mercoledì 18 novembre 2015

Parigi nel terrore e la fallacia dell'Occidente

Parigi nel terrore e la fallacia dell'Occidente 


Iannozzi Giuseppe




- I servizi di sicurezza belgi sospettano che dietro gli attentati di Parigi ci sia Abdelhamid Abaaoud, 28enne marocchino che viveva a Molenbreek-Saint-Jean, il cervello della cellula di jihadisti neutralizzata dalle forze speciali della polizia belga a Verviers a gennaio 2015. Secondo quanto riporta la stampa belga, almeno due dei terroristi di Parigi erano amici di Abaaoud, ed avevano commesso insieme alcuni crimini a Bruxelles tra il 2010 e il 2011. Abaaoud è scappato in Siria dopo che i belgi hanno distrutto la sua cellula. Risulta ancora latitante. La televisione francese iTele riferisce che Abaaoud sarebbe anche legato agli attacchi di agosto 2015 sul treno Amsterdam - Parigi e a quello, sventato, alla chiesa di Villejuif.

- La Fallaci ha commesso un errore imperdonabile, quello di guardare all'Islam con inveterato odio dimenticando la Storia, la Storia che è una scienza esatta. La Fallaci ha detto contro l'Islam mossa soltanto da un sentimento di odio. Non è la religione islamica il nemico, bensì il terrorismo, ovvero quella maledetta arte di seminare il terrore in lungo e in largo. Il terrore lo portano tutti quegli uomini, che per colpa dell'imperfetta natura umana o per una cattiva educazione, hanno perso l'anima. I terroristi non hanno anime da far valere o riscattare. Sono macchine di morte, "fiere" ben al di sotto degli animali. Oriana Fallaci non ha voluto analizzare la Storia, ha invece dato la stura all'odio e temo abbia contribuito in maniera pesante a metterci l'uno contro l'altro con la sua trilogia dell'odio. Anders Breivik è un terrorista e per sua stessa ammissione di estrema destra, un fondamentalista cattolico. Anders Breivik soffre di schizofrenia paranoide narcisista, la stessa malattia mentale (incurabile) che mina le menti di ogni terrorista. Il terrorismo non è un credo religioso, è una malattia mentale, per il momento incurabile. L'errore della Fallaci è grave e non perdonabile: chi semina odio potrà solo raccogliere odio nei secoli dei secoli. Oggi dobbiamo impedire all'odio di governare le nostre vite, altrimenti domani non ci sarà più un "domani in cui credere".

- Credo in chi opera per il Bene, nonostante siano in tanti a lavorare a favore del Male. In questo momento, da essere umano senziente al di là delle barriere religiose e politiche, credo nel Bene, nella parte più nobile dell'uomo, nonostante sia l'uomo, per sua natura, belligerante. Ancorarsi dunque al Bene perché è la luce, al di là del proprio credo. Il Male è invece il fanatismo che uccide chi lo promuove e quanti si trovano loro malgrado sotto in veste di vittime. Il Bene non usa sventolare bandiere.

- Che le vittime di questo massacro possano riposare in pace. Ora l'Europa tutta, in maniera coordinata, si adoperi per ricacciare indietro nell'oblio il fanatismo dei terroristi, perché questo sono, terroristi e non altro. Non concediamogli l'etichetta di dirli "islamici". I terroristi sono macchine, nient'altro che macchine di morte, odiati tanto da Dio quanto dal Diavolo.

- Il terrorismo, che non è un credo né una religione - sempre bene è sottolinearlo -, intende seminare il terrore attraverso la morte indiscriminata. Il terrorista non chiede chi sei e qual è il tuo credo. Al terrorista interessa soltanto di mietere il più alto numero possibile di vittime. Il terrorista è uno che semina terrore e che ha così tanta paura in seno, così tanta davvero da essere incapace di ammetterlo, preso com’è dal narcisismo, dalla schizofrenia, dalla paranoia.

- Le religioni potrebbero essere utili all'elevazione dell'uomo di pace, ma, purtroppo, il più delle volte i Capi religiosi distorcono i messaggi e li tramutano in indiscriminato odio politico.

- Sono in tanti ad aver passato armi ai terroristi, all'Isis che niente ha a che vedere con l'Islam. I terroristi, lo ripeto, sono terroristi e basta, non sono esponenti di una religione o credo, anche se sì, quello che si attendono dall'Occidente è che vengano definiti islamici e combattenti islamici. Non glielo concediamo questo piacere, diciamoli invece per quel che sono veramente, dei terroristi, fiere cadute fuori dalla luce, macchine di morte che nemmeno il Diavolo vorrebbe, figuriamoci poi Dio. Usa, Inghilterra, Francia ma anche la Russia e non solo… tutti hanno passato armi ai terroristi per il vile danaro. A ogni modo adesso l'Occidente ha paura ed ha ragione ad aver paura, ma dovrebbe in primis aver paura di sé stesso.

E-nigm@ Voltaire - Luis López Nieves. Attualità filosofica e sociale in un romanzo di grande respiro

E-nigm@ Voltaire - Luis López Nieves


Attualità filosofica e sociale
in un romanzo di grande respiro


Iannozzi Giuseppe




E se Voltaire non fosse Voltaire? O meglio, se Voltaire, a un certo punto della sua vita avesse deciso di darci un taglio all’eterno ritorno? Il cuore di Voltaire, del grande filosofo precursore di quelle idee che avrebbero guidato la Rivoluzione Francese, potrebbe essere forse un falso. Intorno alla morte del filosofo tante le chiacchiere che, nel corso dei secoli, si sono sovrapposte: nessuna ha però mai trovato un effettivo riscontro oggettivo. Ancor oggi qualcuno pensa che Voltaire, in fin vita, abbia chiesto la benedizione della Chiesa pentendosi. Chi conosce Voltaire e lo conosce bene, sa che il filosofo mai avrebbe concesso alle sfere ecclesiastiche la sua anima.

