutte le fasce di lettori. Per nostra somma fortuna, Fabio Negro non cede alla tentazione di trasformare Sandokan e i suoi tigrotti in un prodotto di propaganda politica.

Paco Taibo II, in un pastiche, che di salgariano ha poco o nulla, tempo fa (nel 2010) consegnò alle stampe un romanzo, "Ritornano le tigri della Malesia" (Tropea editore, 2011, traduzione di Pino Cacucci). Pastiche di stili diversi, il romanzo - sempreché lo si possa dire tale -, è soprattutto un obsoleto manifesto politico di stampo marxista-leninista, che, poco ma sicuro, avrà fatto rivoltare nella tomba il povero Salgari, morto in miseria, suicida, oppresso dai debiti, dalle pretese degli editori (che suo malgrado aveva fatto ricchi grazie ai suoi romanzi). Salgari, con Sandokan, non ha mai usato il suo personaggio per svenderlo alla politica: pirati libertari, che parlano usando un vocabolario marxista, sono quanto di più lontano e di offensivo Taibo II potesse fare per omaggiare il grande scrittore veronese. Uno scartafaccio, quello di Taibo II, da seppellire senza pensarci su due volte.


Fabio Negro 


Fabio Negro, partendo da una idea di Salgari, da quello che si dice sia un romanzo andato perduto, con "La perla di Labuan. Una leggenda salgariana", fa divertire, fa sognare i lettori salgariani e non. Negro non fa politica, rimane fedele all'avventura e, per quanto possibile, ricalca con un certa destrezza quello che era lo stile letterario di Salgari, conferendo così maggior credibilità a Sandokan e al suo fratello di avventure Yanez. Va da sé che Fabio Negro non ha la presunzione di essere l'erede di Salgari, ben consapevole che gli emuli sono soggetti a sprofondare nel grande mare dell'oblio; ecco dunque spiegato perché "La perla di Labuan" è un sincero e sentito omaggio alla Letteratura avventurosa e allo scrittore veronese, Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgàri.

Giovanni Schiavone: Il dio osceno. Recensione di Iannozzi Giuseppe

Giovanni Schiavone: Il dio osceno

La grande letteratura


di Iannozzi Giuseppe


Il dio osceno - GIovanni Schiavone 

Letteratura. Dovremmo dire che la Letteratura, quella con la "L" maiuscola è morta con Pasolini o con Gadda? Sarebbe esercizio critico alquanto noioso. E dovremmo forse fare un distinguo fra letteratura e narrativa? Sarebbe un altro esercizio noioso.
Diciamo allora che esistono scrittori che sanno scrivere e scrittori che invece non sanno scrivere. Oggi come oggi, tutti dicono d'essere degli scrittori, anche se poi hanno scritto solo il loro nome e cognome sulla fatica di un ghostwriter. Tutto ciò è piuttosto osceno: la decadenza delle arti è un dato di fatto. E però ci sono scrittori veri, che per scrivere un libro ci impiegano anche dieci/quindici anni. E' il caso, ad esempio, di Giovanni Schiavone che ha dato alle stampe IL DIO OSCENO (Italic Pequod - acquista dall'editore senza spese di spedizione), un romanzo difficile, difficile perché non ricalca gli stereotipi in voga, perché non è la solita storiella campata in aria per dare sfogo al proprio ego. Giovanni Schiavone rifugge le mode, punta molto molto più in alto: non si lascia costringere nella prigione delle etichette. Il suo romanzo, IL DIO OSCENO, qualcuno potrebbe definirlo un mero romanzo di fantascienza e liquidarlo così, su due piedi. E' allora necessario sottolineare che IL DIO OSCENO non è fantascienza, non è il solito romanzetto Urania. IL DIO OSCENO è un romanzo complesso, che è escheriano e barocco al tempo stesso, dove la spiritualità si scontra con la carnalità.

