giovedì 22 ottobre 2015

Il labirinto di Putin - Steve LeVine- Aperto e svelato il cuore nero di Vladimir Putin

Il labirinto di Putin - Steve LeVine

Aperto e svelato il cuore nero di Vladimir Putin


Iannozzi Giuseppe


Il labirinto di Putin (S. LeVine) 

Il labirinto di Putin di Steve LeVine, arriva nelle librerie statunitensi nel 2008, pubblicato dalla Random House. Dopo l'assassinio del collega Daniel Pearl, LeVine decide di raccontare la verità, tutta la verità sulle oscure trame che avvolgono la Russia di Putin. Daniel Pearl, giornalista, viene rapito da un gruppo di fanatici fondamentalisti islamici che fanno capo a Ahmad Omar Sa'id Shaykh. Sul Wall Street Journal, LeVine racconta la storia del rapimento di Pearl e la sua tragica morte, per cui ancor oggi non si dà pace. LeVine e Pearl erano stati insieme in Pakistan.
«Questo è un libro sulla morte in Russia. E’ nota al mondo la lunga storia russa di governanti omicidi e spietati assassini. Ma anche adesso, nel primo decennio del ventunesimo secolo, la brutalità e la morte violenta è così ordinaria da essere solitamente ignorata da tutti tranne le stesse vittime, le loro famiglie e i loro amici.»
Il labirinto di Putin (Spie, omicidi e il cuore nero della nuova Russia) è forse il primo vero saggio storico sulla diabolica figura di Vladimir Putin, l’uomo che stringe nella sua morsa infernale la Russia tutta. Va da sé che Putin è purtroppo il degno erede di Iosif Stalin; e c’è da metterci entrambe le mani sul fuoco che è esso più intelligente e pericoloso del vecchio Stalin dal braccio rigido e il piede palmato. Nel corso degli anni, Putin non si è risparmiato nel dettare alla stampa proclami stalinisti, ma soprattutto ha sempre dato di sé un'immagine forte, senza mai esitare a mettere in mostra il proprio corpo dai muscoli scolpiti: appare in tivù e sugli altri organi di stampa a petto nudo, esaltando un inutile quanto becero machismo e non disdegna di vantarsi di essere lui l’incarnazione della Russia presente e futura. Chiunque tenti di ostacolarlo fa presto una brutta fine: intorno a Putin, gli oppositori, siano essi personaggi di un certo rilievo o meno, cadono come foglie in autunno; e sempre Putin alla stampa assicura che si è trattato di tragici incidenti portati a termine da parte di ignoti e che i responsabili, chiunque essi siano, saranno presto consegnati alla giustizia. Non è però mai accaduto che chi abbia tenuto testa a Putin sia stato condannato. In Russia la violenza politica, con armi da fuoco o no, è tollerata e ben accetta così come la mafia, a patto che non ci siano di mezzo testimoni.
Putin non ha mai fatto mistero di essere dalla parte di Stalin: in Russia ne ha riabilitato la memoria, dicendo a chiare lettere, di fuoco, che molto si è detto su Stalin, soprattutto da parte del mondo occidentale. Ha brindato a Stalin onorandolo nel corso dell’“anniversario della nascita del dittatore”; e di fronte a una sala gremita di agenti dell’intelligence russa ha spiegato che “questa professione impiega quelli che amano la nostra Madrepatria e che sono disinteressatamente devoti alla loro gente”. Non ha nemmeno mai fatto mistero di ispirarsi a Stalin: Putin non mette su dei pogrom, è molto più machiavellico e pericoloso, tiene infatti bordone agli assassini, li protegge, e non di rado li fa salire di grado donandogli posti di rilievo all’interno del Cremlino e non solo.