Il Dott. Roland de Luciers è stato incaricato dal Presidente della Francia di fare luce, una volta per tutte, sul filosofo, sulla sua vita, sulla sua morte: l’incarico, molto delicato, che gli viene affidato è quello di verificare che il cuore conservato nella Bibliothèque nationale sia realmente quello del filosofo. Lucien ha finalmente l’opportunità di compiere delle analisi sul cuore del filosofo, per analizzarne il DNA. Tutto sembrerebbe andare per il meglio, ma a un certo punto Lucien dispera: le analisi condotte sul DNA prelevato dal cuore del filosofo indicano con certezza storico-genetica che il cuore è quello di qualcun altro. Quando ogni speranza sembra ormai persa, Lucien, grazie ai consigli dell’amica Dott.sa Ysabeau de Vassy, trova una pista nuova, una pista che anni addietro avevo scartato in maniera categorica litigando anche con il collega e amico che l’aveva proposta.
E-nigm@ Voltaire è un romanzo storico (di finzione) e un thriller perfettamente confezionato, dove ogni tassello, alla fine, si incastra in maniera perfetta portando alla luce una verità che mai nessuno avrebbe anche solo osato immaginare.

Luis López Nieves, attraverso un romanzo (epistolare) di e-mail scambiate fra i vari personaggi, presenta al pubblico una storia che si lascia leggere tutta d’un fiato, senza mai dimenticare lo stile, la filosofia, il rigore logico alla base di ogni finzione. E-nigm@ Voltaire di Luis López Nieves è un romanzo più che straordinariamente attuale: parlare di Voltaire oggi significa infatti entrare a diretto contatto con la Francia di ieri e con quella dell’attuale momento storico.

Luis López Nieves (Puerto Rico, 1950) è uno dei principali scrittori caraibici viventi. Ha vinto in due occasioni il Premio Nacional de Literatura de Puerto Rico, e lavora presso l’università del Sacro Cuore di San Juan. È il creatore e direttore della Biblioteca Digital Ciudad Seva (CiudadSeva.com), uno dei portali cyber-letterari più visitati al mondo. El corazón de Voltaire è stato acclamato dalla stampa internazionale come uno dei romanzi più originali del XXI secolo.

E-nigm@ VoltaireLuis López Nieves - Leone Editore -  collana: Leone Bianco - pagine: 224 - 1ma edizione: 2015 - ISBN: 978-88-6393-219-5 - prezzo: 6.90 €

giovedì 22 ottobre 2015

Il labirinto di Putin - Steve LeVine- Aperto e svelato il cuore nero di Vladimir Putin

Il labirinto di Putin - Steve LeVine

Aperto e svelato il cuore nero di Vladimir Putin


Iannozzi Giuseppe


Il labirinto di Putin (S. LeVine) 

Il labirinto di Putin di Steve LeVine, arriva nelle librerie statunitensi nel 2008, pubblicato dalla Random House. Dopo l'assassinio del collega Daniel Pearl, LeVine decide di raccontare la verità, tutta la verità sulle oscure trame che avvolgono la Russia di Putin. Daniel Pearl, giornalista, viene rapito da un gruppo di fanatici fondamentalisti islamici che fanno capo a Ahmad Omar Sa'id Shaykh. Sul Wall Street Journal, LeVine racconta la storia del rapimento di Pearl e la sua tragica morte, per cui ancor oggi non si dà pace. LeVine e Pearl erano stati insieme in Pakistan.
«Questo è un libro sulla morte in Russia. E’ nota al mondo la lunga storia russa di governanti omicidi e spietati assassini. Ma anche adesso, nel primo decennio del ventunesimo secolo, la brutalità e la morte violenta è così ordinaria da essere solitamente ignorata da tutti tranne le stesse vittime, le loro famiglie e i loro amici.»
Il labirinto di Putin (Spie, omicidi e il cuore nero della nuova Russia) è forse il primo vero saggio storico sulla diabolica figura di Vladimir Putin, l’uomo che stringe nella sua morsa infernale la Russia tutta. Va da sé che Putin è purtroppo il degno erede di Iosif Stalin; e c’è da metterci entrambe le mani sul fuoco che è esso più intelligente e pericoloso del vecchio Stalin dal braccio rigido e il piede palmato. Nel corso degli anni, Putin non si è risparmiato nel dettare alla stampa proclami stalinisti, ma soprattutto ha sempre dato di sé un'immagine forte, senza mai esitare a mettere in mostra il proprio corpo dai muscoli scolpiti: appare in tivù e sugli altri organi di stampa a petto nudo, esaltando un inutile quanto becero machismo e non disdegna di vantarsi di essere lui l’incarnazione della Russia presente e futura. Chiunque tenti di ostacolarlo fa presto una brutta fine: intorno a Putin, gli oppositori, siano essi personaggi di un certo rilievo o meno, cadono come foglie in autunno; e sempre Putin alla stampa assicura che si è trattato di tragici incidenti portati a termine da parte di ignoti e che i responsabili, chiunque essi siano, saranno presto consegnati alla giustizia. Non è però mai accaduto che chi abbia tenuto testa a Putin sia stato condannato. In Russia la violenza politica, con armi da fuoco o no, è tollerata e ben accetta così come la mafia, a patto che non ci siano di mezzo testimoni.

