lunedì 19 novembre 2018

Francesco Tiberi presenta "L’arte di cavalcare il vento". L'appuntamento è per venerdì 23 novembre presso l'Auditorium biblioteca F. Filelfo (comune di Tolentino)

L’ARTE DI CAVALCARE IL VENTO


Francesco Tiberi (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)


Francesco Tiberi presenta L’arte di cavalcare il vento insieme a Roberto Scorcella (giornalista). L'appuntamento è per venerdì 23 novembre presso l'Auditorium biblioteca F. Filelfo. Se siete dalle parti del comune di Tolentino, non potete davvero mancare.




Recensione di Iannozzi Giuseppe

L’arte di cavalcare il vento (96 rue de-La-Fontaine Edizioni) è un atipico romanzo di formazione e il suo autore è un certo Francesco Tiberi. Sin dal titolo possiamo arguire che il lavoro di Tiberi si discosta nettamente da quelli che, oggi, sono i canoni narrativi imperanti. Allora diciamolo subito, sul piano letterario l’autore cavalca il vento, cavalca l’originalità e resta sempre in arcione, anche quando i suoi personaggi finiscono loro malgrado con l’abbracciare situazioni impossibili, o quasi, da risolvere. Ma prima di parlare di cosa accade nelle pagine del romanzo di Tiberi, è doveroso per il critico fare il punto sullo stile letterario dell’autore, uno stile che, volutamente e arditamente, si discosta da più o meno tutti i cliché che oggi vanno per la maggiore. Con uno stile ricercato, talvolta roboante, sfiorando un costrutto narrativo barocco, non dimenticando di porre, in più di una occasione, l’accento a favore di un umorismo grottesco – lo stesso che è in certi lavori di Paolo Villaggio –, Francesco Tiberi non dimentica di sparare sentenze di vita che il lettore butta giù come un buon Rosolio di Finocchietto. In alcuni passaggi, nella scrittura di Tiberi par di scorgere la benefica influenza di Gesualdo Bufalino, Luigi Pirandello ed Elio Vittorini, ma anche quella più giovanilistica di Enrico Brizzi e quella più cannibale di Niccolò Ammaniti. Senz’ombra di dubbio, Tiberi ha avuto modo di leggere parecchio, autori disparati per stile e per tematiche trattate, e tutti, chi più, chi meno, hanno influenzato il modo dell’autore di guardare alla vita e alla letteratura. Scriveva Pirandello che è “sorte miserabile quella dell’eroe che non muore, dell’eroe che sopravvive a se stesso” (I vecchi e i giovani), e Jacopo detto l’Errante, il personaggio principale de L’arte di cavalcare il vento, non ci tiene affatto a essere eroe, in nessuna foggia.

L’arte di cavalcare il vento racconta di Jacopo l’Errante, personaggio che, verosimilmente, si ispira ad alcune vicissitudini dell’autore, quasi tutte dal sapore picaresco e donchisciottesco. L’Errante è un giovane non troppo giovane di nobili ideali, e qualche volta cade e si sbuccia le ginocchia e l’anima, ma non demorde mai: suo destino è di andare controcorrente, poco ma sicuro. Jacopo non ce l’ha un lavoro, vive in famiglia e cerca di sbarcare il lunario come può. La madre si preoccupa per il futuro del figlio, e pure il padre malato che vive i suoi giorni cacciato dentro a un letto, al buio, in una camera dove non filtra mai un raggio di sole. Vivere con i genitori, anziani ed entrambi cagionevoli di salute, non è affatto facile, bisognerebbe avere orecchie piene di cera o di cerume bello spesso per non sentire i rimproveri (non sempre giustificati), per non avvelenarsi il fegato, e bisognerebbe non essere mai in casa; e Jacopo cerca di stare fuor di casa il più possibile, e incontra amici e sbruffoni d’ogni sorta, poeti, arruffapopoli incapaci, mafiosetti locali che dalla loro hanno soltanto una laurea per la stupidità dimostrata nel corso di tanti e tanti anni, avvinazzati con le pezze al culo, sognatori che sognano sempre i soliti sogni vecchi e abusati, folli un po’ santi e un po’ stronzi. Non di rado, l’Errante chiama in causa Don Euro che, ovviamente, si spampana, senza mai far piovere un centesimo per chi caduto nella disperazione più nera.

