sabato 13 luglio 2019

Primula Galantucci - Accadde tutto in un attimo - Intervista all'Autrice di Iannozzi Giuseppe

ACCADDE TUTTO
IN UN ATTIMO

L'esordio letterario
di Primula Galantucci

Intervista all'Autrice


di Iannozzi Giuseppe

Accade tutto in un attimo - Primula Galantucci - Chiado Books

1. Primula Galantucci, “Accade tutto in un attimo” (Chiado Books) è il tuo primo romanzo. Qual è stata la necessità principale che ti ha fatto decidere di metterti alla prova con la scrittura?

Ho sempre amato scrivere sin dai tempi delle scuole elementari; in terza vinsi una borsa di studio (il primo premio) con un tema partecipante ad un concorso letterario indetto da vari istituti scolastici che piacque molto per la profondità del suo contenuto, considerando che a scriverlo fosse stata una bambina di circa otto anni. Ricordo che, sempre quando frequentavo le scuole elementari, scrivevo dei raccontini brevi che vendevo ai miei compagni di classe. Ehm, sì, sono sempre stata attratta dal commercio! Da adolescente ho iniziato a scrivere poesie ed appunti riguardanti storie che avrei voluto trasformare in romanzi ma che non trovavano mai fine. Poi a ventitré anni purtroppo ho avuto l’incidente che mi ha portato via i miei genitori, lasciandomi con due fratelli più piccoli e con tutte le responsabilità di un capofamiglia. Da quel momento in poi non ho più avuto alcuna ispirazione poetica o letteraria fino a quando, dopo aver compiuto la mia analisi personale (perché amo la psicologia anche se non sono una psicologa) e per superare il trauma subito, ho deciso di diventare volontaria in Croce Rossa riuscendoci alla grande. Svolgendo il servizio da volontaria mi sentivo importante, utile a qualcuno, vedevo e toccavo con mano molteplici situazioni, incontravo tanta gente alla quale mi sentivo vicina, e, di sera, quando tornavo a casa ho ricominciato un po’ alla volta a scrivere quelle che erano le mie impressioni, le sensazioni e le riflessioni su ciò che vedevo e sulle persone con cui mi confrontavo: volontari, ammalati, disabili, infermieri, medici, ecc. Qui è nata l’idea di scrivere il mio primo romanzo, partendo proprio dal mio incidente fino ad arrivare al momento in cui sono diventata una soccorritrice, perché soccorrendo gli altri era un po’ come farlo per i miei genitori che dal momento dell’impatto frontale con il camion che ci ha travolto non avevo più rivisto. Ho deciso quindi di mettermi alla prova con la scrittura per esorcizzare un trauma che tenevo rinchiuso nel cuore, ed anche perché non riuscivo a parlarne con nessuno; ma sapevo anche che non potevo tenermi tutto dentro e man mano che scrivevo dei miei genitori era un po’ come averli ancora accanto a me e quindi se avessi pubblicato il libro li avrei resi immortali.

2. “Accade tutto in un attimo” è, in linea di massima, un lavoro autobiografico che non manca di presentare al lettore immagini crude, la realtà che è di vita e di morte. Temi che qualcuno possa riconoscersi nelle situazioni da te descritte e per chissà quale ragione dispiacersene?

No, non credo assolutamente che questo possa accadere e cioè che qualcuno possa immedesimarsi in qualche personaggio da me descritto, in quanto nella stesura del romanzo ho narrato ciò che facevo in Croce Rossa ed in altre situazioni, come sul lavoro che svolgevo ai tempi ma sempre con la massima attenzione, facendo in modo che nessuno potesse riconoscersi nei propri ruoli: ho modificato i luoghi dove facevamo gli interventi, ho cambiato i nomi di tutti gli attori che compaiono nel libro e ne ho inventati alcuni di sana pianta. Si può dire che l’unico personaggio autentico dell’opera sono io.

3. Con tutte le sue contraddizioni, l’umanità è al centro del tuo lavoro: che cosa significa, oggi come oggi, impegnarsi in qualità di volontario/a della Croce Rossa?