Giovanni Schiavone 

Giovanni Schiavone misura, con grande sapienza, ogni parola e ogni battuta. Niente è superfluo ne IL DIO OSCENO. Il mondo che l'autore descrive è sempre in bilico, è un universo che cade a pezzi, un universo, in una certa misura dickiano, ma anche lynchiano e cronenberghiano; sarebbe difatti un torto assai grave definire l'ottimo lavoro di Giovanni Schiavone un romanzo che si preoccupa soltanto di ripescare le paranoie dickiane. IL DIO OSCENO è un lavoro eccelso, che comprende in sé una perfetta amalgama di filosofie: ben riconoscibile è il pensiero nicciano (quello de "Il crepuscolo degli dèi" e "L'Anticristo"), la fallibilità della spiritualità legata alla carnalità (Søren Kierkegaard con "La malattia mortale", "Aut-Aut" e quindi "Il diario del seduttore"); e molti sono anche gli spunti filosofici che vengono da pensatori quali Arthur Schopenhauer, Seneca e Platone. Giovanni Schiavone non si limita però a una identificazione nelle filosofie, entra a diretto contatto con un magma letterario di altissimo livello, passando dalle ossessioni di August Strindberg a quelle di H.P. Lovecraft, sino ad arrivare alle nitide allucinazioni di William S. Burroughs; e nel mezzo ci sono "Il Doctor Faustus" di Thomas Mann, e tanti temi cari a Emil M. Cioran e Michail Bulgakov. IL DIO OSCENO è un romanzo che presenta, in tutta la sua attualità, quello che potremmo definire un “nichilismo demiurgico”.

venerdì 12 settembre 2014

"La cattiva strada". Il nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe a breve in libreria

La cattiva strada


Il nuovo romanzo di Iannozzi Giuseppe a breve in libreria


incredulità di San Tommaso - Caravaggio

leggi un breve estratto da La cattiva strada

[...]

Lui sbuffa, un po’ divertito, un po’ rassegnato.
Non ho idea se mi ascolterà e quel che poi penserà. Ho però bisogno di raccontare quella che è stata la mia vita. Il perché non lo so bene nemmeno io. Non mi pesa sulla coscienza niente di tutto quello che ho fatto. Detto in maniera spicciola, talvolta il bisogno è di parlare e basta, soprattutto quando la mente ha viaggiato più del corpo che la ospita.
Mi schiarisco la gola, dando due colpi di tosse che subito si fanno eco spandendosi al di là delle povere arcate della chiesa.
“Padre, questa non è una confessione”, ribadisco al prete che, adesso, mi guarda dritto negli occhi, più interessato di quanto non lo fosse all’inizio. “Come le ho accennato – forse, e lo sottolineo ben forte questo dannato forse – ho ucciso”. Faccio una breve pausa. Devo essere sicuro che lui non si limiti ad ascoltarmi con le orecchie soltanto, perché, innanzitutto, ho bisogno che ascolti con quell’anima in cui lui crede ed io invece no. Cado in contraddizione aspettandomi che questo pretino faccia della sua anima un vaso atto a raccogliere la cronaca, minuto per minuto, della mia vita? Non lo so, e, in tutta sincerità, me ne frega meno di niente.
Il prete mi invita a continuare, a sputare il rospo come si usa dire.
“D’accordo, hai ucciso, forse che sì forse che no. Ed è peccato, il più grande che un uomo possa commettere, indipendentemente dal fatto che esso nutra una sincera fede nei confronti di Dio o viceversa”, sentenzia, con un tono di voce ammaccato, quasi volesse lasciare a intendere che uccidere non è il più grave dei peccati.
E allora glielo dico secco: “Non un semplice uomo.”
Lui non capisce.
“Potrei esser stato io l’assassino di Cristo.”
Lui sorride, mentre sulla fronte di rughe gli si formano alcune gocce di sudore.
“E non parlo in senso figurato”, sottolineo.

[...]

mercoledì 2 luglio 2014

Giuseppe Iannozzi: “SCANDALO”, pensando a Bukowski su Postpopuli – intervista di Giovanni Agnoloni

Giuseppe Iannozzi: “SCANDALO”, 

pensando a Bukowski


di Giovanni Agnoloni

Scandalo, di Giuseppe Iannozzi, è una raccolta di racconti ispirata alla figura e ai personaggi di Charles Bukowski. Un omaggio a uno degli autori più eccentrici, ma anche più viscerali e poetici della letteratura americana del Novecento. Giuseppe ha saputo realizzare un’interessantissima opera di mimesi, calandosi nei panni e nelle situazioni di quelle storie e riproponendole in una chiave personale. In quest’intervista, svisceriamo gli aspetti più importanti del suo lavoro.


Giuseppe Iannozzi: "SCANDALO", pensando a Bukowski su Postpopuli - intervista di Giovanni Agnoloni

venerdì 23 maggio 2014

Iannozzi Giuseppe. I suoi libri da avere e leggere

Iannozzi Giuseppe. I suoi libri da avere e leggere


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L’ultimo segreto di Nietzsche


Angeli caduti


La lebbra


Scandalo



Se i miei libri vi piacciono, be’, potete cliccare “mi piace” su questa pagina:



Tutti i libri di Iannozzi Giuseppe sono disponibili nelle migliori librerie ma anche online su Ibs, Libreria Universitaria, InMondadori, etc. etc. E in ogni caso possono essere richiesti all'editore.


