martedì 31 maggio 2016

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – Il Foglio letterario - Un estratto dal libro per invitarvi alla lettura

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe


Un estratto dal libro per invitarvi alla lettura


Il Foglio letterario


Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario


[...] Più in là stava Lory: era al suo solito posto a batte-re. Era già vecchia, ma i pompini li staccava ancora bene. Aveva una vocazione naturale per prenderlo in bocca senza complimenti. La salutai con un cenno del capo.
“Serata fiacca.”
Annui col capo, restando in silenzio.
“Anche per me.”
“Nessuno che abbia voglia…”.
”E’ una città di finocchi questa.”
”Già. Non ci sono più le puttane di una volta. Tu sei l’ultima.”
”Immagino che mi stai facendo un complimento.”
“Non ne faccio mai, soprattutto alle puttane.”
Lory prese a ridere di gusto. La sua risata grassa impastava tutta l’aria e anche il freddo si fece di colpo più sopportabile.
Mi allungò una sigaretta: la presi e me la infilai in bocca. Poi mi passò pure il fuoco. Finalmente una botta di fumo almeno. La vita, chi se ne fotte!
“Mi sa che te la passi peggio di me.”
“’Fanculo”, le risposi in tono quasi gentile. “Che fai qui al freddo?”
”Il solito.”
Annuii. Il solito significava che poteva andare me-glio ma anche peggio. Se non altro non aveva un oc-chio pesto o il culo rotto a sangue, emorroidi a parte.
“A te lo staccherei senza farti pagare, lo sai.”
“Sì, lo so. Ma non mi va giù.”
E di nuovo prese a ridere. “Non scrivi?”
”Scrivono già in troppi.”
“Bene?”
”Come te. Ma non vengono mai, manco per finta.”
“Stammi bene”, smozzicai.
La lasciai così, e mi infilai in un vicolo, passando accanto a un morto di fame buttato a terra: non avevo che due soldi in tasca e non li avrei di certo sprecati per quello lì.
Una volta a casa cacciai il foglio bianco nella mac-china per scrivere: una due tre parole, poi basta. L’ispirazione non c’era. Un foglio sprecato che appal-lottolai e che spedii insieme agli altri che stavano tra gli scarafaggi.
Bussarono alla porta: tre squilli secchi. Non poteva che essere il padrone di casa. Andai ad aprirgli. [...]


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Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario - Salvare se stessi

Salvare se stessi! Riflessioni sulla scrittura

Bukowski, racconta!


Iannozzi Giuseppe

Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario 

Ognuno di noi è libero di esprimere la propria libera opinione in merito a un’opera d’arte: può incontrare o meno i gusti del fruitore, questo è normale, rientra nell’ordine naturale delle cose. 

Nessuno pretende che a tutti piaccia il vino rosso, tanto per portare un esempio banale.
Sigmund Freud arrivò a formulare l’idea che la maggior parte delle malattie derivano da una ben precisa scontentezza. E questa scontentezza è quasi sempre da ricercarsi nell’approccio con il prossimo, nella non soddisfazione della propria sessualità. Bukowski non ha mai parlato di sesso e di atti sessuali per dar corpo a un bel cumulo fatto di niente, tutt’altro: attraverso racconti, romanzi, poesie, ha invece evidenziato, in maniera realistica le nevrosi di una società incapace di incontrarsi, sempre disposta a conculcare l’umanità e la bellezza. La nevrosi, quel malessere di cui soffre la società, è la frustrazione sessuale, non si sfugge; non a caso, nei paesi dove ancor oggi vige un regime dittatoriale, la sessualità viene negata, annientata e non da ultimo viene detta contraria alla politica (quale politica!). La libertà sessuale, dalla notte dei tempi, viene ostacolata affinché pochi possano tenere le redini del Potere. Tutti i regimi dittatoriali, nel loro programma di distruzione di massa, negano la libertà sessuale, ben sapendo che annullare la sessualità porta a tenere in catene il popolo. Era così 8000 anni fa ed è così ancor oggi.