Il paradiso maoista di Philip K. Dick. Mai un romanzo è stato così attuale

Il paradiso maoista di Philip K. Dick

Mai un romanzo è stato così attuale


Iannozzi Giuseppe


Il paradiso maoista - P.K. Dick


Il paradiso maoista di Philp K. Dick, autore noto al grande pubblico soprattutto per le sue distopie, per quegli universi che cadono a pezzi, prima di gettarsi a capofitto nella fantascienza, ha scritto un gran numero di romanzi socio politici - che, purtroppo, quando comparvero sul mercato editoriale negli anni Cinquanta non ottennero il meritato successo. Molti degli scritti di P.K. Dick sono stati pubblicati postumi; e la più parte degli inediti pubblicati non sono lavori di fantascienza. Il paradiso maoista, scritto tra il 1948 e il 1950, rientra a pieno diritto nel mainstream. Philip K. Dick viene oggi finalmente indicato, da molti grandi intellettuali internazionali, come lo Shakespeare del XX secolo: Dick è così entrato a pieno titolo nelle biblioteche. Oggi, in questa nostra società nevrotica che morde la polvere, viene persino studiato nelle scuole americane; non è più ritenuto un autore minore o non valido, tutt’altro: è portato in palmo di mano, nessuno ha difatti saputo anticipare il futuro come lui. In vita, P.K. Dick non sbarcava il lunario nonostante scrivesse a ritmo serrato centinaia di racconti e romanzi; è purtroppo destino comune a molti artisti, superiori in ogni senso, che in vita non vengano considerati o, comunque, sempre troppo poco.

Pinocchio 2112 - Silvio Donà

Pinocchio 2112 - Silvio Donà



Iannozzi Giuseppe

Pinocchio 2112 - Silvio Donà - Leone editore


Per Silvio Donà la salvezza del mondo futuro (ma anche di quello odierno) non può che venire dai libri, dalla lettura dei libri. Pinocchio 2112 (Leone editore) è la prima prova narrativa dello scrittore, un romanzo distopico che, a grandi linee, si rifà ai temi dickiani ma sopratutto a quelli orwelliani.
Pinocchio 2112 di Silvio Donà è uscito nel 2015 nella collana Leone Bianco. Pinocchio 2112 apparve la prima volta in libreria nel 2009. Inutile negarlo, era da tempo che tanti aspettavano la ristampa del romanzo. E' questa occasione imperdibile per leggere uno dei migliori romanzi di fantascienza degli ultimi anni, un lavoro che per nostra somma fortuna porta la firma di un autore italiano, Silvio Donà.
Pinocchio 2112 è sì un romanzo di fantascienza ma è anche e soprattutto una storia di formazione, che ci porta nel cuore dell'umanità, di una umanità che ha da tempo dimenticato il calore del sole, della vita. Angelo, il protagonista di Pinocchio 2112, è un uomo sulla quarantina che cerca di sopravvivere in una società dove la vita non ha alcun valore per nessuno. Lui stesso, più volte, ha avuto la tentazione di farla finita. Perché? La risposta è semplice: la società in cui vive non offre niente, solo il buio e la disperazione, oltre alla droga che è anche l'unica merce di scambio che abbia valore. Angelo è un "cercatore", ovvero un avventuriero che cerca libri per poi rivenderli nel suo mondo fatto di tenebre. Per il poco che lui ne sa, prima che gli uomini si rifugiassero sottoterra dopo quella che è fu forse una immane catastrofe atomica, la Terra doveva essere un gran bel posto in cui vivere. Nel 2112 la Terra non è più un pianeta abitabile, perlomeno questo è quanto Angelo crede insieme ai pochi (o tanti!) sopravvissuti alla fine del mondo da loro conosciuto. Un "cercatore" recupera libri, e l'unico modo per riuscirci è di entrare nel "mondo di sopra", in quel mondo che è invivibile, che è invaso dalle radiazioni e dagli uomini-topo.

John Williams - Nulla, solo la notte. Una grandezza letteraria senza paragoni

John Williams - Nulla, solo la notte


Una grandezza letteraria senza paragoni


Iannozzi Giuseppe

Nulla, solo la notte - John Williams 


Vige una severa tragicità esistenzialista in John Williams, nel suo primo romanzo Nulla, solo la notte. Questo romanzo, breve e intenso, fu scritto da un uomo poco più che ventenne: straordinaria è la capacità del futuro professore di Denver. Nulla, solo la notte, Williams lo scrisse tra il ’42 e il ’45, mentre prestava servizio militare in India e Birmania; il romanzo sarà poi pubblicato nel 1948.
Nulla, solo la notte non è un romanzo di formazione, è invece fotografia di una società che si trascina nel buio di una notte senza fine, sempre alcolica, sempre senza speranza. John Williams non scade mai nel sentimentalismo, dimostra invece un accanito attaccamento alla veridicità facendo sua la lezione del naturalismo di Émile Zola. Ma c'è di più: la scrittura di John Williams, bilanciata e mai oziosa, introduce anche elementi tipici di quella che fu la generazione perduta raccontata da Francis Scott Key Fitzgerald. I personaggi di John Williams vivono nella metropoli, in una società che c'è e non c'è: indipendentemente dal ceto sociale cui appartengono, chi più chi meno, tutti sono degli sbandati che subiscono la catastrofe delle loro azioni, mai limpide, quasi sempre dettate da impulsi egoistici. Williams guarda dunque anche all'esistenzialismo, di cui Albert Camus ed Emil Cioran furono gli esponenti più fortunati e ben lontani dall'ipocrisia comunista di matrice sartriana.

Senza ragione apparente- Grazia Verasani nella trappola dei luoghi comuni

Senza ragione apparente

Grazia Verasani nella trappola dei luoghi comuni

Iannozzi Giuseppe

verasani_cantini


Coacervo di luoghi comuni per la Bologna di Grazia Verasani, che, per puro caso, nel suo ultimo romanzo mette al centro di un pallidissimo giallo il suicidio di un diciassettenne, un suicidio motivato da un banalissimo messaggio: "Sono stanco". Impossibile non notare la corrispondenza con certi fattacci di cronaca occorsi ultimamente. Sin dall'incipit tutto è scontato. Suonano alla porta, lei pensa sia il postino, invece si trova di fronte a "lei, alta, bella" che "la scruta con un sorriso a labbra strette". Par quasi che eroi ed antieroi per Grazia Verasani siano tutti giovani e belli. Giusy è bella, così tanto bella che è più un corpo che non un personaggio di finzione. Okay, Giusy è la moglie di Bruno, che adesso se la fa con l'investigatrice Giorgia Cantini; o, per dirla con le parole dell'autrice, Giorgia e Bruno hanno provato un romantico rodaggio. Inutile soffermarsi ulteriormente su questo punto: siamo purtroppo di fronte a una tipica animosa storiella di corna, che tante, troppe volte sentiamo raccontare in tanti e tanti programmi televisivi di quart'ordine. Passiamo oltre: la madre di Emilio, il diciassettenne suicida, vuole sapere la verità, vuole i responsabili morali che hanno portato il figlio a maturare l'insana decisione di farla finita con la vita. Giorgia si butta a capofitto nel caso, cercando di capire perché mai un ragazzo dovrebbe dire di no alla vita.