Iannozzi Giuseppe - libri

sabato 17 maggio 2014

"Scandalo" di Giuseppe Iannozzi in cerca di un editore

"Scandalo" di Giuseppe Iannozzi


Un omaggio a Charles Bukowski
in cerca di un accorto editore

Bukowski_Scandalo_Iannozzi_Giuseppe


Scandalo di Giuseppe Iannozzi in formato ebook costa 2 euro, quanto un cappuccino, ma c'è anche l'edizione in paperback per chi ama il libro nel suo formato tradizionale.
Scandalo doveva uscire con un editore che, purtroppo, si è ritirato all'ultimo momento per ragioni imperscrutabili. Spero di trovare presto un nuovo e accorto editore, ma nell'intanto potete godervi l'omaggio a Charles Bukowski acquistandolo sul mercato del self-publishing, su Lulu.com.
Scandalo, nella sua versione definitiva, contiene anche una sostanziosa biografia su Hank. che per ragioni di spazio e di costi non è presente nella versione su Lulu.com.

Eventuali editori interessati a pubblicare "Scandalo"
possono contattarmi tramite e-mail:

giuseppe.iannozzi[@]gmail.com

E non mi venite a raccontare che l'editoria on demand non tira, perché all'ultimo Salone del libro proprio il self-publishing ha tenuto banco insieme al Vaticano.

Scandalo - Giuseppe Iannozzi - ISBN 9781291859645
Copyright Giuseppe Iannozzi - 1ma edizione maggio 2014
Pagine 152 - prezzo € 11,72 - ebook € 2,00

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martedì 6 maggio 2014

Scandalo – Iannozzi Giuseppe – acquista su Lulu.com

ScandaloGiuseppe Iannozzi – ISBN 9781291859645
Copyright Giuseppe Iannozzi – 1ma edizione maggio 2014
Pagine 152 – prezzo € 11,72 – ebook € 2,00


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SCANDALO: Volendo, ogni capitolo può essere letto come un racconto a sé. L’ambientazione è in una città, in una qualsiasi città del mondo. Il protagonista è un uomo sulla quarantina che ha fama d’esser poeta, almeno presso le donne.
SCANDALO parla di donne e libri, di sballati santi e peccatori, di birra, di feste e solitudini, di vittorie senza scopo, di amare delusioni, di sconfitte, di uomini che fingono d’esser vivi, di donne che fingono d’esser vive e fighe, di suicidi volontari e involontari, di persone morte prima del tempo giusto. SCANDALO è l’amaro ritratto di una società svuotata e votata a perdersi nella superficialità.
Trattasi di un lavoro di scuola bukowskiana, ma è anche e soprattutto un romanzo esistenzialista che scava nelle allucinanti, talvolta surreali, realtà dell’odierna società.


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lunedì 14 aprile 2014

Il segreto di Iannozzi Giuseppe

Il segreto di Iannozzi Giuseppe

 

Iannozzi Giuseppe

clicca sulla foto e scopri il segreto di Iannozzi Giuseppe

Mussolini, Dell’Utri e la Fallaci. E segnalazione "La lebbra" di Iannozzi Giuseppe

Mussolini, Dell’Utri e la Fallaci

I diari del Duce pubblicati da Bompiani
Dell’Utri è il solo a crederli originali!


di Iannozzi Giuseppe

La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario - acquista 
Giuseppe Iannozzi
Collana: Narrativa 
 Data di Pubblicazione: 2013 
 Pagine: 150 ISBN-10: 8876064540 
ISBN-13: 9788876064548 
Prezzo: € 14 