I tanti delitti occorsi in Russia, dopo l’ascesa al potere di Putin, sono a tutt’oggi rimasti irrisolti, nonostante lo sdegno della civiltà occidentale: la Russia la fa da padrona, può permetterselo, grazie al petrolio e al gas; detta legge e chi non accetta le condizioni della Russia, semplicemente è contro la Russia e Putin. Dopo l’esperienza di Eltsin, che Putin ha sempre protetto quand’era ancora un agente segreto, la Russia non ha più avuto bisogno di dimostrare la sua forza minacciando con il pugno di ferro l’Occidente: ha cominciato a investire, a comprare larghe fette dell’Occidente, dimostrando così che il potere, quello vero, è nel denaro. Spietato, Vladimir Putin, forte di condizionare e soggiogare i mercati internazionali grazie alle risorse naturali (gas e petrolio) – di cui il mondo occidentale non può fare a meno – , ha fatto capire, in maniera chiara e netta, che nessuno può permettersi di ficcare il naso negli affari della Madre Russia.
Alexander Livtinenko, ex spia del KGB, in esilio politico a Londra, è stato avvelenato con del polonio. Prima di essere intossicato con il mortale veleno, era stato insieme ad Alekandre Lugovoi, forte uomo d’affari, e Akhmed Zakayev. Avevano cenato, ma una volta a casa Livtinenko ha sùbito lamentato dolori addominali, nausea e vomito. Per Alexander Livtinenko non c’è stato niente da fare: prima l’agonia, poi l’inesorabile morte. La colpa di Livtinenko quella di essere troppo critico nei confronti di Putin e dei suoi metodi. Anna Politkovskaya, anche lei viene fatta fuori: Putin non si dispera, tutt’altro. L’omicidio della giornalista, che metteva a nudo le porcherie di Putin, è ancora un mistero, anche se non c’è alcun dubbio da parte degli osservatori internazionali che si è trattato di un omicidio commissionato dalle più alte sfere del potere russo: il sospetto, la certezza ricade, ovviamente, su Vladimir Putin che non ha mai digerito le verità che Anna Politkovskaya portava all’Occidente con tanto di prove inconfutabili. Sono questi, purtroppo, soltanto due dei più eclatanti omicidi commissionati da Putin a degli agenti corrotti. Il clima di distensione e di apertura nei confronti dell’Europa e degli USA è andato a farsi benedire con Boris Eltsin; l’ascesa di Putin ha reso i russi ricchi, fin troppo. Dopo tanti anni, i russi si sono trovati con il portafogli ben gonfio, per cui la maggior parte non ostacola Putin: il benessere fa gola più o meno a tutti e tutti o quasi sono disposti a chiudere gli occhi di fronte ai crimini quotidiani, che si perpetrano nella Russia contemporanea. Quando Silvio Berlusconi era ancora Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Putin lo portava quasi in palmo di mano, e seppur oggi non si sappia bene quanto Putin consideri l’ex presidente del Consiglio italiano, certo è che i due sono ancora amici!
Il labirinto di Putin (Spie, omicidi e il cuore nero della nuova Russia) di Steve LeVine (Editrice Il Sirente) è una vera e propria mappa della Russia sotto la tirannia di Putin, che non ha esitato un solo momento ad annullare la libertà di stampa e i principali diritti umani, aggiungendo il suo nome alla lunga lista di zar sanguinari e assassini che hanno tenuto le redini della Russia. Il labirinto di Putin di Steve LeVine è la verità, nient’altro che la verità sulla Russia, sul cuore nero di Vladimir Putin, che, a ragione, può già oggi essere indicato come uno dei peggiori tiranni che la Storia umana abbia mai conosciuto nel corso dei secoli.
Steve LeVine è stato corrispondente dall’estero occupandosi di Caucaso e di Asia centrale dal 1992 al 2003. Dagli uffici di Almata, Baku, Tashkent e Tbilisi, ha seguito le vicende dell’area per Newsweek, Financial Times, Washington Post, New York Times, e infine per il Wall Street Journal. E' autore del blog oilandglory.com


Il labirinto di Putin. Spie, omicidi e il cuore nero della nuova RussiaSteve LeVine - Editrice Il Sirente - Titolo originale: Putin’s Labyrinth: Spies, Murder, and the Dark Heart of the New Russia -Traduzione dall’inglese: Enrico Monier - Foliazione: XXVI-214 pagine, brossura - Euro 18,00