Diciamo che al giorno d’oggi anche il ruolo di volontario, di qualsiasi associazione si tratti, assume responsabilità non indifferenti. Il corso (che in Croce Rossa per esempio dura nove mesi) prepara il volontario ad affrontare non soltanto gli aspetti infermieristici del caso, ma anche gli aspetti giuridico-legali portandolo a conoscenza di quelle che potrebbero essere le conseguenze derivanti da una “manovra” sbagliata. Impegnarsi in qualità di volontario vuol dire amare il prossimo e mettersi a sua completa disposizione, rendersi utili e fare di tutto per salvare una vita umana, ovviamente nei limiti del possibile.

4. Non è facile, non lo è mai raccogliere dalla strada qualcuno che sta esalando l’ultimo respiro, e magari promettergli, sapendo di mentire, che se la caverà. “Accade tutto in un attimo” racconta vite spezzate, per colpa di incidenti stradali o malattie incurabili, anche se qualcuno direbbe per colpa del destino (del “fato”). Tu credi che la vita di noi tutti sia in mano alle Parche?

Nel mio caso specifico, molte volte mi è capitato di pensare: se non fossi andata in quel luogo di vacanza dove mi trovavo quel giorno, sarebbe successa la stessa cosa? Se fossi uscita cinque minuti prima o cinque minuti dopo, avrei incontrato ugualmente sul mio cammino il camion che ha travolto me e la mia famiglia nell’incidente? Non so dare una risposta e neanche una spiegazione plausibile, comunque non credo ci sia un destino che determini le nostre sorti; le cose, semplicemente, avvengono o non avvengono, e nessuno di noi potrà mai sapere il perché. Posso solo affermare con certezza che “Accade tutto in un attimo”.

5. Talvolta il rapporto con i colleghi non è facile, vuoi lo stress quotidiano, vuoi perché vedere la vita negli occhi di chi se ne sta andando ci porta a considerare che siamo fragili, fin troppo. Nel tuo romanzo, ogni giorno bisogna combattere per cacciare indietro la fragilità umana, e i miracoli non accadono troppo spesso, quasi mai. Con “Accade tutto in un attimo” intendi forse portare qualche forma di insegnamento a qualcuno?

Nel mio romanzo ho cercato di sensibilizzare la gente su tutto ciò che riguarda il soccorso, la malattia e la disabilità umana. Per quanto mi riguarda la scelta di diventare volontaria è stata fatta proprio perché, dopo essermi trovata varie volte in situazioni d’emergenza nelle quali non sapevo come intervenire, ho sentito il bisogno di apprendere le nozioni di primo soccorso ed ho voluto descrivere le mie emozioni, anche per fare in modo che qualcuno potesse seguire il mio esempio, perché, a volte, basta soltanto saper fare un massaggio cardiaco nella maniera corretta per salvare una vita umana.

6. Secondo quella che è la tua esperienza sul campo, quando si tratta di strappare qualcuno dalle braccia della morte è più importante avere fede nell’abilità dell’uomo di scienza o nella benevolenza di un qualche Dio?

Pur essendo credente, devo comunque dire che in certe situazioni bisogna agire immediatamente e non c’è il tempo per pregare nessun Dio, quindi opto proprio per l’abilità dell’uomo, della scienza e della medicina.

7. Questa è sicuramente una domanda urticante: il tuo romanzo ha pretese di letterarietà?

No, il mio romanzo non ha nessuna pretesa. Ho voluto scrivere questo romanzo nonostante le mie contraddizioni interiori, perché sappiamo tutti che un romanzo autobiografico porta a conoscenza del pubblico e, soprattutto, di chi ti conosce tutto ciò che narri di te stesso. Ma il mio lavoro spero serva anche a sensibilizzare, almeno un po’, la gente verso l’importanza del primo soccorso. Direi che questo è il motivo principale, per ricordare i miei genitori prematuramente scomparsi ai quali ho dedicato il libro.

8. So che hai frequentato un corso di scrittura creativa e che coltivi altri hobby. Qual è il tuo modo di intendere la letteratura? Quali autori ti hanno maggiormente influenzata e formata? Per quali motivi?