Il tentativo di riabilitare Mussolini, l’uomo e il politico, con tutti i metodi possibili, non è cosa di oggi. Nel corso dei decenni non si contano i tentativi falliti di dare un volto, seppur minimamente umano, al Duce italiano.
La riabilitazione del mostro italiano è diventata una macchina del marketing che ingrassa le pulegge del sistema editoriale e non. Purtroppo oggi nessuno si fa meraviglia che negli autogrill - e non solo - vengano venduti busti del Duce e altra paccottiglia del genere, paccottiglia che vende forte, sintomo questo che l’Italia ha ancora in sé devastanti radici littorie.
“Veri o presunti”: fra parentesi dopo il titolo questa sorta di avvertenza per i diari di Mussolini pubblicati da Bompiani. Il primo diario risalirebbe al 1939. Il primo volume riporta anche la riproduzione anastatica dell’intera agenda, affinché gli studiosi possano esprimersi sulla autenticità o meno del diario pubblicato. L'editore non assicura dunque l’autenticità del materiale pubblicato.
I diari di Mussolini, quelli che Marcello Dell’Utri indica essere autentici, sono stati detti da più parti un falso ideologico. Ciò non ostante Bompiani, quindi Elisabetta Sgarbi, a differenza di altri editori, ha deciso per la pubblicazione pur mettendo le mani avanti sulla loro autenticità.
Che siamo di fronte a una mera operazione di marketing è fuor di dubbio. Di contraffazioni la Storia dell’uomo ne è piena, sin dalla notte dei tempi. Ad esempio, ne “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco (Bompiani), il protagonista è in realtà un falsario, uno che confeziona su misura documenti storici altrimenti inesistenti e che poi vende a destra e a manca per screditare il popolo Ebreo.
A questo punto occorre ricordare che nella sua famosa trilogia Oriana Fallaci, senza mezzi termini, parla di un piano in atto da secoli che il mondo musulmano starebbe portando avanti per scalzare la cultura occidentale. La Fallaci ci assicura che i maomettani stanno conquistando l’Occidente non con le armi bensì con i grembi delle loro donne: per la Fallaci le donne islamiche in Italia, come nel resto dell’Europa, sono dei “grembi” utili a seminare nell’Occidente libero i nuovi musulmani, quelli che saranno i nuovi padroni dell’Europa.

giovedì 10 aprile 2014

“Dio di distruzione”. Spin-off “La lebbra” di Giuseppe Iannozzi (Il Foglio letterario)

"Dio di distruzione". Spin-off "La lebbra" di Giuseppe Iannozzi (Il Foglio letterario)

E' questo uno spin-off, vale a dire una storia parallela, con uguale fil rouge del romanzo "La lebbra" (Il Foglio letterario di Gordiano Lupi). Per la prima volta, pubblico l'immagine originale dalla quale è stata ricavata la copertina del romanzo: Eve of Destruction, un grande regalo dell'Artista e Amica Valeria Chatterly Rosenkreutz.

Ci sono più che degli ottimi motivi per leggere "La lebbra".
E' il primo romanzo che ha il coraggio di dir contro Oriana Fallaci e la sua inventata Eurabia.
E' uno dei pochi romanzi - non un saggio dunque - che affronta l'immigrazione, che affronta l'odio che molti purtroppo dimostrano contro la cultura islamica, con un finale che vi farà raggelare il sangue nelle vene.
Un romanzo di cospirazioni che cospirazioni non sono.
Un romanzo di specchi convergenti.
Un romanzo contro il razzismo dilagante.
Un romanzo contro quella stupidità che si erge a giudicare la cultura altrui.
E' questo e molto altro.

"La lebbra" è un romanzo pubblicato da un piccolo editore, un piccolo editore ma bravo e coraggioso che ha creduto sin da subito nel valore di questa opera. E' un romanzo che dovete leggere per poter capire perché... perché la Fallaci ha sempre sbagliato parlando dell'Eurabia.
Non è un thriller, non è un noir. E' entrambe le cose.
E' una storia che affonda le radici nella società di oggi, che si fa sempre più intollerante e medioevale.
E' la storia di un amore impossibile.
E' la storia di un tradimento.
E' un romanzo che spezza la tradizione letteraria e che si fa disperazione infinita.
E' un romanzo che non fa sconti.
E' un romanzo esistenzialista che rompe gli schemi letterari, i pregiudizi. Un romanzo che inchioda il razzismo che nasce dall'ignoranza.

Leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate.

http://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Narrativa_La_lebbra.htm

 

martedì 25 marzo 2014

La lebbra (Il Foglio letterario). Libro di Iannozzi Giuseppe. Il secondo capitolo in pdf per le vostre considerazioni

La lebbra. Di Iannozzi Giuseppe

Cap. II - Il Foglio letterario

Romanzo contro l'islamofobia ambientato a Torino

 

La lebbra - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Ass. Culturale Il Foglio - Collana: Narrativa - pagine: 150 - ISBN-13: 9788876064548 - Prezzo: € 14


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pdf download scarica il capitolo 2 in formato pdf