Se è vero che “siamo fatti della stessa materia dei sogni”, è più vero dire che i sogni - ovvero l’espressione di un desiderio di libertà - concorrono a formare l’individuo. Charles Bukowski, al contrario di molti altri, questo lo aveva ben compreso. Guardava alla società con un quasi mai nascosto cinismo. Aveva ben compreso che non esistevano proclami di libertà che valessero due lire in una società avvezza a soffocare l’individuo, ad annientarlo, ad allontanarlo (da sé e dai suoi simili). Più di altri Hank aveva compreso che la radice dell’infelicità era, ed è, una e una soltanto: non amare sé stessi. Ha dunque salvato sé stesso ed è più di quanto milioni di uomini e donne facciano oggi, perché i più chinano il capo, accettano di vivere solo per sopravvivere, e sopravvivono e muoiono in solitudine. Non è la morte a far paura all’uomo, è invece la solitudine, una morte che si prolunga ben al di là della morte, peggiore di qualsiasi altra si possa anche solo lontanamente immaginare. Bukowski celebra dunque la libertà, una libertà dionisiaca, quella che alcuni illuminati filosofi e artisti greci avevano raggiunto in epoche passate. Resiste forse il pregiudizio di pensare che Hank fosse Hank e basta, uno che solo si limitava a scrivere quello che vedeva e che viveva sulla sua propria pelle. In realtà Bukowski era una mente acuta che aveva speso non pochi anni sui libri, leggendo di tutto, con voracità sopraffina. Dico questo per scalzare il pregiudizio che resiste in molti che Bukowski fosse un ignorante, che scriveva di sesso per dare la stura a qualcosa di fine a sé stesso. Per queste ragioni penso che “Bukowski, racconta!” non è un libro scritto per imbrattare la carta e occupare scaffali: è invece un concentrato di solitudini, di tentativi di superare e annientare nevrosi, di salvare sé stessi dalla solitudine, da una morte prolungata ben oltre la morte.

Quando si parla di Charles Bukowski, ma anche di altri scrittori quali Richard Ford, Raymond Carver, Tobias Wolff e dello scrittore cubano Pedro Juan Gutiérrez, non è possibile non parlare di realismo sporco. Il realismo sporco è una corrente letteraria nata negli Stati Uniti d’America, tra gli anni Settanta e Ottanta. Ed è tutt’ora una corrente letteraria che gode di buona salute, che annovera tanti e tanti scrittori contemporanei. Che dire, ad esempio, di E.L. James (che è una scrittrice) e che fortuna ha trovato grazie a romanzi ben più espliciti e sadiani rispetto a quelli di Bukowski? Problema di E L. James è, a ben vedere, poi uno solo: non fa altro che riscoprire la scrittura sadiana, quella del conte Donatien-Alphonse-François de Sade, meglio noto come Marchese de Sade. Nel Marchese de Sade, sì, c’è la perversione fine a sé stessa, c’è brutalità, c’è una ben radicata malattia atta a distruggere qualsiasi forma di bellezza. E’ molto, molto più che crudo, è crudele de Sade e non solo a livello scrittorio. Mentre de Sade distrugge, Charles Bukowski costruisce sulle macerie, e la differenza è ben tangibile. Bukowski salva sé stesso ma salva anche quella parte di umanità che, bene o male, riesce ad amarlo.
Non credo di sbagliare dicendo che il realismo sporco sia ad appannaggio di tutti, senza distinzioni sessuali. Non nego che a qualcuno/a possa non interessare leggere storie bukowskiane, ma l’umanità è bella perché varia, perché è il più grande spettacolo che c’è, e non costa un centesimo partecipare a questo spettacolo, parafrasando Bukowski.