Ho frequentato un corso di scrittura creativa proprio perché, avendo sempre amato scrivere, ero e sono tuttora alla ricerca di una forma di perfezione letteraria forse un po’ difficile da raggiungere. Sono da sempre stata legata al marketing ed alla pubblicità (per motivi lavorativi e personali), e nello scrivere cerco ogni volta di raggiungere il cuore dei miei lettori e di farli immedesimare nei miei personaggi, e nelle emozioni delle storie che narro. Le mie letture preferite sono sempre state i grandi classici che in alcuni casi ho riletto più volte, senza tralasciare Freud ed i grandi psicologi, Kafka. Ma ho letto anche moltissimi autori contemporanei che non sono da meno di tanti autori classici. In ogni caso, la letteratura e il modo di narrare si evolvono con i tempi.

9. Come definiresti lo stile che hai adottato per “Accade tutto in un attimo”? Siamo di fronte a un romanzo diaristico, di formazione, o che altro?

Ecco, lo sapevo che avrei incontrato una domanda difficile che mi avrebbe messa un po’ in difficoltà! Dunque, posso dire che un romanzo autobiografico come il mio si avvicina più ad un lavoro diaristico che ad un romanzo di formazione, però, come ho già avuto modo di dire, è anche vero che guardandola sotto il punto di vista della sensibilizzazione delle persone, forse anche la formazione potrebbe trovare un giusto riscontro.

10. A chi consiglieresti di leggere “Accade tutto in attimo”? Perché?

Consiglio di leggere “Accade tutto in un attimo” a tutti quelli che si sentono soli, tristi, che si sentono vuoti, sconfitti dalla vita, senza una meta né una speranza; a chi ha subito un torto, una malattia, un incidente, una perdita o qualcosa di brutto e per questi motivi pensa non ci sia più nessun valido motivo per cui valga la pena di vivere. Forse, nel mio libro potrebbero trovare la forza che serve loro per credere in qualcosa. Lo consiglio anche e soprattutto a tutte le persone che hanno voglia di vivere, che sanno che esistono anche tante cose belle, come un sorriso o un gesto d’amore che ti gratifica; e lo consiglio a quanti apprezzano i colori, i fiori e le belle canzoni, perché sanno che nonostante le avversità della vita bisogna sempre trovare un motivo per andare avanti, perché la vita è imprevedibile, ed è per questo che “Accade tutto in un attimo”.

Accade tutto in un attimo – Primula Galantucci – 1ma edizione: Ottobre 2018 –  pagine: 204  – Chiado Books – Collezione: Viaggi nella Finzione – ISBN: 9789895240302 – Prezzo: € 12,00

lunedì 1 luglio 2019

"L'arte di cavalcare il vento" di Francesco Tiberi è un piccolo grande capolavoro

L’ARTE DI CAVALCARE IL VENTO


Francesco Tiberi incastra
i suoi lettori per non liberarli più


Iannozzi Giuseppe

Francesco Tiberi - L'arte di cavalcare il vento - 96 rue de-La-Fontaine Edizioni
L’arte di cavalcare il vento (96 rue de-La-Fontaine Edizioni) è un atipico romanzo di formazione e il suo autore è un certo Francesco Tiberi. Sin dal titolo possiamo arguire che il lavoro di Tiberi si discosta nettamente da quelli che, oggi, sono i canoni narrativi imperanti. Allora diciamolo subito, sul piano letterario l’autore cavalca il vento, cavalca l’originalità e resta sempre in arcione, anche quando i suoi personaggi finiscono loro malgrado con l’abbracciare situazioni impossibili, o quasi, da risolvere. Ma prima di parlare di cosa accade nelle pagine del romanzo di Tiberi, è doveroso per il critico fare il punto sullo stile letterario dell’autore, uno stile che, volutamente e arditamente, si discosta da più o meno tutti i cliché che oggi vanno per la maggiore. Con uno stile ricercato, talvolta roboante, sfiorando un costrutto narrativo barocco, non dimenticando di porre, in più di una occasione, l’accento a favore di un umorismo grottesco – lo stesso che è in certi lavori di Paolo Villaggio –, Francesco Tiberi non dimentica di sparare sentenze di vita che il lettore butta giù come un buon Rosolio di Finocchietto. In alcuni passaggi, nella scrittura di Tiberi par di scorgere la benefica influenza di Gesualdo Bufalino, Luigi Pirandello ed Elio Vittorini, ma anche quella più giovanilistica di Enrico Brizzi e quella più cannibale di Niccolò Ammaniti. Senz’ombra di dubbio, Tiberi ha avuto modo di leggere parecchio, autori disparati per stile e per tematiche trattate, e tutti, chi più, chi meno, hanno influenzato il modo dell’autore di guardare alla vita e alla letteratura. Scriveva Pirandello che è “sorte miserabile quella dell’eroe che non muore, dell’eroe che sopravvive a se stesso” (I vecchi e i giovani), e Jacopo detto l’Errante, il personaggio principale de L’arte di cavalcare il vento, non ci tiene affatto a essere eroe, in nessuna foggia.