martedì 20 ottobre 2015

Nessuno può sfrattarci dalle stelle - Diego Cugia - recensione di Iannozzi Giuseppe

Nessuno può sfrattarci dalle stelle

Diego Cugia


Iannozzi Giuseppe

Nessuno può sfrattarci dalle stelle 


Dell'umano cammino non v'è certezza alcuna, così potremmo dire. E però per tutti ci sono le stelle: non costano nulla, appartengono al cielo, agli occhi che le vogliono guardare con entusiasmo pascoliano, e in non pochi casi sono una sorta di coperta di Linus. Nessuno può sfrattarci dalle stelle (Mondadori, collana Omnibus, Euro 17,00) è l'ultimo romanzo di Diego Cugia. E' questo un lavoro atipico per Diego Cugia, che per forza di cose o per stanchezza, ha dimenticato il suo alter ego Jack Folla. Nessuno può sfrattarci dalle stelle opera abile commistione di realtà e finzione per dar corpo a una favola moderna, a tratti drammatica, comica e irriverente. Diego Cugia, in qualsiasi genere letterario si cimenti, lascia ben impressa la sua genialità non imitabile.

lunedì 19 ottobre 2015

Muhsin Al-Ramli – Cugini, Addio. Un storia che è perfetta fotografia del tessuto sociale iracheno

Muhsin Al-Ramli – Cugini, addio


Un storia che è perfetta fotografia del tessuto sociale iracheno

Traduzione dall’arabo e nota introduttiva di Federica Pistono


di Iannozzi Giuseppe

Cugini, addio 

Se si pensa all’Iraq, oggi come oggi il mondo occidentale pensa a questo paese come a una minaccia. L’autore, Muhsin Al-Ramli, non ne ha mai fatto mistero, lamentando anche che dell’Iraq, della sua ricchezza culturale, si sa poco o nulla. In prima battuta pubblicato in arabo con il titolo “Scattered crumbs” (Briciole sparse), nel 2013 Muhsin Al-Ramli l’ha riscritto in lingua spagnola con il titolo “Adiòs primos”. In Italia il romanzo di Muhsin Al-Ramli è stato tradotto da Federica Pistono per i tipi Cicorivolta edizioni. Cugini, addio (romanzo iracheno) è un lavoro che meriterebbe molta attenzione, al pari di tanti altri, e che – inutile nasconderlo – rischia di passare inosservato, per colpa di una scarsa o nulla promozione editoriale e poi perché, oramai, in Italia il brutto vizio, che l’intellighenzia ha preso, è quello volgare e becero di etichettare come moda passeggera la letteratura irachena (e non solo).

Muhsin Al-Ramli 


Polemiche a parte, introducendo Cugini, addio di Muhsin Al-RamliFederica Pistono sottolinea: “Il romanzo racconta come l’esistenza semplice e serena della piccola comunità, con i suoi vizi e le sue virtù, con le sue tradizioni, le sue leggende, le sue credenze, venga dilacerata e sconvolta dalle esperienze della dittatura e della guerra, perdendo per sempre le proprie caratteristiche originarie”.
Cugini, addio racconta lo disgregamento di una famiglia. Attraverso le tragedie che s’abbattono sui membri della famiglia, con perfetto e drammatico realismo l’autore ci dice, chiaramente, quante e quali le soverchierie addosso al tessuto sociale iracheno. Del nucleo familiare, mai felice in realtà, alla fine non resteranno che delle briciole, sparse. Muhsin Al-Ramli non nega che in Iraq le storie tristi sono all’ordine del giorno; non si cada però in errore, perché in Iraq ogni storia è diversa seppur quasi sempre destinata a sfociare in tragedia.

giovedì 1 ottobre 2015

Ignacio Solares. L'istruzione e altri racconti. Quando la Letteratura è Storia e ontologia circolare

Ignacio Solares. L'istruzione e altri racconti


Quando la Letteratura è
Storia e ontologia circolare


Iannozzi Giuseppe


Ignacio Solares - L'istruzione e altri racconti


Leggendo Ignacio Solares, non si può fare a meno di operare un dovuto raffronto con autori quali Javier Marías, Julio Cortázar, José Saramago, ma anche con i più classici Franz Kafka e Dino Buzzati. Qualità imprescindibile della scrittura di Ignacio Solares è di portare sulla pagina un realismo così tanto estremo da sfociare nell’assurdo e nel grottesco. In maniera riduttiva si potrebbe dire che nella scrittura di Ignacio Solares vige un forte senso kafkiano, è però più esatto asserire che predominante è un surrealismo votato a interpretare la realtà del momento storico.

Nell’introduzione a L’istruzione e altri racconti (Edizioni Il Foglio – traduzione di Andrea Alì), Vicente Quirarte, sottolinea: “L’esistenza è assurda. La giustifica e redime la capacità umana di fare di questa premessa una avventura che conduce alla momentanea grandezza. I personaggi di Solares affrontano situazioni estreme e il loro eroismo nasce loro malgrado: l’ingresso in una taverna del centro si può trasformare in un viaggio dalle conseguenze straordinarie dove uno non è più quello che era ma il fantasma degli altri e di se stesso”.