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Bukowski, racconta! - Curatore: Iannozzi Giuseppe - Editore: Ass. Culturale Il Foglio - Collana: Narrativa - Formato: Brossura - Pubblicato: 08/04/2016 - Pagine: 190 - Lingua: Italiano - Isbn o codice id 9788876066177 - Prezzo: 14 Euro


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lunedì 16 maggio 2016

Bukowski, racconta! – a cura di Iannozzi Giuseppe – recensione di Riccardo Montesi su Kult Underground

Bukowski, racconta!

di Riccardo Montesi 


recensione su Kult Underground 


Il Foglio Letterario – Pag. 184 – Euro 14



Bukowski, racconta! - a cura di Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario

Un libro che è un oggetto misterioso. Bukowski o non Bukowski, questo è il dilemma! Troppo ben scritto e imitato per non essere Bukowski, ma al tempo stesso troppo incerto come attribuzione e privo di sicure fonti per assegnarlo al grande autore nordamericano di origini tedesche. In fin dei conti, però, anche se fossero soltanto apocrifi, racconti e poesie di scuola bukowskiana, sarebbe pur sempre un gioiello di libro che raccoglie brevi storie, interviste, appunti e liriche del tutto inedite in Italia. Se siamo di fronte a imitatori statunitensi sono ottimi imitatori, ché lo stile è quello del Maestro, con tutto il suo erotismo, le storie di cavalli, le sbornie a base di vino a poco prezzo e il disprezzo per il mondo letterario contemporaneo. “La figa la posso riempire, la politica e Dio no”, afferma il misterioso autore mentre - tra una sbronza e l’altra - incontra cuginette in calore dal sesso depilato che gli fanno passare la voglia di scrivere e di giocare ai cavalli. Un libro che è intriso di tutto l’irridente anticonformismo di Bukowski, scorre come acqua fresca tra bicchieri di pessimo vino e sperma, racconti porno e poesie stridenti, amore anale e scrittori da gettare, editori che non pagano e vecchi maniaci sessuali. Non mancano filippiche contro i critici letterari e gli scrittori inutili, così come l’autore non poteva esimersi dal raccogliere giudizi autorevoli sull’opera di Bukowski. Un libro imperdibile per gli amanti del vecchio Buk, che in questi apocrifi adotta il consueto nomignolo di Hank Chinaski. Visto di chi parliamo, scrivere nom de plume sarebbe fuori luogo… lui non l’avrebbe fatto! Giuseppe Iannozzi (1972) è il curatore traduttore di questo volume molto interessante, destinato a far discutere, autore tra l’altro di Angeli caduti, La lebbra, L’ultimo segreto di Nietsche, La cattiva strada e Fiore di passione.

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Bukowski, racconta! Curatore: Iannozzi Giuseppe Editore: Ass. Culturale Il Foglio Collana: Narrativa Formato: Brossura Pubblicato: 08/04/2016 Pagine: 190 Lingua: Italiano Isbn o codice id 9788876066177 Prezzo: 14 Euro

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mercoledì 4 maggio 2016

Bukowski, racconta! – Iannozzi Giuseppe risponde – intervista di Francesca Romana Ancona

Bukowski, racconta!


Iannozzi Giuseppe risponde


intervista di Francesca Romana Ancona


Bukowski, racconta! - a cura di Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

Francesca Romana Ancona: Perché si parla sempre di Bukowski, quando ci sono anche tanti fan di Alda Merini? Non mi sembra che Bukowski sia stato un genio o un modello di vita! Più che altro, per me, Bukowski è stato un esempio di sregolatezza. Ma si avverte oggi la necessità di rompere gli schemi del conformismo, come se non li avessimo già rotti abbastanza! Comunque, la domanda è: con tanti altri personaggi dannati e irriverenti del ‘900, perché si parla sempre di Bukowski?