Cap. II

Giunto a Porta Nuova, già saltato sulla banchina, in marcia per uscire dalla stazione, frastornato eccitato speranzoso respirò l’aria nuova delle Alpi. Febbricitante di felicità, con il suo miserabile bagaglio a mano, con le vertigini e gli orecchi pieni di rumori e grida, non si accorse di nulla. Si tirò fuori, uscì all’aperto con la stazione alle spalle, alzò gli occhi al cielo scorgendo un sole paglierino e nubi grigie, e si disse che a Torino tutto sarebbe stato diverso.
Non fu poca l’indignazione quando un marocco gli si parò davanti con il suo sorriso d’avorio chiamandolo ‘amico’, mostrandogli le sue mercanzie dappoco, invitandolo a comprare. Poco ci mancò che gli cadesse fra le braccia svenuto. Credette in un primo momento che era vittima d’un’allucinazione, ma quello gli stava proprio davanti ed era chiaro che non aveva intenzione di scollarsi. In ciabatte, con quel suo ridicolo ghigno, gli stava illustrando che lui vendeva accendini, orologi, tappeti, anelli, braccialetti portafortuna…
Aveva addosso tutta la paccottiglia immaginabile e non. Un ometto piccolo in confronto al carico che portava e che doveva pesare almeno il doppio di lui. Non sembrava patito né stanco. Tutt’altro. Nei suoi occhietti demoniaci Martino lesse chiaro il messaggio che gli sarebbe rimasto incollato alle chiappe, perché lui doveva vendere. Avesse avuto la forza gli avrebbe tirato un pugno in mezzo al naso. Ma era già mezzo panicato con il cuore a picchiargli dentro alla cassa toracica, e per giunta c’era la polizia: dovunque gettasse lo sguardo c’erano i piedipiatti. Non capiva che diavolo facessero. Sembrava bighellonassero. Non fermavano nessuno. Raggelato si rese conto che gli extracomunitari erano la maggioranza là fuori, sul suolo di Casa Savoia. Non un poliziotto che dicesse a tutti quei figli di Maometto di levarsi dalle palle. Erano anzi accondiscendenti, li trattavano da amici, con timore reverenziale, prendevano in mano la loro sporca merce, qualcuno gli dava pure dei soldi per accendini e braccialetti. Martino messo di fronte a questo spettacolo temette di morire. E forse se lo augurò di tutto cuore, seppur nell’intimo in maniera più che mai inconsapevole. Biascicò un “no”. La lingua schioccò di nuovo, contro il palato a vuoto. Dalla gola non gli venne suono udibile. Solo un sibilo. Allora fece per allontanare il marocco con un gesto della mano. Fu a questo punto che si sentì preso alle spalle. Fece per reagire. Non gliene fu dato il tempo. Prima che potesse muovere un solo muscolo era già con la faccia giù a baciare il nero asfalto. Un poliziotto. No, ben due l’avevano bloccato. Uno se lo stava cavalcando con il ginocchio contro la schiena facendogli un male cane. Gli intimava di tirare fuori i documenti. L’altro ripeteva, come un disco rotto, che i figli di puttana come lui si riconoscono lontano un chilometro.

venerdì 21 marzo 2014

“La lebbra” di Giuseppe Iannozzi. Acquista la tua copia autografata dall’autore

LA LEBBRA


di Giuseppe Iannozzi

 

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Descrizione
 
Martino, dal profondo Sud, dopo la morte dei genitori, decide di cercare fortuna a Torino. Martino disprezza l'Islam e il mondo musulmano; ha letto un solo libro, il sermone ("La rabbia e l'orgoglio") di Oriana Fallaci. Martino ignora però le cause che hanno scatenato l'11 settembre. Si innamora di Aidha, una ragazza musulmana, ma Aidha è un'esca per prenderlo in trappola. Un noir esistenzialista che strizza l'occhio a Boris Vian.

Perché leggere LA LEBBRA?

Perché si parla della piaga dell'islamofobia. Perché è un pamphlet in risposta a La rabbia e l'orgoglio della Fallaci. Perché è un noir esistenzialista à la Boris Vian. Perché tratta un argomento più che mai attuale e che ogni giorno fa discutere.

Qualche dettaglio in più!