L’umanità che ci racconta Francesco Tiberi è molto variegata, a tratti vestita di maschere pirandelliane che si sgretolano nel tempo di un batter di ciglia. L’Errante ha un amico, probabilmente l’unico che gli è fedele, Porthos, un cagnone francese che ne ha passate di cotte e di crude. Jacopo l’Errante e Porthos sono fatti l’uno per l’altro, osservano il mondo che li circonda e non ci stanno a farsi sbranare dalle sue fauci. Ce la faranno Jacopo l’Errante e Porthos a non finire in malo modo, soffocati dal sistema, da Don Euro che gonfia la pancia per sfiatare pesanti pernacchie da almeno due orifizi?

L’arte di cavalcare il vento è un lavoro che non manca di poesia, che è quasi sempre arrabbiata e quasi mai pacata. Tiberi non si risparmia e sciorina antitesi, allegorie, metafore, similitudini, e chi più ne ha più ne metta; l’autore non può davvero fare a meno di bastonare tutte le brutture che gli si parano davanti agli occhi, con un estro che cavalca la rabbia di Cecco Angiolieri e l’umorismo grottesco di quel Paolo Villaggio creatore del mitico ragioniere Fantozzi. Nel romanzo di Francesco Tiberi confluiscono tante cose (esperienze), così tante che si corre il rischio di essere catapultati per sempre dentro al piccolo grande universo disegnato a parole dall’autore, il quale, forse, desidera proprio questo, incastrare i suoi lettori per non liberarli più.

Francesco Tiberi vive a Tolentino (Macerata). Laureato in ingegneria, scrive da oltre dieci anni. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sulle principali riviste letterarie italiane (“Inchiostro”, “Ellin Selae”, “Osservatorio Letterario”, “Inverso”, “Storie”…). Nel 2010 è uscita una sua antologia intitolata Fumo Acre. L’arte di cavalcare il vento è il suo primo romanzo edito.

L’arte di cavalcare il vento - Francesco Tiberi - 96 rue de-La-Fontaine Edizioni - Collana: Il lato inesplorato - Anno edizione: 2018 - Pagine: 308 - EAN: 9788899783631 - € 15,00

Piero Calamandrei: legger "L'avvenire dei diritti di libertà" per un domani migliore

Leggere Piero Calamandrei per difendere i diritti di libertà


Iannozzi Giuseppe


L'avvenire dei diritti di libertà di Piero Calamandrei - Galaad edizioni

Mancava da tempo sugli scaffali delle librerie il prestigioso saggio di Piero Calamandrei, L’avvenire dei diritti di libertà, ristampato oggi da Galaad Edizioni. La nuova edizione include una molto esaustiva introduzione di Enzo Di Salvatore, insegnante di Diritto costituzionale italiano e comparato presso l’Università degli Studi di Teramo, e una nota biobibliografica a cura di Omar Makimov Pallotta.
«La democrazia – sostiene Calamandrei – da meramente politica deve divenire economica, e cioè sociale, caratterizzata dall’equilibrio tra diritti politici e diritti sociali: i primi volti a consentire la possibilità politica di partecipare all’esercizio della sovranità; i secondi volti a consentire la possibilità economica di valersi concretamente delle libertà. Entro questo tipo di democrazia non v’è spazio per una prevalenza dei diritti politici sui diritti sociali (come accadeva negli ordinamenti borghesi), né per una prevalenza dei diritti sociali sui diritti politici (come accadeva negli ordinamenti socialisti). E nessuna funzionalizzazione del diritto è possibile, né il diritto soggiace alla volontà dei più, giacché il proprium della libertà è dato dalla tutela del dissenso dell’individuo dall’opinione della maggioranza.» (Dall’introduzione “Calamandrei e le libertà” di Enzo Di Salvatore)

Nell’agosto del 1945, in un articolo apparso su Il Ponte, Calamandrei scriveva: «Se vera democrazia può aversi soltanto là dove ogni cittadino sia in grado di esplicar senza ostacoli la sua personalità per poter in questo modo contribuire attivamente alla vita della comunità, non basta assicurargli teoricamente le libertà politiche, ma bisogna metterlo in condizione di potersene praticamente servire. E siccome una assai facile esperienza dimostra che il bisogno economico toglie al povero la possibilità pratica di valersi delle libertà politiche e della proclamata uguaglianza giuridica, ne viene di conseguenza che di vera libertà politica potrà parlarsi solo in un ordinamento in cui essa sia accompagnata per tutti dalla garanzia di quel minimo di benessere economico, senza il quale viene a mancare per chi è schiacciato dalla miseria ogni possibilità pratica di esercitare quella partecipazione attiva alla vita della comunità che i tradizionali diritti di libertà teoricamente gli promettevano.»