Giuseppe Iannozzi: Perché sempre Bukowski? Nel corso degli anni, diversi autori italiani hanno parlato di Hank, portando però al pubblico italiano delle biografie, talvolta sommarie. Le migliori sono quelle di Roberto Alfatti Appetiti, “Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski” e quella di Paolo Roversi, “Charles Bukowski. Scrivo racconti e poi ci metto il sesso per vendere. La vita, la poesia e i segreti di uno scrittore maledetto”. A tutt’oggi manca però un lavoro che sia di pura critica sulle opere di Bukowski. E mancava un omaggio che fosse un omaggio a Bukowski, alla sua scrittura e al suo modo di guardare alla vita. Questa lacuna credo di averla colmata con il mio lavoro Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario). Alda Merini, e non dico che non mi piaccia, ha già ricevuto molta attenzione e da parte della critica e da parte dei suoi lettori, vale a dire che non mancano opere critiche sulla sua poesia né mancano omaggi più o meno riusciti. Persino Roberto Vecchioni ha omaggiato la Merini con una bellissima canzone. Non c’era dunque, da parte mia, l’esigenza così impellente di scrivere qualcosa per la poetessa: altri, firme ben prestigiose, hanno già detto e molto bene.
Discutibile, a mio avviso, dire che Bukowski non sia stato un modello di vita. Luogo comune è credere che Bukowski sia stato un dannato e peggio ancora uno sporcaccione, uno che solo scriveva di sesso. Così non è. Hank non ha avuto una vita per niente facile. Ha sempre remato contro, ha fatto la fame, ha rischiato più volte l’osso del collo e non per finta o per apparire: la morte l’ha vista coi suoi propri occhi e l’ha affrontata a muso duro. La maggior parte della sua vita l’ha vissuta come un pezzente, senza mai legarsi a nessuna corrente letteraria in voga; e sì che avrebbe potuto, avrebbe potuto difatti accodarsi al gruppo della Beat Generation, ma non l’ha fatto. Ancor oggi, purtroppo, sono tanti i critici che con estrema leggerezza accostano Hank alla Beat Generation cadendo in un errore più che mai grossolano e non scusabile. In molti parlano di Bukowski pur sapendo dello scrittore, delle sue opere, della sua vita, poco o niente.
Oggi, il conformismo è una piaga fin troppo attuale: non c’è giorno che passi che non si torni indietro, così tanto indietro da far venire la pelle d’oca. Oggi viviamo (in) un medioevo tecnologico, dove le idee tornate in voga sono quelle di quattrocento/cinquecento anni fa. A breve vedremo gente manifestare in piazza perché si innalzino roghi per libri, film, pensatori. E a dirla tutta, qualcuno ha già bruciato i libri in piazza: come giustificare chi, in pubblico, ha bruciato alcune copie di Dan Brown?
Il conformismo è una linea di non pensiero che ci porterà sul baratro della fine. Il conformismo di oggi sta facendo impazzire una buona fetta di persone che più non pensano con la loro propria testa. In Italia siamo messi male, molto male. Ma non voglio polemizzare con la politica italiana e con i tanti sedicenti poli culturali che fanno di tutto per affossarla la cultura. Che dire degli USA? Anche in quella terra, che dovrebbe essere terra di libertà, impazzano i pazzi, come Donald Trump. Oggi più che mai il conformismo è una piaga; e purtroppo una gran fetta di italiani e di storici non si rende conto - o forse non vuole rendersi conto - che siamo seduti su una bomba pronta a esplodere.
Per rispondere alla tua domanda, parlo e omaggio oggi Charles Bukowski perché insieme a pochi altri scrittori ha realmente cambiato il modo di fare letteratura. Quando si parla di Chinaski si parla di realismo sporco. Ma soltanto un pugno di mosche sa cosa in realtà sia il realismo sporco. Due sono stati gli scrittori che, più di altri, hanno raccontato l’altra faccia dell’uomo: John Fante e Charles Bukowski. Ma anche Raymond Carver, peccato però che abbia concesso troppo di sé al suo editor, Gordon Lish. Questi ha difatti snaturato tutta l’opera di Carver per renderla commerciale, a mio avviso insulsa. E non a caso oggi vengono finalmente stampate le opere di Raymond Carver senza gli interventi invasivi e distruttivi di Gordon Lish.
Non si parla così tanto di Bukowski, tutt’altro. E’ più giusto dire che in tanti ne parlano definendolo un maniaco, un pazzo e un dannato, La maggior parte di chi ne parla non sa andare oltre questi luoghi comuni. Ho dunque scelto Bukowski perché lui non ha mai concesso niente a nessuno, né agli editori, né alle mode, né a chi lo avrebbe voluto allineato e dimezzato. Ho scelto Bukowski perché ha raccontato, con realismo sporco, l’altra faccia dell’America, di tutta quella società che vive ogni giorno cercando di sbarcare il lunario. Ecco perché.
Francesca Romana Ancona: Bella risposta, però mi sembra sia difficile dire che, oggi come oggi, Bukowski non sia di moda. Il perché di questo cercavo di capire, a livello sociale, oltre all’anticonformismo della Merini. Nonostante tutto la nostra generazione resta conformista, forse desiderosa di andare oltre, questo non saprei dirlo.