Ignacio Solares 


Vivere e arrivare alla fine del proprio viaggio tra un delirio e un altro: ne "I deliri di Vittoriano”, Victoriano Huerta, cirrotico e prigioniero a Fort Bliss, è per così dire vittima dell’abilità di Ignacio Solares che lo ritrae e per le virtù e per le sue miserie. Ma poi, a ben vedere, a pesare maggiormente sulla bilancia sono le miserie umane e non le virtù: “Si dice che chiamò un sacerdote vedendosi a un passo dalla tomba. Con questo gesto avrà forse rivelato il segreto relativo all’omicidio di Madero e di Pino Suárez”.

Se i due racconti più corposi sono “L’istruzione” e “I deliri di Victoriano”, in nessun caso vanno dimenticati “Volti familiari”, “La città proibita”, “Muori e saprai!” e “Il tavolino all’angolo”; quest’ultimo è un lavoro che suscita un riso amaro, pur ritraendo una situazione grottesca, kafkiana: “I tipi a fianco erano andati via, sul tavolo restavano i piatti sporchi, un boccale e un calice vuoti e delle monete di mancia”. Ne “Il tavolino all’angolo” il povero avventore cerca inutilmente di mangiare in un ristorante; ma per quanti sforzi il protagonista faccia per essere notato e compreso dai camerieri, seduto al suo tavolino all’angolo “nascosto” e “avvolto da un fascio di luce brumoso e polvere”, alla fine mangerà la polvere e null’altro, chiudendosi in sé stesso con un “doloroso vuoto nello stomaco”. In “Muori e saprai”, Ignacio Solares ci dice chiaramente che la Storia si ripete: siamo di fronte a una ontologia circolare, proprio come nelle combinazioni possibili perfettamente analizzate da Sebastiano Vassalli in “Un infinito numero”.

Peculiarità della narrativa di Ignazio Solares è che nessuna storia si chiude mai sul serio: nella tomba si portano segreti, segreti che solo di rado vengono confessati, segreti che continueranno a dirigere il corso della Storia umana. L’istruzione e altri racconti  di Ignacio Solares (Edizioni Il Foglio), par quasi superfluo sottolinearlo, è l’occasione per scoprire e amare uno dei più grandi scrittori a livello mondiale.

Ignacio Solares è nato a Ciudad Juárez, nello stato del Chihuahua, in Messico. È autore del reportage Delirium Tremens e di romanzi quali La notte di Ángeles (Premio Diana Novedades, 1989), Madero, l’altro e Il grande elettore, da cui è stata tratta un’opera teatrale premiata da “Le tre associazioni teatrali del Messico” come miglior opera dell’anno. Ha pubblicato Nen, l’inutile (Premio Fuentes Mares, 1996), Columbus, Il sito (Premio Xavier Villaurrutia, 1999), Lettere a una giovane psicologa, La spia dell’aria, Quel posto non esiste (Premio Mazatlán de Literatura 2004), L’invasione, Immagine di Julio Cortázar, Lettere a un giovane senza Dio, Fiction della rivoluzione messicana, Parole ritrovate, Presenza dell’invisibile, El Jefe Máximo e Un sogno di Bernardo Reyes pubblicato di recente. È stato borsista della Fondazione Guggenheim. Ha ricevuto il Premio Fernando Benítez 2008 per il suo percorso nel Giornalismo Culturale e il Premio Nazionale delle Scienze e delle Arti 2010, nel campo della Linguistica e della Letteratura. Attualmente dirige la Rivista dell’Università del Messico.


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L’istruzione e altri raccontiIgnacio Solares – introduzione di Vicente Quirarte – Traduzione di Andrea AlìEdizioni Il Foglio Letterario – Collana I Tascabili – 1ma edizione: agosto 2015 – ISBN-13 9788876065750 – pagine 72 – prezzo: Euro 10,00

giovedì 20 agosto 2015

Recensioni e/o interviste su questo sito richiedono un obolo non inferiore a 10 Euro

Recensioni e/o interviste su questo sito richiedono un obolo non inferiore a 10 Euro

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Da oggi in poi, recensioni e interviste saranno scritte  solo per gli autori o editori che verseranno, a titolo di gratitudine per il lavoro svolto dal sottoscritto, un minimo obolo, non meno di 10 Euro.
Quando un professionista lavora gratis, il lavoro da esso svolto non è apprezzato e viene sottovalutato. 

Gli oboli raccolti saranno utili per mantenere in piedi questo sito, che ha dei costi. Gli oboli versati, come è facile arguire, non potranno mai coprire il tanto tempo impiegato dal critico letterario per leggere e poi redigere recensioni e interviste.
L'obolo deve essere intestato a Giuseppe Iannozzi sul seguente numero di conto bancario:

IBAN: IT35 N0306909 209 100000065990

specificando bene in chiaro la causale.

Le condizioni sono queste. Chi ci sta può contattarmi in privato, tramite e-mail:

giuseppe.iannozzi[at]gmail.com

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In ogni caso non saranno presi in considerazione e-book superiori alle 20 pagine a video.
E' estremamente necessario inviare una copia cartacea del proprio lavoro, qualora qualcuno fosse interessato nel richiedere una recensione e/o un'intervista.

mercoledì 25 febbraio 2015

“Il tormento”. Romanzo breve di Iannozzi Giuseppe – capitoli tre e quattro ancora disponibili online

Il tormento

Romanzo breve di Iannozzi Giuseppe

giovane ciociara 

Qui il capitolo uno - non più disponibile online 
  
Qui il capitolo due - non più disponibile online


IL TORMENTO DI IANNOZZI GIUSEPPE... CHI SARA' L'EDITORE? FATEVI AVANTI

Il tormento

Romanzo breve di Iannozzi Giuseppe


IL TORMENTO - I primi tre capitoli del romanzo sono ancora online, ma nel giro di qualche ora saranno oscurati. In tarda serata potrete già leggere il quarto capitolo di questo romanzo.

Eventuali editori in ascolto possono contattarmi tramite posta elettronica: 

giuseppe.iannozzi[at]gmail.com 


Astenersi editori a pagamento, a doppio binario, associazioni culturali che richiedono acquisto di copie del romanzo, etc. etc. Non sono interessato a lavorare con simili "editori".