LA LEBBRA – Il romanzo racconta la storia di Martino, di un giovane neanche poi troppo giovane, che dal profondo Sud, da una società prettamente rurale e chiusa in sé stessa e nei suoi pregiudizi, dopo la morte dei genitori, decide di tentare la sorte nel Nord Italia.
Martino disprezza l’Islam e il mondo musulmano tutto: in realtà ha letto un solo libro, il sermone (“La rabbia e l’orgoglio”) di Oriana Fallaci, che l’ha profondamente impressionato, così tanto che ne ha fatto la sua personale bibbia di sopravvivenza. Martino ignora però le cause che hanno condotto il mondo occidentale sull’orlo del disastro dopo l’11 settembre. Prende alla lettera il sermone e per lui la verità è solo quella che la Fallaci dichiara nel suo pamphlet. Di primo acchito Martino potrebbe sembrare una sorta di anarco-fascista, ma in realtà è più che altro un fasciocomunista con poche idee e una gran confusione in testa: è una persona incapace di distinguere il Bene dal Male, una sorta di bambola umana prigioniera dei pregiudizi di cui si è nutrito attraverso un unico libro. Martino odia l’Islam perché è stata la Fallaci a consigliargli la ‘rabbia e l’orgoglio’. Ignora che la Fallaci, in un primo tempo atea di stampo illuminista, nel corso degli anni ha finito con l’abbracciare la Chiesa Cattolica stringendo amicizia con mons. Rino Fisichella e il cardinale Joseph Ratzinger.
Martino odia chiunque non sia italiano. Odia gli stranieri. Odia gli immigrati, che, a suo avviso, riceverebbero molti privilegi da parte dello Stato italiano mentre gli italiani come lui no. Martino fugge dunque nell’Italia settentrionale con il suo misero bagaglio: ma una volta entrato in stazione subito si accorge che il Nord non è poi diverso dal Sud. A Torino credeva di trovare una società pulita (ariana), non contaminata dagli stranieri: con sua grande sorpresa, appena fuori dalla stazione di Porta Nuova, si trova a contatto con una società multirazziale. Che fare?

Breve estratto

Aidha rideva. Non c’era dubbio alcuno. Rideva e rideva di lui. Per Dio, era così diversa! Eppure era lei, senz’ombra di dubbio. Rideva, in maniera oltremodo sguaiata, imperdonabile per qualsiasi donna di fede islamica. E non nascondeva i capelli, che lunghi e corvini baciavano e si lasciavano baciare dalle dita di Gabriele. Entrambi ridevano.

La lebbra - Giuseppe Iannozzi - acquista dall'autore

La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario - Pagine: 150

ISBN-10: 8876064540 - ISBN-13: 9788876064548 - Prezzo: € 14

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venerdì 14 marzo 2014

"La lebbra" di Iannozzi Giuseppe (Il Foglio letterario). L'unico romanzo contro l'islamofobia e Oriana Fallaci

"La lebbra" di Iannozzi Giuseppe


L'unico romanzo contro l'islamofobia e Oriana Fallaci

 

Rassegna stampa: intervista, recensioni, booktrailer, capitolo bonus





Descrizione - Martino, dal profondo Sud, dopo la morte dei genitori, decide di cercare fortuna a Torino. Martino disprezza l’Islam e il mondo musulmano; ha letto un solo libro, il sermone (“La rabbia e l’orgoglio”) di Oriana Fallaci. Martino ignora però le cause che hanno scatenato l’11 settembre. Si innamora di Aidha, una ragazza musulmana, ma Aidha è un’esca per prenderlo in trappola. Un noir esistenzialista che strizza l’occhio a Boris Vian.

Perché leggere LA LEBBRA? - Perché si parla della piaga dell’islamofobia. Perché è un pamphlet in risposta a La rabbia e l’orgoglio della Fallaci. Perché è un noir esistenzialista à la Boris Vian. Perché tratta un argomento più che mai attuale e che ogni giorno fa discutere.


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La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario - acquista

La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Narrativa - Data di Pubblicazione: 2013
Pagine: 150 - ISBN-10: 8876064540 - ISBN-13: 9788876064548
Prezzo: € 14

domenica 26 gennaio 2014

sabato 25 gennaio 2014

Space-Time. Spin-off di “L’ultimo segreto di Nietzsche” di Giuseppe ‘Beppe’ Iannozzi – illustrazione di Walter Togni

Space-Time


di Iannozzi Giuseppe

 SPACE-TIME by Walter Togni 

SPACE-TIME by Walter Togni


Spin-off da L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino) di Giuseppe “Beppe” Iannozzi (2013, Cicorivolta edizioni)


Giunto a Torino, Friedrich respirò a pieni polmoni. L’emicrania, che lo perseguitava da tanto tempo, parve allentare la sua presa. La stazione brulicava di gente. Non gli piaceva la confusione, gli dava il voltastomaco doversi scontrare con persone inadatte alla sopravvivenza, prive di volontà, più simili a manichini che non a dei perfetti Zarathuštra. A malincuore scavò in mezzo alla ressa, soffrendo le gomitate e gli aliti pesanti di quanti lo urtavano. Torino gli faceva uno strano effetto. A differenza di altre, era ancora una città non del tutto corrotta.
“Tu sei uno che parla poco”. Era un giudizio, non un’osservazione. Ma Herr Nietzsche quel giorno non era ben disposto. “Una società che si rispetti non può fare a meno delle puttane”, sentenziò. Giuseppina si alzò dal letto con nonchalance. Non aveva capito e non le interessava approfondire. Che era una puttana lo sapeva bene, era la vita che si era scelta quando aveva poco più di quattordici anni. Non nutriva né rimorsi né rimpianti. Da bambina aveva sofferto la fame, aveva visto suo fratello morire di tisi, e i suoi genitori un orrore che non intendeva riesumare. Non dubitava che il tedesco che era venuto nella sua fica fosse un grand’uomo. Nei suoi occhi severi ci leggeva una profondità che le gonfiava il petto, ma, alla fin dei conti, lui avrebbe pagato lei, la donna, la puttana, e solo questo contava; e lui sarebbe tornato da dov’era venuto, col naso nei suoi libroni polverosi di filosofia. Le avevano detto di trattarlo bene e lei aveva fatto il suo dovere. Non era la prima volta che donava il suo corpo a uomini importanti.