L’arte di cavalcare il vento racconta di Jacopo l’Errante, personaggio che, verosimilmente, si ispira ad alcune vicissitudini dell’autore, quasi tutte dal sapore picaresco e donchisciottesco. L’Errante è un giovane non troppo giovane di nobili ideali, e qualche volta cade e si sbuccia le ginocchia e l’anima, ma non demorde mai: suo destino è di andare controcorrente, poco ma sicuro. Jacopo non ce l’ha un lavoro, vive in famiglia e cerca di sbarcare il lunario come può. La madre si preoccupa per il futuro del figlio, e pure il padre malato che vive i suoi giorni cacciato dentro a un letto, al buio, in una camera dove non filtra mai un raggio di sole. Vivere con i genitori, anziani ed entrambi cagionevoli di salute, non è affatto facile, bisognerebbe avere orecchie piene di cera o di cerume bello spesso per non sentire i rimproveri (non sempre giustificati), per non avvelenarsi il fegato, e bisognerebbe non essere mai in casa; e Jacopo cerca di stare fuor di casa il più possibile, e incontra amici e sbruffoni d’ogni sorta, poeti, arruffapopoli incapaci, mafiosetti locali che dalla loro hanno soltanto una laurea per la stupidità dimostrata nel corso di tanti e tanti anni, avvinazzati con le pezze al culo, sognatori che sognano sempre i soliti sogni vecchi e abusati, folli un po’ santi e un po’ stronzi. Non di rado, l’Errante chiama in causa Don Euro che, ovviamente, si spampana, senza mai far piovere un centesimo per chi caduto nella disperazione più nera.

L’umanità che ci racconta Francesco Tiberi è molto variegata, a tratti vestita di maschere pirandelliane che si sgretolano nel tempo di un batter di ciglia. L’Errante ha un amico, probabilmente l’unico che gli è fedele, Porthos, un cagnone francese che ne ha passate di cotte e di crude. Jacopo l’Errante e Porthos sono fatti l’uno per l’altro, osservano il mondo che li circonda e non ci stanno a farsi sbranare dalle sue fauci. Ce la faranno Jacopo l’Errante e Porthos a non finire in malo modo, soffocati dal sistema, da Don Euro che gonfia la pancia per sfiatare pesanti pernacchie da almeno due orifizi?

L’arte di cavalcare il vento è un lavoro che non manca di poesia, che è quasi sempre arrabbiata e quasi mai pacata. Tiberi non si risparmia e sciorina antitesi, allegorie, metafore, similitudini, e chi più ne ha più ne metta; l’autore non può davvero fare a meno di bastonare tutte le brutture che gli si parano davanti agli occhi, con un estro che cavalca la rabbia di Cecco Angiolieri e l’umorismo grottesco di quel Paolo Villaggio creatore del mitico ragioniere Fantozzi. Nel romanzo di Francesco Tiberi confluiscono tante cose (esperienze), così tante che si corre il rischio di essere catapultati per sempre dentro al piccolo grande universo disegnato a parole dall’autore, il quale, forse, desidera proprio questo, incastrare i suoi lettori per non liberarli più.

Francesco Tiberi vive a Tolentino (Macerata). Laureato in ingegneria, scrive da oltre dieci anni. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sulle principali riviste letterarie italiane (“Inchiostro”, “Ellin Selae”, “Osservatorio Letterario”, “Inverso”, “Storie”…). Nel 2010 è uscita una sua antologia intitolata Fumo Acre. L’arte di cavalcare il vento è il suo primo romanzo edito.


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L’arte di cavalcare il vento - Francesco Tiberi - 96 rue de-La-Fontaine Edizioni - Collana: Il lato inesplorato - Anno edizione: 2018 - Pagine: 308 - EAN: 9788899783631 - € 15,00