Il romanzo IL TORMENTO lo cederò soltanto a un editore più che mai valido, a un vero editore. Per chi, eventualmente, volesse farsi un'idea della qualità del mio lavoro, ha ancora tempo qualche ora per leggere i capitoli che ho messo a disposizione online.


Capitolo uno

https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2015/02/23/il-tormento-romanzo-breve-di-iannozzi-giuseppe-capitolo-uno/

Capitolo due

https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2015/02/23/il-tormento-romanzo-breve-di-iannozzi-giuseppe-capitolo-due/

Capitolo tre

https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2015/02/24/il-tormento-romanzo-breve-di-iannozzi-giuseppe-capitolo-tre/

IL TORMENTO è coperto da Copyright. Tutti i diritti riservati
.
Iannozzi Giuseppe

ciociare

lunedì 23 febbraio 2015

Da “La lebbra. Romanzo su l’Islam” di Iannozzi Giuseppe, un nuovo estratto. Torino, una città islamica!

Da "La lebbra. Romanzo su l'Islam"


Torino, una città islamica!


di Iannozzi Giuseppe

islamici


[...]

Un nuovo estratto da La lebbra:

Martino adesso vagava lungo le strade di Torino. Poteva contare sui soldi che tanto generosamente gli aveva dato Dalla Chiesa. In testa albergava troppa confusione, non capiva il perché di tante cose, e le poche certezze, che si era fatto nel corso della sua seppur breve vita, stavano smaterializzandosi, lasciando nel cervello una nebbia di cenere. Non era più certo d’esser nel giusto, e cosa ben peggiore, per il suo equilibrio psicofisico, il libro della Fallaci non riusciva più a considerarlo una verità, una sorta di Bibbia per difendersi dai mali del mondo. Con non poca fatica cominciava ad ammettere che era stato ingannato perché lui aveva desiderato con tutte le sue forze d’esser preso per il sedere.
Torino coi suoi portici lustri e le vetrine montate a festa, nonostante i tanti cartelli di saldi stracciati, gli apparve, per la prima volta, come una città non troppo aliena e pericolosa. A ogni caffè piemontesi puzzoni con la puzza sotto il naso, e soprattutto lungo le strade una miriade di meridionali, marocchini, neri, slavi, senzatetto e questuanti: una babele di lingue, di confusioni, di gerghi riciclati e passati di bocca in bocca. Tutto questo non era un problema. Non più comunque, anche se faticava ad ammetterlo.

[...]


La lebbra - romanzo su l'Islam - Iannozzi Giuseppe


Nasce la pagina dedicata a La lebbra romanzo sull'Islam di Iannozzi Giuseppe pubblicato da Il Foglio Letterario di Gordiano Lupi:


Metti "mi piace" su questa pagina se il romanzo "La lebbra" ti è piaciuto, se lo hai letto, se vorresti leggerlo.

Sulla pagina troverai tanti link per leggere spin-off del libro, alcuni estratti da "La lebbra", capitoli bonus, sinossi, scheda editoriale, segnalazioni, eventi, e molto altro ancora.

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TITOLO DEL LIBRO, NUMERO DI COPIE,
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ilfoglio@infol.it

Beautiful Losers - Leonard Cohen (minimum fax). Torna in libreria uno dei Capolavori della grande Letteratura canadese

Beautiful Losers

Leonard Cohen


Torna in libreria uno dei Capolavori
della grande Letteratura canadese


Leonard Cohen - Beautiful losers 


"Questo libro è una storia d’amore, un salmo, una messa nera, un monumento, una satira, una preghiera, uno strillo, una mappa per attraversare luoghi selvaggi, uno scherzo, un insulto di cattivo gusto, un’allucinazione, una noia, uno sfoggio irrilevante di virtuosismo malato; in breve, una sgradevole epopea religiosa di incomparabile bellezza".
Leonard Cohen al suo editore, 1966


Non so cosa sia l’amore, se sia bello, se sia brutto, innocente o sprezzante; non so se valga la pena di ricercare il nome che gli fu proprio tanto tanto tempo fa, almeno un milione di baci fa; non so se il tempo abbia giocato uno strano scherzo allo spazio per divorarlo, o più semplicemente per cacciargli una clessidra su per il buco della cultura. I fiori di Hitler continuano a fiorire e il poeta sa che la poesia passerà come tutte le cose della vita… l’amore della vita per la vita, bello: però alla fine ogni cosa passa, anche quell’Eternità che avevamo immaginato immarcescibile perché catturati nel nostro egoismo di stringere al petto persone cangiandole subito in oggetti.
Forse è destino che si sia dei semplici beautiful losers, ma la semplicità non si prostituisce a tutti e non si dichiara “io sono”, non si dichiara a nessuno; e però si lascia possedere da chi la vuole; e la possessione è la sua identità: “io sono” mai pronunciato come sussurro, in qualche caso urlato oltre il muro del suono, forse un grido d’aiuto o di sovraumana disperazione. Se non si è semplici, non si può pretendere di essere “belli” in nessun senso. La semplicità è come la Bocca di Rosa di Fabrizio De André.
Beautiful Losers è il secondo romanzo di Leonard Cohen scritto negli anni Sessanta ed è ritratto poetico di un amore, dell’affermazione delle proprie radici. Potrei accostare questo romanzo di Cohen alla cultura hippy o spingermi più indietro e tentare un parallelismo con la Beat Generation, ma sarebbe atto critico fuori luogo, anche se la tentazione è forte. Preferisco invece far riferimento ad Alexander Trocchi e al suo romanzo Il libro di Caino; Alexander Trocchi nacque a Glasgow nel 1925 e negli anni ‘50 e ‘60 ha vissuto tra Parigi e New York imponendosi alla critica come talentuoso stravagante scrittore di quel periodo. Ha scritto Young Adam e una quantità considerevole di testi per riviste pornografiche e letterarie. Il libro di Caino è la sua biografia romanzata pubblicata nel 1963, ed è anche il solo romanzo che l’autore ha portato a termine. E’ morto a Londra nel 1984 stroncato da una lunga dedizione alla droga. Al centro de Il libro di Caino è l’alienazione dell’individuo, l’impossibilità di amare sé stessi e il prossimo. Caino, il maledetto antieroe della Bibbia, il grande nemico, è Joe Necchi: in questo lavoro, rotocalco, forse diario, le parole sconnesse, profonde e introspettive di un tossicodipendente che vive su una chiatta ormeggiata al molo 72, sono declinazione del proprio “io” in un niente fatto di droga e di ripetitività ossessiva della quotidianità. La chiatta è un non-luogo impalpabile, fintamente mobile, rappresentazione dell’ansia di movimento, ma anche desiderio di liberazione dal peso della vita, una vita ripetitiva nella ripetizione martellante dei luoghi comuni. Joe Necchi, Caino, può solo ritrarsi in posizione fetale in un mondo di droga e ricordi, un mondo forse più reale di quello tangibile che lo conduce però verso un’alienazione totale, quasi religiosa. Caino rappresenta il malcontento, l’approccio alto con l'irraggiungibile, la critica e la ribellione, la storia e la maledizione.