mercoledì 22 gennaio 2014

La lebbra. Capitolo bonus. Di Iannozzi Giuseppe

La lebbra - Capitolo bonus

di Iannozzi Giuseppe

La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario


La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Ass. Culturale Il Foglio – Collana: Narrativa – Data di Pubblicazione: 2013 - Pagine: 150 – ISBN-10: 8876064540 – ISBN-13: 9788876064548 – Prezzo: € 14


Sebbene con un piede nella fossa, sua madre aveva ragione a dirgli, giorno dopo giorno, che era un fallito. Era questo e non altro, Martino. L’accusa, benché pesante e in una certa maniera veritiera, Martino l’ingoiava di malavoglia, talvolta ribellandosi, alzando la voce contro l’anziana donna. Non reggeva più la vita in quel dannato paese di bifolchi, tutti pronti a farsi in quattro per lo straniero ma incapaci di muovere un solo dito in favore d’un loro compaesano.

La solita processione, la Madonnina portata a braccia da quattro vecchi incartapecoriti monopolizzava l’attenzione dei presenti sulle due sponde dell’arteria principale del paese. Martino non poté non provare disgusto: il delirio e l’ipocrisia dei compaesani era più grande d’ogni male a lui conosciuto. Era orgoglioso d’aver incontrato Oriana Fallaci. Lei gl’aveva aperto la mente. La luce era penetrata nel suo spirito dopo tanti anni passati nell’oscurità. Odiava e odiava bene. Odiava perché ne aveva il sacrosanto diritto. Bigotti, beghine, radical chic si accompagnavano in testa alla processione, dietro venivano gli stranieri. Martino non avrebbe saputo dire chi essi fossero, a quale religione s’erano mai votati nei loro cazzo di paesi d’origine, ma qui fingevano e fingevano bene tacendo, accettando d’essere in coda alla processione. Furbi ipocriti. A loro il sindaco avrebbe concesso acqua, elettricità, una casa popolare e un lavoro, poi, davanti alla stampa, si sarebbe fatto bello dicendo: “Questo è il vero spirito cristiano!”. ‘Fanculo. Se era un fallito la colpa era di quelli lì che si facevano passare per lo scarto dell’umanità quando invece ottenevano tutto, senza sforzo alcuno, perché c’era chi li difendeva per andare incontro a una convenienza e connivenza politica.

