lunedì 19 ottobre 2015

Muhsin Al-Ramli – Cugini, Addio. Un storia che è perfetta fotografia del tessuto sociale iracheno

Muhsin Al-Ramli – Cugini, addio


Un storia che è perfetta fotografia del tessuto sociale iracheno

Traduzione dall’arabo e nota introduttiva di Federica Pistono


di Iannozzi Giuseppe

Cugini, addio 

Se si pensa all’Iraq, oggi come oggi il mondo occidentale pensa a questo paese come a una minaccia. L’autore, Muhsin Al-Ramli, non ne ha mai fatto mistero, lamentando anche che dell’Iraq, della sua ricchezza culturale, si sa poco o nulla. In prima battuta pubblicato in arabo con il titolo “Scattered crumbs” (Briciole sparse), nel 2013 Muhsin Al-Ramli l’ha riscritto in lingua spagnola con il titolo “Adiòs primos”. In Italia il romanzo di Muhsin Al-Ramli è stato tradotto da Federica Pistono per i tipi Cicorivolta edizioni. Cugini, addio (romanzo iracheno) è un lavoro che meriterebbe molta attenzione, al pari di tanti altri, e che – inutile nasconderlo – rischia di passare inosservato, per colpa di una scarsa o nulla promozione editoriale e poi perché, oramai, in Italia il brutto vizio, che l’intellighenzia ha preso, è quello volgare e becero di etichettare come moda passeggera la letteratura irachena (e non solo).

Muhsin Al-Ramli 


Polemiche a parte, introducendo Cugini, addio di Muhsin Al-RamliFederica Pistono sottolinea: “Il romanzo racconta come l’esistenza semplice e serena della piccola comunità, con i suoi vizi e le sue virtù, con le sue tradizioni, le sue leggende, le sue credenze, venga dilacerata e sconvolta dalle esperienze della dittatura e della guerra, perdendo per sempre le proprie caratteristiche originarie”.
Cugini, addio racconta lo disgregamento di una famiglia. Attraverso le tragedie che s’abbattono sui membri della famiglia, con perfetto e drammatico realismo l’autore ci dice, chiaramente, quante e quali le soverchierie addosso al tessuto sociale iracheno. Del nucleo familiare, mai felice in realtà, alla fine non resteranno che delle briciole, sparse. Muhsin Al-Ramli non nega che in Iraq le storie tristi sono all’ordine del giorno; non si cada però in errore, perché in Iraq ogni storia è diversa seppur quasi sempre destinata a sfociare in tragedia.
Ijayel è un nazionalista. Tiene moglie e figli. La sua vita, per quanto monotona, par scorra felice, senza troppi scossoni; tuttavia proprio l’ostinazione di Ijayel getterà i figli dritti nelle fauci di un atroce destino, di un destino che non hanno scelto né mai lontanamente desiderato. Ijayel crede che il Dittatore sia la legge, quella giusta: nei suoi confronti nutre una vera e propria venerazione, manco fosse esso un dio. In Cugini, addio il volto del Dittatore non può che essere quello di Saddam Hussein. L’autore non intende però raccontare per filo e per segno la dittatura di Saddam, sua principale preoccupazione è difatti quella di dire dei suoi effetti nefasti sulla famiglia di Ijayel. Allo scoppio del conflitto Iran-Iraq, uno dei figli chiamati a far la guerra cade e insieme a lui il marito dell’unica figlia di Ijayel. Se è Ijayel un nazionalista convinto, un altro suo figlio è un convinto oppositore di coscienza, un disertore che viene braccato e stanato per essere presto fucilato. Un altro figlio, pur tra mille difficoltà, riesce a diventare un irreprensibile giudice; ma una volta che questi si rifiuta di giudicare secondo la legge del Dittatore, subito viene tradotto in carcere. E un altro figlio è un abile pittore, che non ama il Dittarore: lo odia, così tanto che gli è impossibile ritrarlo, anche se desiderio del padre è che lo ritragga in tutta la sua forza con i colori della bandiera a fargli da sfondo. Warda, l’unica figlia del vecchio Ijayel, si chiude nella sua pacifica follia. Di tutti i figli di Ijayel, soltanto Saadi, il più ottuso, riesce a farsi strada tenendo bordone al regime di Saddam. Saadi Ijayel è brutto, è perverso, è un pedofilo della peggior risma e tutto questo piace al Dittatore.
La scrittura di Muhsin Al-Ramli  è veloce, scevra di fronzoli: mai l’autore scivola in inutili quanto superflui sentimentalismi. In Cugini, addio, con misurata verve, Al-Ramli opera una vera e propria fotografia dei destini cui vanno incontro i figli di Ijayel. La tecnica scrittoria di Al-Ramli potrebbe forse esser detta affine a quella corrente letteraria che sul finire dell’Ottocento era il Naturalismo, ma è più esatto dire che l’autore ha maturato un suo proprio inimitabile stile, obiettivo sempre, quasi didascalico; ed è questa la forza precipua che fa di Muhsin Al-Ramli un grande narratore.
Muhsin Al-Ramli è nato in Iraq nel 1967. Poeta, romanziere, giornalista e traduttore, si è laureato in Filologia spagnola all’Università di Baghdad e ha conseguito il Dottorato in Filosofia e Filologia spagnola presso l’Università Autonoma di Madrid. Ha lavorato come giornalista in Iraq, Giordania e Spagna. Dal 1995 risiede a Madrid. È stato finalista all’IPAF (Arabic Booker Prize) del 2010 con Dita di datteri (tradotto in italiano nel 2014 da Federica Pistono e pubblicato da Cicorivolta Edizioni) e nel 2012 con I giardini del Presidente. Ha curato la traduzione di vari classici spagnoli in arabo. È co-editore della rivista culturale Alwah (L’Ispiratore). Attualmente è professore all’Università Saint Louis di Madrid.

Cugini, addio (romanzo iracheno) – Muhsin al-Ramli – traduzione dall’arabo e nota introduttiva di Federica PistonoCicorivolta edizioni – collana i quaderni di Cico – ISBN 978-88-99021-12-2 – © 2015 – pagine: 109 –  prezzo: € 12,00

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