L’arte, la poesia, le donne

L’arte, la poesia, le donne


di Iannozzi Giuseppe


Iannozzi Giuseppe


1. Credo che l’arte, quella vera, non abbia bisogno di tante, spesso superflue spiegazioni: o c’è il genio (vale a dire uno spirito buono) o non c’è. Compito di colui che scrive è di scrivere al meglio delle sue proprie possibilità; se poi ci sarà un riconoscimento, bene. Non possiamo però pretendere che tutti siano degli artisti, anche se oggi come oggi tutti o quasi mirano a dichiararsi degli artisti, più per un proprio personale egoismo che non per una naturale propensione a creare dal Nulla. L’artista crea e quando crea si pone idealmente vicino a Dio muovendogli una sfida: “Anch’io sono in grado di creare, grazie a quello spirito buono che tu mi hai donato”. Compito dell’artista è quello di creare dal Nulla qualcosa che prima non c’era; non deve però pensare di poter insegnare al pubblico che lo segue una qualche verità. Il vero artista è al di sopra, non ha nulla da insegnare. Se nella sua arte c’è del buono, sarà semmai il pubblico a ricavarne un insegnamento adattandolo al suo sentire.

"La cattiva strada" in libreria. Romanzo di Iannozzi Giuseppe

"La cattiva strada" in libreria


Romanzo di Iannozzi Giuseppe


La cattiva strada -- Giuseppe Iannozzi - Cicorivolta 


La cattiva stradaGiuseppe IannozziCicorivolta edizioni – collana i quaderni di Cico – pp.116 – © 2014 – ISBN 978-88-99021-28-3 – prezzo: €12,00


"Una notte, in stazione, mi sono fatto una delle più belle scopate della mia vita: saranno state circa le due e dall’ultimo treno in arrivo da non-so-dove smonta un gran tocco di femmina tutta impellicciata. La notte m’è stata complice: gli occhi verdi di lei cercavano qualcuno che evidentemente non c’era e lei era piccata e sul punto di mettersi a piangere. E’ venuta a sedersi proprio accanto a me, così, senza pensarci." - da “La cattiva strada” di Giuseppe Iannozzi


acquistaMatteo, una specie di anarchico scavezzacollo, vive con alcuni zingari in odore di marxismo. Viene iniziato al sesso da una ragazza che dice d’esser sua cugina e poi scompare nel nulla. Lui è più animale che uomo, e tra vita e morte conosce solo il proprio istinto. Al marxismo preferisce la Bibbia, che interpreta a modo suo. Sempre seguendo l’istinto e la sua cattiva strada, lasciati gli zingari, si troverà, per un’Italia oscura e violenta, a contatto con pazzi svitati, marxisti di fede stalinista, maniaci sessuali, drogati, fascisti, assassini, preti e Raeliani. A Genova, in Via Prè, comprenderà che se non vuol finire crocifisso, come una sorta di Cristo brutto, cattivo e maledetto, dovrà cambiare di nuovo aria, se non che…

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sabato 21 febbraio 2015

Editoria italiana: male incurabile Appunti su editori, autori, libri

Editoria italiana: male incurabile

Appunti su editori, autori, libri


di Iannozzi Giuseppe



Telly Savalas (Kojak)


- Ci sono tanti, tantissimi editori, che pubblicano di tutto, purché uno sia disposto a pagare: gli editori a pagamento sono da evitare. Non servono. Il libro finirebbe sul sito dell’editore e morta lì. E’ consigliabile evitare anche quelli a doppio binario. Simili editori non hanno nessun interesse a promuovere l’autore. Intascano solo soldi e null’altro.

- Spesse volte gli editori a doppio binario sono anche degli scrittori, per cui, il più delle volte, essi si preoccupano soltanto di promuovere sé stessi, facendo leva sugli autori che hanno pubblicato e che per i quali, ovviamente, non viene fatta alcuna pubblicità.

- Ma non c’è mai fine al peggio. Un’opera, foss’anche un miracolo letterario, quasi di certo non arriverà mai a un editore serio. Non arriverà perché l’editore, oggi come oggi, non pubblicherà mai qualcosa che non sia una scempiaggine.

- Ci si lamenta che la gente non legge. Bene. Male. Legge ciò che è altamente commerciale e che domani finirà nella pattumiera, come J.T. Leroy, da tempo finito nella pattumiera insieme a tanti altri fenomeni da baraccone.

domenica 18 gennaio 2015

La cattiva strada

Giuseppe Iannozzi


Recensione di Giovanni Agnoloni su PostPopuli.it


E' questa l'ottima recensione di Giovanni Agnoloni a La cattiva strada di Iannozzi Giuseppe. Che dire se non che Giovanni ha fatto centro, ha difatti evidenziato, in maniera critica e senza pregiudizi, in maniera perfetta quella che era la mia intenzione narrativa. Riporto solo un breve passaggio della mirabile critica di Giovanni:


[...] "Non nego che a volte mi abbiano urtato, né più né meno come le vignette di “Charlie Hebdo”. Con una differenza, però: qui non si voleva provocare, ma illustrare come funziona e opera il male, che spesso nasce da situazioni difficili, quindi scivola nell’anima inasprita dalle necessità, giustificando e alimentando se stesso; e, infine, strappa qualunque legame, incluso quello con la radice dell’essere." [...]