Un giorno si trovava a fare la spesa in un discount. Martino studiava i prezzi dei prodotti, o meglio dei sottoprodotti cercando qualcosa di conveniente, quando il caporeparto gli si fece dappresso posandogli una mano sulla spalla.
“Qui non si ruba, è chiaro?”
Martino si senti prima cedere le gambe, poi la rabbia gli montò al cervello.
“Non ho fatto niente. Guardavo solo i prezzi.”
“Se non ti piacciono, faresti meglio a smammare.”
Nemmeno due metri più in là, due donne con lo chador aprivano e richiudevano il freezer. In tutta tranquillità scartavano un prodotto, gli davano un’occhiata, un’annusata, e lo riponevano insoddisfatte. Perché quel dannato caporeparto non andava da loro? Perché faceva finta che tutto fosse a posto?
“E quelle lì?”, balbettò indicando le due donne. “Vada da loro a dirglielo.”
L’uomo per poco non gl’affibbiò un ceffone.
“Fatti gli affari tuoi”, sbottò. E subito aggiunse: “Ti conviene cambiare aria, qui non li sopportiamo gli stronzi come te.”
Suo malgrado Martino, un po’ per viltà un po’ per un indefinito senso di impotente dignità, scelse di portare via le chiappe.
Teneva voglia di menar le mani, ma era un pavido. Fosse stato un altro, un vero uomo, si sarebbe gettato in mezzo alla calca e non avrebbe esitato un solo istante a cacciare il coltello nella panza di qualche testa di cazzo. E invece il coraggio gli mancava. Era meno d’un coniglio. La vergogna fece presto a seppellirlo. Che cazzo ci faceva lì? I compaesani lo spiavano di sottecchi e se la ridevano sotto i baffi.
A un certo punto, forse per colpa del crepuscolo, ebbe l’impressione che la Madonnina stesse piangendo sangue. Un bagno di luce serotina, per un istante, aveva ammantato l’immagine sacra e a Martino parve di vederla piangere. Presto gli si formò un groppo in gola. Doveva darsi una mossa, dimenticare il suo paese, forse l’Italia. Doveva dimenticare e in fretta. Forse, forse a Nord avrebbe trovato un paese un po’ più pulito, diverso dall’Italia meridionale. Aveva sentito dire che a nord, molto a nord, in uno di quei paesi dove fa sempre freddo, un tizio aveva fatto una strage. Non ricordava il nome, ma si diceva che fosse un fanatico. Per lui, invece, era un eroe, uno che la Fallaci avrebbe allattato al seno. Il difensore del Cristianesimo (*) aveva falciato 77 persone. Lui era un con le palle quadrate. Nessuno era riuscito a fargli cambiare idea. Le sue parole le sapeva a memoria: “Ho portato a termine il più sofisticato e spettacolare attacco politico mai commesso in Europa sin dai tempi della Seconda guerra mondiale. Sono mosso da Dio e non dal demonio.”
A un certo punto si sentì soffocare. Gli mancava l’aria. Un velo nero gli cadde davanti agl’occhi. Il cuore gli martellava nelle tempie. Al Pronto soccorso gl’avevano detto che soffriva di attacchi di panico. Martino inciampò. Non riuscì a mantenere l’equilibrio. Rovinò a terra come un sacco di patate, prigioniero dell’afonia. Non lo avrebbe aiutato nessuno. E anche volendo non era in grado di proferire una sola parola. Intuiva però che la gente gli passava accanto ridendo.
(*) Anders Behring Breivik

“LA LEBBRA” di Iannozzi Giuseppe. Un libro scandalo che farebbe infuriare Oriana Fallaci

LA LEBBRA

Un libro scandalo che farebbe
infuriare Oriana Fallaci


LA LEBBRA - IANNOZZI GIUSEPPE


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La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario - acquista 

La lebbra
Giuseppe Iannozzi
Ass. Culturale Il Foglio

Collana: Narrativa
Data di Pubblicazione: 2013
Pagine: 150
ISBN-10: 8876064540
ISBN-13: 9788876064548
Prezzo: € 14

sabato 18 gennaio 2014

La lebbra di Iannozzi Giuseppe. recensione di Federico Castelli (aka Folletto Peloso)

La lebbra di Iannozzi Giuseppe


Romanzo contro l’islamofobia ambientato a Torino


recensione di Federico Castelli (aka Folletto Peloso)


La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario
Se Marte va alla guerra brandendo la spada, Martino va alla guerriglia urbana tenendo nelle tasche delle brache una copia di un famigerato sermone.
In realtà Martino non va dove ci sono i focolai perché gli piace menar le mani, ma perché è lui stesso un focolaio, ma in senso medico. E’ ammorbato dall’odio verso i musulmani e da un risentimento generale verso il mondo. Scappa dalle tenaglie di un sud miserrimo per trovarsi in una Torino ancor peggiore. Qui non ci saranno i cremini Fiat o i gianduiotti ad aspettarlo ma solo una grettezza umana tout court. Uno squallore miserabile che passa dai pezzenti di Porta Nuova fino ad arrivare ai medici delle Molinette che di bianco hanno solo il camice, come i sepolcri imbiancati. Tutto il romanzo si snoda in colpi di scena, che in realtà sono colpi nello stomaco, e in specchi deformanti che rimandano immagini di verità disperate.
Anche il sermone, alla fine, si rivelerà buono solo per essere messo sotto i piedi di un tavolo traballante. In realtà, inservibile anche per quello, perché già macero di suo. Tutto si sfalda. Tutto è fallace.
Non c’è spazio neppure per un po’ di pietà. Solo un pomodoro ancora commestibile tirato fuori da un cassonetto riesce a dare quella piccola consolazione di poter tirare avanti la giornata. Tutto cade nell’oblio. Eppure, c’è una grandiosità anche nella rovina.
Così, una notte, dopo aver letto La lebbra di Giuseppe Iannozzi.

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La lebbra
Giuseppe Iannozzi
Ass. Culturale Il Foglio

Collana: Narrativa
Data di Pubblicazione: 2013
Pagine: 150
ISBN-10: 8876064540
ISBN-13: 9788876064548
Prezzo: € 14





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