mercoledì 1 luglio 2020

William Golding - Il Signore delle Mosche

William Golding - Il Signore delle Mosche


Capolavoro assoluto della Letteratura mondiale


Iannozzi Giuseppe

William Golding - Il Signore delle Mosche


William Golding nacque a St. Colomb Minor, in Cornovaglia e morì a Falmouth nel 1993. Golding, maestro elementare di simpatie steineriane mai disconosciute, ebbe una vita abbastanza sregolata almeno fino allo scoppio della IIa Guerra Mondiale, che combatté in qualità di ufficiale della Marina britannica. Dopo il congedo riprese a insegnare e a scrivere, finché il grande successo ottenuto con Il Signore delle Mosche non gli consentì di abbandonare il lavoro. Nel 1962 abbandona definitivamente l’attività lavorativa e si ritira a scrivere a tempo pieno in campagna, nella sua amata Cornovaglia. William Golding nel 1983 ottenne il premio Nobel per la letteratura. Dopo Il Signore delle Mosche (il libro uscì in Inghilterra nel 1954 grazie al caloroso appoggio di T.S. Eliot, ma il grande successo giunse con l’edizione economica pubblicata negli Stati Uniti nel 1959, la quale divenne un vero e proprio oggetto di culto, soprattutto tra i giovani). Golding scrisse numerosi altri romanzi, fra cui vale la pena ricordare almeno Le due morti di Christopher Martin (1956)Caduta libera (1959), La piramide (1967), Oscuro visibile (1979), e la trilogia costituita da Riti di passaggio(1980), Calma di vento (1987), Fuoco sotto coperta (1989) e il dramma teatrale Farfalla d’ottone (1958).

Un aereo precipita su un’isola deserta: è in corso un conflitto planetario. All’impatto dell’aereo sopravvivono solo alcuni ragazzi; questi subito si mettono all’opera per sopravvivere e dar vita a una società tribale senza l’aiuto e, soprattutto, senza il controllo degli adulti. All’inizio, la società tribale dei ragazzi, per quanto abbia una organizzazione abborracciata, riesce a seguire le regole che si è imposta; poi, quasi repentinamente, la società costituita comincia a disgregarsi, infatti nello spirito dei ragazzi emergono terrori irrazionali e comportamenti asociali, che metteranno a nudo la vera natura umana, quella più intimamente selvaggia e repressa. A un certo punto è inevitabile, quasi naturale, che la società si divida in due gruppi; uno schieramento è capitanato da Jack, forse il ragazzo più sovversivo e al contempo più suscettibile alle lusinghe del potere, l’altro da Ralph, un tipo più pavido rispetto a Jack ma maggiormente responsabile di sé; Jack fa parte di un gruppo di cacciatori superstiziosi che adorano il Signore delle Mosche, ossia una testa di maiale trafitta da un palo di legno e attorniata da nugoli di mosche. Il giovane Ralph, che si oppone ai cacciatori, a suo modo fragile ma più assennato, organizza un gruppo di ragazzi costruttivi e pacifisti. Tuttavia, alla fine, lo scontro fra i due schieramenti antagonisti sarà inevitabile: l’istinto di sopravvivenza viene ben presto sostituito da un istinto tribale (antropologico), che vuole la morte degli avversari e Jack diventa, inconsapevolmente il signore della morte. Raph riuscirà a salvarsi dalla furia assassina di Jack solo grazie all’arrivo improvviso di alcuni marinai.

Romanzo a tesi sulla naturalità antropologica/ancestrale del male, Il Signore delle Mosche è soprattutto una realistica analisi della psicologia che muove i giovani, con una profonda e sconsolante riflessione sui fondamenti antropologici relativi alla violenza e alla brama di potere. In definitiva, i bambini non sono immuni dal male perché ESSI sono gli uomini del domani, e proprio come i genitori solo saranno capaci di dar sfogo alle loro smanie di guerra, di potere, di prevaricazione dei diritti umani.
Con Il Signore delle Mosche William Golding sembra quasi voglia asserire (e ammettere) che l’innocenza infantile è una ingenuità, o meglio, una illusione prodotta ad arte dalla società per credersi ancora capace di dare al mondo una umanità nuova, una generazione migliore rispetto a quelle precedenti, dei padri. I bambini sono innocenti come e quanto gli adulti, l’innocenza quindi non esiste: esiste soltanto la natura umana che sottostà all’istinto animale e che porta a uccidere e ad organizzarsi in tribù per dar corso a inevitabili guerre fratricide, ne consegue che la violenza operata sui propri simili darebbe un qualche significato alla vita, alla morte, e soprattutto alla sopravvivenza.

Il Signore delle Mosche, quattordici milioni di copie vendute nei paesi di lingua inglese, è la magistrale prova d’esordio e il manifesto letterario/sociologico del grande William Golding; il pensiero di Golding si potrebbe riassumere con questa sua stessa affermazione: “L’uomo produce il male come le api producono il miele”. Siamo di fronte a un Capolavoro assoluto, a un classico della Letteratura mondiale che non passerà mai di moda.

William Golding - Il Signore delle Mosche - Traduttore: Laura De Palma - Mondadori - Collana: Oscar moderni - Anno edizione: 2017 - Pagine: 263 - ISBN: 9788804676850 - € 13,00