Giuseppe Iannozzi: Bukowski non è mai stato di moda. Anche quando negli anni Ottanta, grazie a Fernanda Pivano che ne ha riconosciuto la grandezza umana e culturale portandolo in Italia e facendolo conoscere al grande pubblico, Bukowski non ha mai amato partecipare a certi reading né gli garbava di mettersi in mostra. Non era quel tipo di uomo cui piaceva esibirsi in una gabbia, dorata quanto si vuole ma pur sempre una gabbia, per cui mal sopportava di darsi in pasto al pubblico. Non evitava la gente per darsi delle arie o per dar corso a una ventata di anticonformismo. Non gliene fregava niente della politica né dell’anticonformismo, e questo perché quanti ieri e oggi dicono di sé di essere degli anticonformisti, poi subito o quasi si rivelano per quel che sono: dei conformisti ributtanti. Esemplari due romanzi di Moravia, “Gli indifferenti” e “Il conformista”; in particolare, ne “Il conformista”, Alberto Moravia mette in evidenza il carattere tipico di chi rinuncia a sé per abbracciare sporche convenienze che lo denudano e della dignità e dell’orgoglio. Charles Bukowski non si è mai detto conformista e mai si è legato a una corrente anticonformista.
La critica, gli accademici non hanno ancora sbolognato Charles Bukowski: lo guardano con sospetto, e nella maggior parte dei casi non gli dedicano una sola pagina che sia di vera critica alle sue opere. La Merini invece è stata da tempo accolta dagli accademici, forse perché meno scomoda rispetto a Chinaski che non lo puoi ingabbiare, nemmeno a livello critico. E’ dunque più giusto dire che Hank lo conoscono in tanti e in tanti lo conoscono davvero male, solo per sentito dire. La critica odierna, sempre più acritica, si dà un gran da fare per esaltare il nulla, la vuotezza di libri basati su quattro, dico quattro, abusati e riconoscibili cliché. La critica oggi è morta, è morta prima della Letteratura italiana e in maniera ben più tragica. La maggior parte non sono dei critici letterari, sono altro: dei pubblicitari, ed è ben diverso. Ne consegue che molti critici - non dico tutti - sono dei conformisti, dei pubblicitari che senza vergogna alcuna vendono prodotti di bassa lega a un pubblico sempre più lobotomizzato.
Il nostro tempo storico è purtroppo di “conformisti” che sono stati educati a rimanere bene “immobili” ma sempre pronti a “credere, obbedire e combattere” a comando.

Francesca Romana Ancona: Sinceramente non parlavo di lui, del suo volere, bensì del tessuto sociale che lo ha reso una sorta di icona pop, come AndyWarhol, post mortem. Capisco che la gente non sappia granché di lui, eccetto forse per la sua fama di dannato - che oggi fa tanto -, sono però tanti gli articoli su di lui in rete, nei social network… io ne vedo tanti. Per la gente comune (e non parlo di critici e letterati) anticonformismo fa rima con Bukowski, e tutti ti sbattono in faccia le sue foto, i suoi aforismi (siano essi veri o falsi, non lo so), e via di questo passo.