Nei prossimi giorni la porterò anche da me, ma nell'intanto Vi invito a leggerla su PostPopuli.it


La cattiva strada di Iannozzi Giuseppe su PostPopuli.it  

Leggi la recensione di Giovanni Agnoloni a La cattiva strada di Giuseppe Iannozzi su PostPopuli.it: 

http://www.postpopuli.it/40432-giuseppe-iannozzi-la-cattiva-strada/


N.B.: I commenti su questa segnalazione sono chiusi. Chi volesse commentare, può farlo su PostPopuli.it o su Facebook dove la recensione è stata segnalata.

martedì 13 gennaio 2015

La lebbra. Romanzo sull'Islam - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

La lebbra. Romanzo sull'Islam

Iannozzi Giuseppe


La lebbra. Romanzo sull'Islam - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario 


La lebbra - Iannozzi Giuseppe - collana narrativa - Il Foglio letterario - ISBN 9788876064548 - pagine: 150 - € 14,00

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Estratto da La lebbra di Iannozzi Giuseppe


Il Foglio letterario - di Gordiano Lupi[...] Quand’era giù in paese un diavolo islamico gli era passato davanti bello bello con tanto di felicitazioni del kapò dei cantieri di lavoro. Martino aveva fatto domanda per un cazzo di sostegno al reddito, ma non l’avevano mai chiamato. Rosso di rabbia un mattino si era presentato in Comune per sapere il perché e il percome di quel silenzio, perché lui era sicuro che aveva diritto a un sostegno; tuttavia un impiegatuccio – buono solo a riscaldare il culo sulla sedia – gli si era sparato davanti invitandolo a levarsi di torno. Invece di raccogliere l’invito, fregandosene dell’ometto che gli berciava male parole alle spalle, riuscì a raggiungere l’ufficio del kapò. Bussò una sola volta, con il pugno chiuso, ed aprì la porta. Si trovò faccia a faccia con un tristo omarino dall’aspetto boteriano e gli occhi porcini. Era un nano o giù di lì. Per pochi centimetri di troppo non era un cazzo di nano bell’e fatto. Stringeva la mano a un maomettano con addosso una sorta di caffetano bianco, che fissava il crocifisso appeso sopra la testa del kapò. Accortosi dello sguardo fisso del diavolo islamico, il kapò subito si era prodotto in scuse e giustificazioni: “Oh, quello! L’ho sempre detto che bisognerebbe levarlo. Siamo in Italia, in un paese libero…”. Il maomettano non pareva convinto, nonostante il nano fosse scoppiato in una risata nel vano tentativo di smorzare l’imbarazzo. Solo dopo un minuto buono quel cazzo di nano si era accorto che nell’ufficio aveva fatto irruzione una terza persona. Martino fissava ora il maomettano ora il kapò incapace di dire chi dei due fosse più sporco. Il nano infine gli chiese cosa volesse. “Quello che hai dato a lui”, gli sputò in faccia Martino. “Lo stesso trattamento”. “Non è con me che deve parlare… ma lei ce l’ha un appuntamento?”. Aveva dunque preso ad agitarsi tutto, manco avesse la sindrome di Tourette. Subito accorsero delle donne, il personale addetto alle pulizie. Non era loro che il kapò desiderava, non per costringere Martino a levarsi dalle palle. Il nano sbraitò. [...]


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Tutti i libri di Iannozzi Giuseppe sono disponibili nelle migliori librerie; e in ogni caso, possono essere prenotati senza nessun costo aggiuntivo.
Booktrailer http://www.youtube.com/watch?v=VVCsTqMRnQc

lunedì 5 gennaio 2015

"La cattiva strada" di Giuseppe Iannozzi. Acquista su La Feltrinelli.it a soli € 10,20

La cattiva strada 

di Giuseppe Iannozzi

fra anarchici, Raeliani, zingari, marxisti e maniaci sessuali


La cattiva strada - Giuseppe Iannozzi - Cicorivolta edizioni La 
La cattiva strada - Giuseppe Iannozzi - Cicorivolta edizioni - collana i quaderni di Cico - pp.116 - © 2014 - ISBN 978-88-99021-28-3 - prezzo: €12,00

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Matteo, una specie di anarchico scavezzacollo, vive con alcuni zingari in odore di marxismo. Viene iniziato al sesso da una ragazza che dice d'esser sua cugina e poi scompare nel nulla. Lui è più animale che uomo, e tra vita e morte conosce solo il proprio istinto. Al marxismo preferisce la Bibbia, che interpreta a modo suo. Sempre seguendo l'istinto e la sua cattiva strada, lasciati gli zingari, si troverà, per un’Italia oscura e violenta, a contatto con pazzi svitati, marxisti di fede stalinista, maniaci sessuali, drogati, fascisti, assassini, preti e Raeliani. A Genova, in Via Prè, comprenderà che se non vuol finire crocifisso, come una sorta di Cristo brutto, cattivo e maledetto, dovrà cambiare di nuovo aria, se non che…

Iannozzi Giuseppe detto Beppe, classe 1972, torinese, giornalista regolarmente iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, è un critico letterario e uno scrittore. Nel 1994 ha pubblicato per i tipi Editrice Nuovi Autori il romanzo Amanti nel buio di una stanza (fuori catalogo). Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti per Cicorivolta Edizioni; nel 2013  L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e La lebbra (Il Foglio letterario).
Nel 2014 sono usciti La cattiva strada per Cicorivolta Edizioni e una biografia su Charles Bukowski (con alcuni racconti di scuola bukowskiana).

Leggi un estratto del libro



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