Piero Calamandrei
si interroga sul significato delle libertà e lo fa a ridosso del 1945, quando l’Italia è ancora a soqquadro: il fascismo è stato ricacciato indietro, ma il paese è letteralmente a pezzi. L’occasione per parlare delle libertà viene offerta a Calamandrei dalla ripubblicazione di un libro, quello dello storico ed ecclesiasticista Francesco Ruffini. La prima edizione di Diritti di libertà di F. Ruffini era stata stampata e fatta circolare in maniera clandestina nel 1926. L’avvenire dei diritti di libertà, scritto concepito per introdurre il lavoro di F. Ruffini, fa presto a diventare un lavoro autonomo grazie alla sua schiettezza e alla sua lucidità espositiva. Se ieri il lavoro del giurista toscano era di grandissima attualità, oggi lo è ancor di più, in quanto le preoccupazioni in esso esposte sono le stesse che noi, in questo frangente storico, dovremmo avere, cercando di risolverle invece di trincerarci in pericolose illusioni populiste e destrorse, che, purtroppo, vanno tanto di moda e che potrebbero portare l’Italia alla restaurazione e alla rivalutazione di non poche idee apertamente fasciste o inclini al fascismo.

Secondo Calamandrei, pur non essendo perfetta, «la sola costituzione nella quale i diritti sociali siano messi in un unico catalogo e sullo stesso piano colle libertà politiche, è quella sovietica del 1936 [...]»; più avanti, parlando di democrazia politica e democrazia sociale, il noto giurista toscano sottolinea: «Giustamente è stato rilevato in un recente scritto di Salvemini sul concetto di democrazia, che la libertà politica è “il diritto di non essere d’accordo con gli uomini che controllano il governo. Da questo diritto nascono tutti i diritti del cittadino in un regime libero. Le libertà non servono tanto a stabilire il potere della maggioranza quanto a proteggere le minoranze nel loro diritto d’opposizione. La prova migliore del valore di una libera costituzione è la misura in cui provvede alla protezione delle minoranze”. [...] Che questo diritto di opposizione non sia garantito dalla costituzione sovietica, è apertamente dichiarato dagli articoli che in quella costituzione regolano le libertà politiche dei cittadini. [...] Anche una costituzione come quella sovietica si può denominare democratica, nel senso che essa è preordinata ad assicurare i diritti sociali a tutti i lavoratori, cioè alla maggioranza dei cittadini; ma è democratica in un senso diverso da quello finora chiarito, perché non riconosce la pluralità dei partiti e i diritti politici della minoranza, alla quale non è data la libertà di costituirsi in partito d’opposizione e di diventar maggioranza a sua volta [...]».

Si è già lasciato a intendere che il frangente storico che stiamo attraversando non è dei più felici, va dunque aggiunto che non possiamo esimerci dall’evidenziare che a ogni giorno che passa i nostri diritti di libertà rischiano di essere falciati, forse per sempre. Nel breve saggio Il fascismo eterno, Umberto Eco sottolinea che è possibile «indicare una lista di caratteristiche tipiche» di quello che è «l’Ur-Fascismo, o il fascismo eterno. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!” Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.»

L’attualità del lavoro di Piero Calamandrei non si mette in discussione, tranne nel caso si sia così sciocchi da volere, o così scriteriati da pensare che il fascismo sia cosa vecchia, superata e debellata. Il serio rischio a cui stiamo andando incontro è quello che si torni a mettere l’uomo contro l’uomo e a ridurre gli uomini in schiavitù, e ne L’avvenire dei diritti di libertà il giurista Piero Calamandrei è stato ben più che profetico.

Giurista, scrittore, politico, Piero Calamandrei nasce a Firenze il 21 aprile 1889. Docente di diritto processuale civile nelle università di Messina, Modena, Siena e Firenze, antifascista, nel 1941 aderisce al movimento Giustizia e Libertà, nel 1942 è tra i fondatori del Partito d’Azione, nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente. Nel 1945 fonda la rivista «Il Ponte», che dirige per dodici anni. Tra le sue opere principali La Cassazione civile, Studi sul processo civile, Elogio dei giudici scritto da un avvocato, Inventario della casa di campagna, Uomini e città della Resistenza. Muore nella sua città natale il 27 settembre 1956.