Giuseppe Iannozzi: Warhol godeva di grandissima fama e rispetto da vivo; ed è sempre stato una icona, perché lui stesso in vita si è adoperato per essere un simbolo della società oltre che delle arti.
In tanti citano Bukowski a sproposito facendone una icona, pur non avendo mai letto un solo libro dell’autore. Non è il solo a essere citato a spron battuto, così come accade per la Merini. Il perché ciò accada è forse da ricercare nello stato di ignoranza dilagante in cui siamo oggi immersi: è difatti facile citare, creare icone e morta lì. Chi cita un autore piuttosto che un altro dovrebbe conoscerlo almeno un po’, così purtroppo non è. E’ il nostro un tempo storico che vive di immagini e icone di tutti i tipi. Una civiltà che si illude che icone e citazionismo siano la cultura è destinata a perdersi nella confusione. E non a caso l’Italia è un paese che più non sa quale sia la differenza fra un paio di slip e uno di mutande.

Francesca Romana Ancona: Grande!

Giuseppe Iannozzi:  Problema del conformista è poi uno solo: è capace di infilarsi in un paio di improbabili tanga purché la marmaglia gli getti poi noccioline americane in gran quantità. La ridicolaggine di cui si veste il conformista solo gli permette di entrar a far parte di una società vuota ma piena di icone, di sepolcri imbiancati, di vili ossari.


Bukowski racconta! . Bukowski, racconta!
Curatore: Iannozzi Giuseppe
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FUMETTERIE PANINI, STARSHOP e PEGASUS

CASALINI LIBRI - FIRENZE - distributore per la TOSCANA - Casalini Novita - acatella@casalini.it
LS Distribuzione Editoriale - Servizio Biblioteche - Via Badini, 17 – 40057 Quarto Inferiore (BO) - tel. 051 768165 - 051 6061167 - fax 051 6058752 –www.lsc.it

Distributore per Sicilia e Calabria: PROMOLIBRI DI LUIGI ZANGARA & C. SAS - VIA AQUILEIA 84 90144 PALERMO - TEL 091/6702413 - FAX 091/6703633 – www.sicilybooks.com
Punti vendita su Milano: Bloodbuster snc - via Panfilo Castaldi, 21- 20124 Milano - Italy - tel /fax (+39) 02 29404304 – info@bloodbuster.com – www.bloodbuster.com Libreria Shake Interno 4 - Vicolo Calusca 10/f, 20123 Milano - www.shake.it shake@interno4.com

Punti vendita su Roma: Altroquando - Via del Governo Vecchio, 80 - 00186 Roma –comunica@altroquando.com – www.altroquando.com Libreria Marcovaldo - via Cairano 22 - 00177 Roma - tel./fax 0664800213 –mail info@libreriamarcovaldo.it Libreria Cultora - Quartiere Appio Latino - Via Ferdinando Ughelli, 39 - 00179 Roma- libreria@cultora.it

Punti vendita diretti su Piombino: Libreria Tornese via Lombroso – Negozio The Gate corso Italia - Circolo Sant’Antimo corso Vittorio Emanuele. Cartoleria del Comune corso Vittorio Emanuele. Libreria Coop via Gori – Una volta al mese (secondo week-end) in corso Italia un nostro stand al Mercato dell’Antiquariato.

Punto vendita su Viareggio (LU): Thrauma di Dal Pino - Vendita al Dettaglio e Online - Via Cesare Battisti 287 - 55049 Viareggio (LU) - Italia - Telefono: 0584-941499 - FAX: 0584-1840863
Punto vendita su Napoli: Libreria IOCISTO - Via Cimarosa, 20 -80127 Napoli - resp.le Viviana Calabria – vivianacalabria27@gmail.com

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