L'avvenire dei diritti di libertà
- Piero Calamandrei - Galaad Edizioni - Collana: I lilliput - Anno edizione: 2018 - Pagine: 144 - EAN: 9788898722662 - Prezzo: € 13,00

Compito per domani, romanzo storico di Nicolae Dabija edito da Graphe.it Edizioni

Nicolae Dabija
Compito per domani

Un romanzo destinato a
essere letto da più generazioni

Iannozzi Giuseppe

Compito per domani - Nicolae Dabija -Graphe.it

Compito per domani è un romanzo di Nicolae Dabija, con tutta probabilità il suo capolavoro, un libro destinato a essere letto da più generazioni. In Mémoires (Éditions du Rocher, Parigi 1997),  Mikhaïl Gorbatchev, senza troppi giri di parole, spiega che Nicolae Dabija è un leale sostenitore della perestrojka, un uomo che si è battuto per la democratizzazione del suo Paese. Nicolae Dabija si laurea in filologia nel 1972 e nel 1975 pubblica Ochiul al treilea (Il terzo occhio), al quale faranno seguito diverse sillogi di poesia. Nel 2009 pubblica Tema pentru acasă che riscuote subito un grande successo. Il romanzo viene tradotto in diverse lingue, incontrando il favore della critica e quello del pubblico. In Italia, Compito per domani (Tema pentru acasă) viene pubblicato nel 2018 da Graphe.it edizioni (Perugia) nella traduzione di Olga Irimciuc.

Compito per domani di Nicolae Dabija è un capolavoro letterario al pari o quasi de Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov. In Compito per domani ci sono i gulag, c’è Stalin e il suo odio contro l’amore, contro Dio, contro la Libertà e contro tutte le libertà; e c’è una grande storia d’amore che sfida la morte e l’efferatezza dello stalinismo.
A Poiana, un piccolo villaggio romeno, il giovane maestro Mihai Ulmu insegna alla sua classe il valore della poesia e non solo. Il suo poeta preferito è Mihai Eminescu, e un suo ritratto è appeso a una parete, proprio dietro la cattedra. Mihai Ulmu non ha ancora venticinque anni, e già da tempo si è rassegnato che la donna ideale non esiste se non nei libri da lui tanto amati. Mihai cita le poesie di Eminescu e le fa conoscere ai suoi alunni, che non possono non rimanerne affascinati dalle parole, semplici e forti, del poeta tardo-romantico. Maria Razesu è affascinata da Mihai, e non è la sola. Maria è sicura dei suoi sentimenti, ama Mihai, ma questi neanche si accorge di lei e la tratta come tutte le sue studentesse. Mihai Ulmu è personaggio costruito prendendo a prestito alcuni tratti essenziali del poeta Eminescu: volto pallido, folti capelli neri che gli toccano le spalle, occhi castani e tristi. L’insegnante è, allo stesso tempo, eroe e vittima di un tempo maledetto, quello dell’ascesa al potere di Iosif Stalin. Dal 1924 al 1953 l’Unione Sovietica subisce la dittatura di Stalin, dittatura che ancor oggi, purtroppo, viene rimpianta da non pochi stalinisti. I soldati di Stalin fanno irruzione nella scuola dove insegna Mihai Ulmu, sbattono via il ritratto del poeta Eminescu e al suo posto ci piazzano quello di Stalin. Qualcuno imbratta il quadro che ritrae il dittatore, e gli uomini di Stalin intervengono. Mihai si addossa la colpa di quanto accaduto. I soldati gli lasciano solo il tempo di assegnare l’ultimo compito ai suoi studenti, spiegare con parole loro che cosa è l’amore. Una volta assegnato il compito, l’insegnante viene portato via. Mihai, in un processo farsa non poco kafkiano, viene condannato e subito viene tradotto in uno dei tanti gulag disseminati nelle regioni più fredde dell’Unione Sovietica. Maria Razesu decide di seguire il suo insegnante, andando così incontro al suo destino. La giovane riuscirà a incontrare Mihai, riuscirà anche a stare insieme a lui per qualche giorno, ma il prezzo da pagare per una manciata di giorni d’amore sarà davvero molto alto.

Compito per domani racconta la storia di Mihai e Maria, entrambi condannati ai lavori forzati. Nonostante le immense difficoltà che il regime gli pone davanti, i due giovani protagonisti trovano il tempo e il modo per amarsi e per lasciare di sé una traccia indelebile, una traccia che solo l’amore più genuino può generare, perché dire a qualcuno “ti amo” è “un invito all’eternità.”
A tutt’oggi non si sa con precisione quante persone siano morte all’interno dei gulag, anche se alcuni dati dicono che nell’inferno voluto dalla pazzia di Stalin morirono molte più persone che non nei lager tirati su da Hitler. Nicolae Dabija racconta l’orrore, l’inferno che si respira nei gulag, un inferno che alcune frange estremiste ancor oggi negano, ma non c’è di che stupirsi, c’è anche chi nega i lager di Hitler. Nicolae Dabija ci ricorda che l’orrore stalinista non è finito, nonostante oggi si sia relativamente più liberi.

Compito per domani è diventato subito un classico della Letteratura romena e il perché è facile intuirlo: in Russia, dopo Gorbatchev e la perestrojka, la mancanza di libertà ha fatto presto a tornare in auge, e Vladimir Putin, con la sua presenza a mano armata, ogni santo giorno ci ricorda che è facile, molto facile fare una brutta fine se si ha l’ardire di contravvenire ai suoi ordini.

Nicolae Dabija, poeta, scrittore e giornalista, è nato il 15 luglio 1948 a Codreni, nella Repubblica di Moldavia. È membro onorario dell’Accademia Romena e corrispondente dell’Accademia Moldava delle Scienze. Il suo primo volume di poesie Il terzo occhio (1975) assume un valore simbolico per la generazione dei poeti moldavi di quegli anni, inducendo la critica letteraria a coniare l’espressione Generazione del Terzo Occhio per definire il movimento letterario che ne scaturì.

Compito per domani - Nicolae Dabija - Traduzione di Olga Irimciuc - Graphe.it edizioni - Collana: Logia [narrativa], 13 - Pagine: 400 - Edizione: settembre 2018 - ISBN 9788893720489  -  Prezzo 14,90 euro

venerdì 9 novembre 2018

Il MALE PEGGIORE - In libreria: GIUNTI AL PUNTO, MONDADORI, LA FELTRINELLI, IBS, AMAZON ecc. - Un libro consigliato da Nadia Fagiolo

Perché leggere
Il MALE PEGGIORE
di Iannozzi Giuseppe

Ve lo spiega Nadia Fagiolo


IL MALE PEGGIORE, mio ultimo romanzo pubblicato da Edizioni Il Foglio, arriva presso le LIBRERIE GIUNTI AL PUNTO grazie a Nadia Fagiolo.

Il libro lo potete trovare presso la libreria GIUNTI AL PUNTO di Erba - Centro Commerciale I Laghi - Viale Prealpi n. 3 - cap 22036 - Erba (CO), ma potete anche ordinarlo presso uno dei tantissimi punti vendita GIUNTI in tutta ITALIA (https://www.giuntialpunto.it/librerie).
Grazie a quanti sino ad ora hanno acquistato il mio libro o hanno intenzione di acquistarlo. Nella foto Nadia Fagiolo insieme a Emilia Spinelli presso la libreria Giunti al Punto di Erba (CO) con in mano il mio IL MALE PEGGIORE. Siete fantastiche e di più.
Grazie a TUTTE/I.
Giuseppe Iannozzi

Il male peggiore fra le mani di Nadia Fagiolo ed Emilia SpinelliPerché leggere Il MALE PEGGIORE di Iannozzi Giuseppe (Edizioni Il Foglio) ve lo spiega Nadia Fagiolo:
Questo libro è un urlo. Sì, avete capito bene. La scrittura di Giuseppe colpisce alla bocca dello stomaco, è sincera, è così dura da risultare, talvolta, anche scomoda. In questo romanzo il lettore si ritrova spettatore di vari e intriganti attimi di vita appartenuti ad alcuni importanti personaggi della letteratura (e non solo). Qui si parte per un viaggio nel tempo: allacciate le cinture e non temete, non dubitate, non dubitate, non dubitate... non dubitate…

Perché dovreste comperarlo? I 10 Beppemotivi

1 - Perché Beppe è geniale.
2 - Perché Beppe scrive in italiano e quello vero.
3 - Perché Beppe continuerà a scrivere molto più volentieri se i suoi libri vendono.
4 - Perché Beppe vale e si attiene ai fatti senza troppi fronzoli.
5 - Perché Beppe conosce anche la storia, l'attualità, è un critico e un giornalista. Mica da tutti.
6 - Perché Beppe è cresciuto a pane e libri e per davvero.
7 - Perché Beppe ha messo un pezzo della sua anima in questo libro
8 - Perché questo libro ha rubato un pezzo d'anima a Beppe.
9 - Perché, se vi fidate, è un capolavoro di perfezione stilistica e di contenuto.
10 - Perché Beppe è un nostro amico, arriva Natale, e sono pochi Euro spesi bene (per una piacevole lettura e un po' di sana cultura).

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